Se la mafia fa lo Stato: campo nomadi sgomberato a colpi di kalashnikov

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Un blitz nel campo rom con kalashnikov e dinamite, tutto per far saltare in aria una roulotte disabitata, intimidire gli zingari e costringerli a lasciare l’area. Lo ha raccontato al processo Aemilia Francesco Oliverio, pentito ed ex capo della locale locale di Belvedere Spinello e della ‘ndrina distaccata di Rho. Oliverio ha testimoniato sulle conoscenza di sodali di Cutro e Isola di Capo Rizzuto in Emilia, ma soprattutto sull’esercizio del potere a Rho.

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«Con i kalashnikov siamo entrati nell’accampamento degli zingari. Il Comune di Cornaredo non riusciva a sfrattarli e noi li abbiamo cacciati in una notte — ha dichiarato il pentito durante un’udienza del processo, come si legge in un articolo de Il Fatto Quotidiano firmato da Chiara Pracchi — . Perché c’erano delle donne che andavano a rubare ai vecchietti e noi questa cosa non la sopportavamo. Glielo abbiamo detto una, due, tre volte. Poi gli abbiamo messo una stecca di dinamite sotto una roulotte disabitata, l’abbiamo fatta saltare e il mattino dopo non c’era più nessuno. Perché la ‘ndrangheta con il popolo ci sa fare. Con il consenso ci sa fare e questo torna utile al momento delle elezioni».

State pensando la stessa cosa? Le mafie nascono proprio, almeno inizialmente, a protezione del popolo, quando lo Stato è assente o addirittura nemico. Poi degradano in organizzazioni criminali.

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