Lettera aperta a tutti i ProVax e FreeVax

Seguici su Facebook!

Seguici su Twitter!

0

Condivisioni Totali


Nell’arena del web da mesi si conduce un’aspra battaglia. Siamo tutti arrabbiati, no, macché dico: incazzati. Frotte di haters e troll si insinuano nelle trincee del nemico, rubano informazioni, escogitano tattiche, sminuiscono o plasmano fatti a proprio vantaggio. Lo scopo è uno ed uno solo: accaparrarsi la maggioranza dell’opinione pubblica sulla questione vaccinale. C’è tanta confusione e tanto dolore; entrambi sentimenti pericolosi se mal gestiti. Le persone comuni che fino a ieri vivevano tranquille, oggi ci mettono un secondo a polarizzarsi, cambiare muta, diventare dei feroci e aggressivi mostri pronti a sbranare il proprio vicino. E li capisco, è successo anche a me, la posta in gioco stavolta è troppo alta: si tratta dei nostri figli.

DIATRIBA VACCINI? La ricetta per curarla è l’empatia

Popolo del web, questa è una lettera aperta che rivolgo a tutti gli utenti della rete che in questi mesi si sono concentrati sul tema vaccini. C’è una cosa che voglio dirvi: possiamo imparare molto da questa massacrante esperienza!

Ma facciamo un passo indietro, mi presento. Sono una mamma e professionalmente opero nell’ambito della comunicazione.

Nella vita ho imparato che spesso la realtà, così come la percepiamo, non è altro che il frutto del nostro punto di vista personale. Immagino che questo lo sappiate anche voi.

Vi scrivo non per disquisire su chi abbia ragione o chi abbia torto, ma perché voglio invitarvi a rovesciare insieme a me il nostro approccio alla faccenda. In altre parole intendo concentrarmi sull’aspetto relazionale che connota tutta la questione vaccinale la quale, lo so bene, è intrisa di un elevato carico emotivo per entrambe le parti. Penso che staremmo tutti un po’ meglio se affrontassimo il confronto tra il “popolo” in maniera un po’ meno bestiale, e un po’ più umana.

Vi spiego. Stamani ho scritto a un vecchio compagno di scuola, non ci vediamo né sentiamo da molto tempo, Facebook è l’unico canale che ci tiene ancora in contatto. E’ una persona che stimo perché aldilà dei nostri approcci discordanti sul tema vaccini ritengo che abbia uno spiccato senso critico, proprio per questo ho deciso di sospendere momentaneamente la mia visione delle cose e di ascoltarlo.

Fermiamoci un attimo. Riflettiamo: cos’è l’ascolto se non un’esercitazione alla messa in dubbio del nostro rassicurante e piccolo punto di vista? Tenete a mente tale concetto, più tardi ci torneremo su.

Chi come me ha studiato comunicazione sa benissimo che il cervello umano ha una naturale propensione ad elaborare e riconoscersi nelle storie. Questo fondamentalmente perché — mi sia concesso il parallelismo informatico — processiamo la realtà attraverso l’espediente narrativo.

In tal modo riusciamo ad assegnare dei valori a tutto quel che ci circonda e a orientarci attraverso un mondo che altrimenti finirebbe col sovraccaricarci di input e informazioni troppo ampie. In questo processo di identificazione narrativa il concetto di “coerenza” gioca un ruolo fondamentale: senza coerenza non potremmo prenderci sul serio.

Teniamo ora a mente anche questo secondo concetto, e poi torniamo a noi.
Durante questi mesi abbiamo assistito e partecipato ad una battaglia epica svoltasi principalmente fra due macro-narrazioni: quella dei provax che, preoccupati del drastico calo vaccinale, perlopiù sono a favore della nuova legge n°119 voluta dalla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin; e quella dei freevax, i quali sono invece intimoriti dalla possibilità di danno vaccinale e rivendicano per questo il loro diritto alla libera scelta.

