Terremotata di 95 anni sfrattata, la figlia fa un duro appello e lo stanno condividendo tutti perché si deve riuscire a farlo arrivare subito al governo.

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La storia di Giuseppina Fattori, cacciata dalla sua casetta di legno per non aver espletato un lungo iter burocratico. Attraverso Today.it, la figlia lancia un appello alle istituzioni: “L’inverno è alle porte e mia madre non può continuare a vivere in un container”.

Giuseppina Fattori vuole morire guardando i suoi monti, a casa sua. “Peppina”, 95enne terremotata di San Martino di Fiastra (Macerata), è diventata il simbolo degli sfollati post-sisma, dopo che sabato scorso è stata sfrattata dalla casetta di legno donatale dai familiari e ora sottoposta a sequestro giudiziario. “Mi appello al governo – racconta a Todai.it la figlia Gabriella Turchetti – e spero che ci sia la volontà politica per risolvere un problema di questo tipo, non solo a tutela degli interessi di mia madre ma anche di altre persone che si sono trovate ad affrontare problematiche simili nel post terremoto. In altri casi il governo ha mostrato di poterlo fare, ma adesso il tempo stringe: si faccia in fretta perché l’inverno è alle porte e mia madre non può continuare a vivere in un container. Le si dia la possibilità di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita lì dove ha sempre vissuto”.

La storia di Giuseppina Fattori, terremotata sfrattata a 95 anni

Dopo che il terremoto del 26 ottobre aveva sbriciolato la sua casa, Giuseppina è andata a vivere dalle due figlie che l’hanno ospitata a turno per sette mesi. “Ma una volta che era sola in casa ha chiamato un parente e si è fatta riportare a Fiastra”, racconta la figlia. L’anziana vuole tornare dove ha vissuto per 75 anni insieme al marito: ”In questa casetta non ho le mie cose, non trovo più niente ma almeno sono qui. Mi sento morire se penso di dover andare via, e dove poi? Non c’è un altro posto per me. In questa casetta non sento nemmeno più le scosse, mi sento sicura. Io voglio morire qui”. Contro il volere delle figlie, la donna torna nella sua San Martino e alloggia in un container che la famiglia le aveva comprato dopo il sisma del 1997, riattrezzato dopo le scosse dell’anno scorso ma “abbandonato questa estate per colpa del caldo torrido”.

Le condizioni di vita nel container sono al limite della sopravvivenza e per questo le figlie decidono di costruire – su un terreno privato ed edificabile – una casetta di legno a regola d’arte. “In paese possediamo un’area edificabile – racconta Gabriella – e volevamo far costruire lì una nuova abitazione per nostra madre. In Comune ci hanno però spiegato che per la concessione edilizia i tempi sono lunghi, almeno 6-8 mesi, così abbiamo ripiegato sulla casetta di legno, rispettando tutte le altre norme: perizia geologica, giusta distanza dalla sede stradale, autorizzazione della Comunità montana. Abbiamo anche inoltrato una pratica in sanatoria al Genio civile, un atto che secondo il nostro avvocato avrebbe dovuto mettere mia madre ‘in sicurezza’”. Proprio la mancanza delle autorizzazioni formali per la concessione edilizia aveva determinato un’ordinanza di sgombero dell’edificio. Le figlie di Peppina, d’accordo con le autorità, avevano concordato lo sfratto per lunedì pomeriggio, ma i carabinieri del nucleo forestale si sono presentati sabato mattina. E hanno eseguito lo sfratto.

Ottenuta una proroga allo sfratto, all’anziana è stato permesso di rimanere per altri quindici giorni nella casetta (che rimane sotto sequestro), ma a farle visita può essere solo il genero, nominato suo custode giudiziario. “Noi figlie non abbiamo accesso all’abitazione”, si sfoga Gabriella.

La pm di turno – spiega il procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio in una nota – “ha concesso una dilazione nell’esecuzione del provvedimento in attesa che pervenga la documentazione in sanatoria, specie quella antisismica, che per ovvi motivi non può essere omessa anche a tutela di chi va a vivere nelle casette. Il disagio connesso al sisma – fa presente – non può essere superato da un, pur comprensibile, fai-da-te, specie in zone a rischio terremoto e per di più in casi che riguardano anziani”.

Oggi a Fiastra ci sarà un sit-in di solidarietà per Giuseppina. La famiglia non si arrende e, attraverso Today.it, chiede un intervento delle istituzioni in tempi brevi: “La casetta è all’interno del Parco nazionale e per questo ci sono dei vincoli paesaggistici. Ecco perché per sanare la situazione è necessaria una deroga del legislatore. Il governo può e deve farlo”.

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