Torino, arriva il villaggio Ikea: 32 casette per i profughi

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Mentre ancora oltre la metà dei terremotati attende le casette. Mentre, tra loro, un’italiana di 95 anni viene sfrattata dalla propria baracca di legno, perché ‘abusiva’, realizzato a tempo di record un villaggio ‘Ikea‘ per i giovani fancazzisti africani in fuga dalla guerra in Siria.

Dopo due anni spariscono le tendopoli dal famigerato campo islamico di Settimo Torinese, alle porte di Torino. Il centro Fenoglio gestito dalla famigerata Croce Rossa italiana, che gestisce decine di centri in tutta Italia, in quella che è una vera e propria mappa dell’invasione, ha infatti sostituito le strutture nate come temporanee da 350 posti con casette non più tali: perché questi non sono in fuga dalle guerre, sono qui per restare. Se non li cacciamo. E’ una sostituzione di popolo programmata da un governo di criminali politici.

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Ecco così le casette Better Shelter con pannelli solari sul tetto in grado di garantire quattro ore di autonomia energetica.

Ogni casetta ospita fino a otto persone. Per adesso ne sono state montate 18, ma il loro numero può salire fino a 32 in base alle esigenze di accoglienza del centro. In questi giorni il Fenoglio ospita 290 fancazzisti, numeri decisamente più bassi dei picchi della stagione estiva, quando si è arrivati a 600 arrivi in meno di 48 ore e a superare i 450 ospiti.
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Il progetto delle casette è di tal Johan Karlsson, perché dove c’è cuckoldismo c’è uno svedese, ed è stato finanziato da Ikea: un investimento in attesa di commesse milionarie come già è avvenuto in Germania e nel resto d’Europa. Chi pensa che le multinazionali in generale, e l’Ikea in particolare, facciano ‘filantropia’, è solo un demente.

Voi poi capite perché finanziano chi li traghetta:

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“Croce Rossa inizia a sostituire le tende con le casette per migliorare le condizioni dei migranti nei centri accoglienza straordinaria”, aveva twittato a luglio il segretario della Cri, Flavio Ronzi, annunciando il via al progetto.

Per i terremotati c’è tempo. Forse.

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