Le due storie cozzano tra loro, sono inconciliabili per una ragione ben precisa: se per la tutela dei più deboli, e dunque della salute pubblica, è necessario vaccinare tutti per raggiungere la soglia dell’immunità di gregge che in termini di obiettivo ministeriale è stata posta al 95% (chiariamo quindi che non si tratta di un obiettivo scientifico, salvo che per il morbillo – vedi tabella OMS), allora non sono ammissibili eccezioni alla regola se non per quanto riguarda quegli stessi soggetti svantaggiati. Questo nocciolo sostanziale della narrazione dominante provax non ammette dubbi in quanto sostenuto da una Scienza non democratica, così ci dicono i media ufficiali ed il Ministero stesso.

Dall’altra parte, invece, troviamo una molteplicità di genitori, avvocati, operatori sanitari, magistrati e medici che mettono in dubbio il presupposto assolutistico sul quale si fonda tale visione in favore di un approccio personalizzato della pratica vaccinale, ossia pensata su misura per ogni bambino. Inoltre, rilevano i seguenti problemi: la mancanza di un’effettiva emergenza epidemiologica, l’inaffidabilità del sistema di Farmacovigilanza, la tossicità di alcune componenti del farmaco, l’irreperibilità di molte dosi monocomponenti, la presenza di nano-particelle inquinanti, la supposizione che le attuali scelte operate in ambito della sanità pubblica siano guidate da interessi privati, le storie di reazioni avverse mai riconosciute o comunque solo dopo lunghi percorsi ospedalizzati, l’incostituzionalità della legge stessa e molto altro.

Ripeto nuovamente: in questa sede non mi interessa disquisire su chi abbia o meno ragione. Quel che mi interessa è condividere con tutti voi uno strumento di mediazione relazionale perché la scienza, è vero, serve per mettere ordine in quel mare magnum di soggettivismo nel quale navighiamo, ma è materia oggettiva e vera unicamente fino al sopraggiungere di nuove teorie universalmente riconosciute come valide che vanno quindi a confutare quelle pregresse. La scienza è viva, la scienza si evolve.

Se questa diatriba possa o meno rappresentare un sintomo di un momento di passaggio in campo vaccinale da una verità scientifica a un’altra, ancora non lo sappiamo con certezza. Cosa sicura, invece, è che lo stato attuale di cose ci dice chiaramente che fra gli esponenti stessi della classe medico-scientifica mondiale non vige una rassicurante uniformità di pensiero sul tema vaccinale. Dunque abbassiamo le creste perché nessuno è in posizione di porsi quale detentore di verità inderogabili, nemmeno gli attuali guru e popstar della medicina. Il dubbio richiede verifiche.

Quindi cosa possiamo fare?

Forse ci conviene imparare a confrontarci in maniera più costruttiva.
Torniamo al mio vecchio compagno di scuola e riconcentriamoci sul concetto di “ascolto”.

L’ascolto presuppone umiltà, voglia di mettersi in dubbio, capacità di autocritica; tutto quello che manca sul web, altrimenti, perché offenderci furiosamente?

Ebbene, ho chiesto al mio amico quali fossero le sue fonti ed esperienze personali. Poi l’ho ringraziato per la sua lunga e articolata risposta perché mi ha dedicato quanto di più prezioso possiede: il suo tempo. Sapete cosa mi ha detto? “Se tutti si relazionassero così non ci troveremmo in questa situazione, francamente è la prima volta che mi succede di essere ascoltato da chi la pensa diversamente”.

Bamm! Eccola la lezione. Anziché cristallizzarci sempre di più sulle nostre posizioni perché sotto sotto sentiamo che chi la pensa diversamente mina la “coerenza” della nostra personale narrazione delle cose (e di tutto quello che concretamente comporta), dovremmo imparare a varcare insieme terreni instabili consapevoli del fatto che, mentre la realtà continua a sfuggirci tra le mani, noi, tutti, abbiamo bisogno di sentirci compresi.

Nora Sophie Nicolaus

0

Condivisioni Totali


Loading…

Lascia il tuo commento:

commenti

Commenti a caldo

comments

Condivi la notizia con i nostri bottoni social

Seguici su Facebook!

Ti serve un nuovo hosting hosting? Solo 1.99€/mese e dominio gratuito!

La tua prima VPS? 1 CPU, 1G Ram e 100Hb disk SSD con traffico illimitato? Solo 8.33€/mese!

Seguici su Twitter!