Molti hanno disturbi di personalità a loro insaputa. Ecco come capire se ce l’avete

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Il termine “disturbo di personalità”, inizialmente utilizzato solo per designare la personalità antisociale/psicopatica, fu successivamente ampliato da Kurt Schneider (1887-1967) per includere tutti coloro che soffrivano di “personalità abnormi”. Il testo di Schneider, “Personalità Psicopatiche” (1923), costituisce ancora la base delle classificazioni correnti dei disturbi della personalità, come quella contenuta nel manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici, il DSM-IV. Oggi il DSM-IV definisce un disturbo di personalità come un “modello abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative culturali, è inflessibile e pervasivo, ha il suo esordio nell’adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo, e porta a disagio o menomazione”. Il DSM-IV elenca 10 disturbi di personalità e li divide in tre gruppi o “cluster”: A, B o C. Cluster A: caratterizzato da comportamenti “strani”, “bizzarri” (disturbi paranoide, schizoide, schizotipico) Custer B: caratterizzato da comportamenti “drammatici”, “instabili” (disturbi antisociale, borderline, istrionico, narcisistico) Cluster C: caratterizzato da comportamenti “ansiosi”, “timorosi (disturbi evitante, dipendente e ossessivo compulsivo) Nella pratica clinica quotidiana, raramente tali disturbi si presentano nella loro “forma pura”, e hanno una marcata tendenza a confondersi l’uno nell’altro.La maggior parte delle persone con un disturbo di personalità non viene mai a contatto con i […]

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