UE all’Italia: nessun blocco dei porti, continuare ad accogliere clandestini

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La Commissione Ue lo mette subito in chiaro non appena il governo italiano ventila l’ipotesi di un blocco alle navi straniere che effettuano salvataggi davanti alla costa libica. Qualsiasi cambiamento all’attuale dispositivo dovrà prima essere discusso e comunicato in modo appropriato “in modo da dare alle organizzazioni non governative l’opportunità di preparasi“.

Non appena il governo italiano ha provato ad alzare la voce, da Bruxelles è stato subito messo in chiaro che le missioni dell’Unione europea nel Mediterraneo centrale “non sono in discussione”.

In Italia la situazione è drammatica. Nelle ultime quarantotto ore sono sbarcati sulle nostre coste 13.500 immigrati clandestini. A traghettarli nei nostri porti non sono soltanto le navi della Guardia Costiera, ma anche le imbarcazioni delle Ong. Per fermare questa invasione il governo Gentiloni ha annunciato la possibilità di non garantire più l’accesso ai porti italiani per gli sbarchi di migranti. Un blocco che vale soltanto per le navi che battono bandiera straniera. La Commissione Ue, però, ha già messo in chiaro che le regole operative delle missioni Triton e Sophia non cambieranno. E queste regole prevedono che i migranti salvati da navi di altri Stati membri che vi partecipano siano sbarcati nei porti in Italia. Secondo una fonte comunitaria, le modalità operative delle due missioni possono essere modificate solo all’unanimità dagli Stati membri partecipanti.

“Se necessario siamo pronti a aumentare sostanzialmente il sostegno finanziario all’Italia”, ha detto il commissario europeo agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, dopo l’incontro con l’ambasciatore italiano presso l’Ue, Maurizio Massari, durante il quale l’Italia ha comunicato la possibilità di chiusura dei porti. “L’Italia ha ragione che la situazione è insostenibile lungo la rotta del Mediterraneo Centrale – ha spiegato Avramopoulos – la Commissione ha sempre sostenuto l’Italia nella sua gestione esemplare della crisi dei rifugiati e continuerà a farlo”. Tuttavia, il commissario ha ricordato a Roma l’obbligo umanitario di salvare vite. “Se non si può “lasciare una manciata di paesi Ue da soli a gestire l’emergenza – ha concluso Avramopoulos – il giusto forum per discutere di questo è il Consiglio (l’organo che riunisce i governi dei 28, ndr) a cominciare dalla riunione informale dei ministri della Giustizia e degli Interni della prossima settimana a Tallin”. Dal canto suo Massari ha rassicurato Avramopoulos sul fatto che l’eventuale chiusura dei porti da parte dell’Italia riguarderebbe le navi delle ong e non imbarcazioni di altra natura, come quelle che partecipano all’operazione Sophia.

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