LE ULTIME ORE DI ENZO E NANDA; SE NE SONO ANDATI IL PRIMO MAGGIO, UNO DOPO L’ALTRA

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Milano – