L’enclave serba di Orahovac ha la sua scuola

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  • di Cristina Di Giorgi

Il racconto della missione dei volontari di Bran.co onlus in Kosovo

“Sono terminati i lavori di ristrutturazione della scuola Gimnajza Orahovac, dove i bambini e i professori cristiani serbi del Kosovo potranno cominciare un nuovo anno scolastico! Grazie a tutti coloro che hanno contribuito!”.

Con questo messaggio, pubblicato qualche giorno fa sulla pagina facebook di “Una voce del silenzio”, i volontari del progetto di Bran.co onlus dedicato ai cristiani perseguitati nel mondo, hanno annunciato il raggiungimento di un importante obiettivo raggiunto tra quelli che si sono prefissi in terra kosovara.

Qui infatti, i ragazzi di Bran.co hanno effettuato varie missioni, visitando le enclavi serbe nella regione, che si trovano in una “situazione sconcertante. Durante il primo viaggio – raccontano – abbiamo portato aiuti per i bambini ed abbiamo cercato di conoscere da vicino la situazione della popolazione, apprendendo il più possibile dei problemi che li affliggono. Tra tutti i luoghi che abbiamo visitato, uno in particolare ha colpito il nostro cuore: Orahovac. Un’enclave che ha una storia particolare” perché nella stessa si tenta di “minare due elementi importantissimi su cui ogni società civile si dovrebbe basare: la gioventù e l’istruzione”.

Orahovac, che è l’enclave in cui vive la più alta percentuale di giovani, si trova nel distretto di Prizren (sud-ovest del Kosovo). Un’area in cui “la disparità etnica è inquietante: 200 serbi cristiani circondati da circa 50mila albanesi di religione islamica”, tra cui molti estremisti. “Una convivenza, insomma, praticamente impossibile”, come testimoniato dal fatto che qui “sono all’ordine del giorno numerosi atti di violenza, sia fisica sia psicologica. Si va dalle scritte sui muri che inneggiano alla grande Albania e allo sterminio dei serbi a veri e propri agguati, in cui non vengono risparmiati nemmeno anziani, donne e bambini”.

Tra gli episodi più inquietanti e abominevoli di cui i volontari sono venuti a conoscenza, quello verificatosi “la settimana successiva alla nostra prima visita, quando una bomba artigianale con innesco a contatto, preparata per fare più morti possibile, è stata ritrovata in un cestino della spazzatura all’interno di un campo di calcio situato nei pressi di una scuola. Un luogo in cui ogni giorno giocano decine di bambini serbi”. Ed è stato “forse proprio questo vile attacco all’infanzia che, senza nulla togliere alle altre realtà che abbiamo conosciuto, ci ha fatto affezionare in modo particolare alla gente di questa enclave”.

All’inizio “ci siamo mossi portando ai ragazzini di Orahovac giocattoli e materiale scolastico, pur sapendo che questo non poteva bastare. Dopo esserci confrontati con la preside della scuola e i suoi collaboratori, abbiamo visitato la struttura, che versava in condizioni assai critiche: muri scrostati, tetto scoperchiato, riscaldamento praticamente inesistente (c’era una sola stufa a legna per tutti i locali dell’istituto). Oltre che ovviamente a mancanza di materiale didattico e igienico”. Si trattava insomma “di un ambiente in cui era difficile studiare, apprendere e anche insegnare”.

I doni consegnati in quella prima missione “hanno regalato a quei ragazzi attimi di gioia e di speranza. O addirittura, come ha detto la preside, abbiamo in qualche modo dato loro un pezzo di libertà, che è ormai da troppo tempo negata a tutti i serbi rimasti a vivere in Kosovo dopo la guerra”. I volontari di “Una voce nel silenzio” quindi, parlando con gli insegnanti ed esprimendo loro la volontà di fare qualcosa di più per aiutarli, hanno avuto l’idea di “lanciare una raccolta fondi per ristrutturare almeno alcune aree della scuola Gimnazija”.

Tornati in Italia, si sono dati subito da fare: “eravamo consapevoli di dover essere il più veloci e concreti possibile nel mantenere la promessa fatta. Tra febbraio e maggio dunque, lavorando con impegno, abbiamo organizzato una serie di appuntamenti in cui oltre a raccontare la nostra esperienza e sensibilizzare i partecipanti, abbiamo raccolto fondi da destinare al progetto di ristrutturazione della scuola di Orahovac. L’obiettivo è stato raggiunto a fine maggio, grazie al contributo e alla generosità di tutte le persone che hanno partecipato alle nostre iniziative culturali e benefiche”. All’inizio di giugno “siamo quindi tornati in Kosovo e abbiamo consegnato alla preside della scuola Gimnazija di Orahovac la somma da noi raccolta. Qualche giorno fa abbiamo saputo che i lavori sono terminati. Ora dunque professori e studenti inizieranno un nuovo anno scolastico consapevoli del fatto che non sono più abbandonati a loro stessi” e, quanto a chi siede sui banchi, “ancor più determinati nello studiare per costruirsi un futuro”.

fonte: ilgiornaleditalia  

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