OGNI CINQUE MINUTI UN UOMO VIENE TRUCIDATO PERCHÉ CREDE IN GESÙ; IL TRISTE PRIMATO VA ALLA COREA DEL NORD

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Ogni anno almeno centomila cristiani vengono uccisi in odium fidei, ovvero per il solo fatto di credere in Cristo.

Undici ogni ora. Uno ogni cinque minuti. E questi dati sono tristemente condannati a salire, secondo le stime di diversi centri di ricerca sulla libertà religiosa.

I cristiani non vengono perseguitati solamente nei territori controllati dallo Stato islamico in Siria e in Iraq, ma anche in Nigeria, in India, in Corea del Nord, in Somalia, in Pakistan e nella vicinissima Cipro.

Mons. Joseph D. Bagobiri, vescovo della diocesi di Kafanchan in Nigeria, ha per esempio denunciato la morte di oltre dodicimila cristiani e la distruzione di più di duemila chiese in soli otto anni.

Numeri impressionanti, come spiega il presule: «Nell’ultimo trimestre oltre la metà dei territori della parte meridionale dello Stato di Kaduna ha registrato un’intensificazione degli attacchi da parte dei Fulani Herdsmen Terrorists (FHT)».

Questa sigla del terrore non è (ancora) conosciuta in Occidente, ma «Amnesty International e altre organizzazioni internazionali prosegue il vescovo la considerano come la terza fra le più pericolose organizzazioni al mondo, dopo l’Isis e Boko Haram».

Negli ultimi tre mesi, i Fulani Herdsmen Terrorists hanno dato alle fiamme cinquantatré villaggi e ucciso 808 persone.

Nell’ultimo anno, la persecuzione ai danni dei cristiani si è aggravata, come ha denunciato l’annuale rapporto degli Stati Uniti sulla libertà religiosa nel mondo (Uscirf).

In India, da quando Narendra Modi è diventato primo ministro, le violenze contro i seguaci di Cristo sono aumentate e si è passati «dai centoventi attacchi a fedeli e istituzioni avvenuti nel 2014 ai trecentosessantacinque del 2015».

In India viene aggredito almeno un cristiano al giorno. E questo mentre si registra un incremento sempre più forte del numero di fedeli islamici.

Le condizioni dei cristiani sono ancora più gravi in Corea del Nord, come spiega il rapporto americano: «I nordcoreani sospettati di contatti con missionari stranieri nella Corea del Sud o trovati in possesso della Bibbia vengono giustiziati».

Secondo quanto scrive il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo realizzato da Aiuto alla Chiesa che Soffre, nel marzo del 2015, «le autorità nordcoreane hanno detenuto due pastori sudcoreani, Kim Kuk Gie Choe Gun Gil, con l’accusa di spionaggio».

Nell’aprile del 2016, si è verificato invece un fatto ben più grave: «Un altro missionario di origine sudcoreana, il cittadino Kim Dong Chul, è stato condannato a dieci anni di lavori forzati per imperdonabile spionaggio».

Puoi aiutare i cristiani perseguitati in Siria e in Iraq aderendo alla campagna di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Iban: IT28K0301503200000003593754. Per saperene di più: i dettagli della campagna di Acs.

Fonte: qui

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