Mandano le figlie a fare le serve ai profughi, loro le violentano

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Non sanno che non si stupra, ha spiegato un’esperta, e allora lasciare che la propria figlia vada a fare da ‘operatrice’ in un centro per richiedenti asilo, è come darla in pasto ai profughi. Anche questa è una faccia della disperazione dei giovani precari italiani: ridotti a farsi assumere dai cacicchi delle coop e costretti a fare i servi dei migranti. Poi c’è il caso delle volontarie, ma quelli sono casi da figlie di sindaco PD.

E’ come se, durante l’invasione alleata al tramonto della seconda guerra mondiale, i genitori avessero inviato le proprie figlie direttamente nelle caserme delle truppe coloniali francesi, i Groumier.

Perché quello che sta accadendo è maledettamente simile a quello che avvenne all’epoca. Lo abbiamo già scritto. Ma dobbiamo scriverlo ogni settimana, ovvero ogni volta che i profughi scatenano la propria furia sessuale sulle donne.

E anche senza parlare degli stupri con protagonisti profughi delle ultime settimane, quasi messi da parte per quello molto presunto di Firenze, basti dire che mentre la povera volontaria veniva violentata nel bagno del centro profughi di Bergamo, a Pistoia, in Toscana, un altro profugo veniva messo ai domiciliari (in hotel) per avere tentato di violentare, più volte, una bambina per strada.

Ai domiciliari in hotel. In attesa che esca e la stupri. Perché il governo ha dato loro licenza di violentare donne e bambini. Come nel caso di un altro profugo, che è stato addirittura premiato, a Reggio Emilia, con una casa comunale dove trascorrere gli arresti domiciliari concessi da un giudice amante dell’autodisciplina.

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