NAVI MILITARI ITALIANE VERSO LA LIBIA GRAZIE ALLA MISSIONE DEFEND EUROPE

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Un pattugliatore della Marina militare italiana è in partenza per le acque antistanti la Libia dove farà una ricognizione finalizzata a mettere a punto nei dettagli, in base alle richieste e alle esigenze delle autorità libiche, la missione di supporto alla Guardia costiera di Tripoli che ha ricevuto oggi il via libera del Consiglio dei Ministri. Il sopralluogo sarà concluso entro martedì quando la delibera del Cdm sarà sottoposta al Parlamento. Avrà dimensioni più ridotte di quanto ipotizzato finora la missione navale italiana di supporto alla Guardia costiera libica nel contrasto ai trafficanti di esseri umani: secondo quanto si apprende,in una prima fase dovrebbero essere mobilitate non più di una o due navi, con relativi elicotteri imbarcati, e non le 5 che costituiscono l’attuale dispositivo dell’operazione Mare sicuro (da cui le unità verranno tratte). La decisione finale sarà presa, d’intesa con Tripoli, all’esito della ricognizione che un pattugliatore della Marina effettuerà nell’area.

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I populisti in Parlamento devono imporre, con una mozione, che le navi militari italiane che entrano in acque libiche riportino poi i clandestini in Libia o li affidino ai colleghi libici. E non diventi, invece, un modo per rifornire le coop del PD di ancora più clienti presi direttamente alla fonte.

Ma se davvero la missione sarà di bloccare il flusso di clandestini – ed è un grande, gigantesco SE – dobbiamo ringraziare i ragazzi di Defend Europe, la missione finanziata da comuni cittadini, nata per mettere in mare una nave anti-Ong.

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Il fatto che il governo italiano si sia sentito obbligato, dopo anni, a terminare il traffico umanitario – almeno a parole -, e che questo sia avvenuto proprio mentre la nave di Defend Europe C-Star è in rotta verso la Sicilia, non può essere un caso.

A questo punto, se davvero – e ripetiamo che è un grande, enorme SE – le nostre navi andranno in Libia a respingere clandestini, la missione di DE può perdere di significato, ma solo in apparenza. La vittoria è avere costretto le autorità ad agire prima che qualcuno testimoniasse cosa, davvero, avviene in Libia. Ed è comunque bene che qualcuno lo faccia anche ora: vogliamo foto e filmati delle nostre navi che li respingono e non che li traghettano in Italia. La presenza di un vascello identitario è, per questo, un fondamentale mezzo di pressione.

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