Rimini: “Mentre mi stupravano ridevano”

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La giovane turista polacca è ancora sotto choc, lo sarà per molto, e il trauma nordafricano rimarrà con lei per sempre, ma la sua testimonianza sottolinea ulteriormente l’assenza di pietà dei suoi carnefici.

La giovane più volte ha chiesto ai medici e ai poliziotti che l’hanno sentita: “Per favore, non fate il mio nome, non voglio essere riconosciuta”. Dopo averla brutalmente stuprata su un pattino l’hanno gettata in mare: “Ridevano e si davano grandi pacche sulle spalle. Quando finalmente se ne sono andati, il mio primo pensiero è stato vedere come stava il ragazzo che era con me. L’ho visto riverso a terra, con il volto dentro la sabbia. Data la furia con cui l’avevano picchiato davanti a me, ho tenuto che fosse morto”.

Ci sarebbe solo un lieto fine – parziale – per questa tragica vicenda: la morte degli stupratori.VERIFICA LA NOTIZIA

E secondo quanto riportato da Libero, la testimonianza dell’altra vittima, un trasn, gli stupratori sono 4 giovani nordafricani tra i 20 e i 30 anni, immigrati regolari, non clandestini. Si tratterebbe di ragazzi ben integrati. Spacciatori part time.

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