QUEL REGALINO DEL GOVERNO AI PADRONI DELLE BANCHE

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La sfiducia degli italiani verso le banche e gli investimenti cresce con i regali che il governo fa al mondo del credito. L’ ultimo è contenuto nella legge di Bilancio che riconosce alle Fondazioni di origine bancaria 300 milioni in tre anni per le «misure di contrasto alla povertà, al disagio di famiglie con minori» e per l’ assistenza agli anziani bisognosi. Il beneficio assume la forma di un credito di imposta pari al 65% delle erogazioni fatte a partire dal 2018. E poi spunta pure un nuovo tipo di obbligazione (bond di debito chirografario di secondo livello) per aiutare le banche a trovare la liquidità anche in una situazione di crisi.

Mentre il governo offre questi sostegni, gli italiani bocciano senza appello il sistema Bankitalia. Due su tre continuano a mantenere liquidi i risparmi e chi decide di investire, qualunque soluzione scelga, ci mette una parte minoritaria dei soldi disponibili. Il dato esce dal tradizionale sondaggio condotto da Acri e Ipsos, presentato alla Giornata mondiale del risparmio.
Non va molto meglio col mattone. A dichiararsi disponibili a investire nell’ immobiliare è il 31% degli italiani. Più di quanti fossero nel pieno della crisi, ma molti meno, per la precisione la metà, di quanti nel 2006 vedevano nel mattone l’ investimento ideale. Allora erano il 70%, percentuale scesa progressivamente fino al 24% nel 2014, risalita al 29% l’ anno successivo e al 30% nel 2016. L’ aumento della fiducia negli ultimi dodici mesi si limita a un risicato 1%. Un po’ poco per parlare di svolta.

Rispetto allo scorso anno si registra una leggera diminuzione nell’ orientamento delle famiglie verso gli investimenti ritenuti più sicuri: si riduce la quota dei possessori di certificati di deposito e di obbligazioni (calati all’ 8%, 2 punti in meno), di assicurazioni sulla vita e fondi pensione (al 25%, -2 punti) e di libretti di risparmio (23%, sempre -2 punti). Ma calano pure quanti hanno scelto di acquistare quote nei fondi di investimento, che ora sono il 13% del totale, l’ 1% in meno dello scorso anno, mentre cresce all’ 84% il numero di correntisti, che preferiscono tenere i soldi a far la polvere piuttosto che rischiarli in qualcosa.

E dai dati presentati ieri dall’ Ipsos, emerge che l’ investimento ideale, per gli italiani, non esiste più. I pareri si dividono in tre gruppi quasi omogenei. Il 33% ritiene che proprio non ci sia (maggioranza relativa, +1 rispetto al 2016 e addirittura +6 punti percentuali sul 2015). Il 31% lo identifica con gli immobili (+1 punto percentuale sul 2016), mentre il 29% indica gli investimenti finanziari, ma solamente quelli giudicati più sicuri. Appena 7 italiani su 100 definiscono «ideali» per i loro investimento gli strumenti finanziari più rischiosi, con un calo di un punto sul 2016. A conferma che la fiducia nei mercati anziché salire scende.

Un dato che trova riscontro nell’ aumento della sfiducia verso leggi, regolamenti e authority che tutelano il risparmio: il 66% degli italiani pensa che gli strumenti di tutela siano inefficaci. Evidentemente i default in serie che hanno travolto le banche negli ultimi anni, con gli organi di vigilanza impegnati regolarmente a chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti da tempo, pesano come un macigno sui risparmiatori. Ma per molti, oltre alla sfiducia diffusa, c’ è l’ incapacità di muovere importi anche modesti. Una famiglia su 5 non è in grado di far fronte a una spesa imprevista da 1.000 euro. Se però la spesa imprevista fosse di 10.000 euro potrebbe farvi fronte con le proprie forze appena una famiglia su 3.

Fonte: qui

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