MATTARELLA ORA DÀ LA LINEA E S’IMPROVVISA PREMIER: VAGLIERÀ CON ATTENZIONE I NOMI DEI MINISTRI CHIAVE E PORRÀ PALETTI SU EUROPA E SPESA PUBBLICA

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Un paio di frasi buttate là, come avviso ai naviganti. La prima è piuttosto fredda: «Pensare in Europa di potercela fare da soli è inganno consapevole delle pubbliche opinioni».

E la seconda è ancora più dura: «Bisogna sottrarsi ai particolarismi e alle narrative sovraniste capaci di proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili». Dunque non ha perso tempo Sergio Mattarella a fissare i suoi paletti. Il governo giallo-verde, se davvero nascerà, verrà prima passato al setaccio dal Quirinale, che vorrà concordare i ministri-chiave, il programma di politica estera e vigilare sul contenimento della spesa pubblica. Niente follie di bilancio e nessun deragliamento filo-Putin dalle alleanze storiche, Nato e Ue, questa è la linea e non si scherza.

Il capo dello Stato ha messo in freezer il suo governo neutrale e aspetta entro due giorni notizie da Salvini e Di Maio. Lega e Cinque stelle hanno infatti chiesto altro tempo, subito concesso, e domenica, come raccontano sul Colle, «riferiranno sull’esito del confronto». Lunedì, se l’intesa avrà fatto passi avanti, potrà partire la procedure per il nuovo governo: mini-consultazioni, incarico, lista, giuramento. Intanto il presidente, a Fiesole per The state of the Union, ha un fine settimana intenso: nel pomeriggio a Firenze una mostra sulla Costituzione, oggi a Palermo un convegno sulla Corte dei Conti siciliana e domani a Dogliani una commemorazione di Einaudi.

Mattarella non ha fretta, perché il patto tra Lega e M5s non sarà una cosa di ore, però ha deciso di portarsi avanti con il lavoro, tracciando il perimetro entro il quale potrà muoversi, se ce la farà a formarsi, la nuova alleanza giallo-verde. E l’occasione, l’incontro con i vertici della Ue, il presidente Bce Mario Draghi e alcuni capi di Stato, è quello adatto per rimarcare i confini. Certo, ammette Mattarella, «numerosi concittadini hanno smesso di pensare che l’Europa possa risolvere i loro problemi e vedono sempre meno in Bruxelles un interlocutore vantaggioso». Però sarebbe un errore «rifugiarsi in un orizzonte puramente domestico, illudendosi che i fenomeni globali possano essere affrontati a livello nazionale».

Conclusione: «Le formule ottocentesche non funzionano più». Parole dure. Ma non è tanto un fuoco di sbarramento, dicono, un siluro all’intesa tra populisti Lega-M5s, quanto piuttosto un avvertimento preventivo per evitare che la nascita del governo si impigli in una serie di «imbarazzi e fraintendimenti». Resta però il punto nodale: la nuova alleanza dovrà restare nella cornice tradizionale della Costituzione, dell’osservanza dei trattati internazionali e del rispetto degli impegni europei. Questioni che scontate non sono: il Colle non teme l’arrivo di un Orban, tuttavia meglio chiarire. Insomma, Mattarella non si metterà di traverso però non farà il notaio. «Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri», così recita la Carta. E su Interno, Esteri ed Economia il capo dello Stato vorrà dire la sua.

Fonte: qui

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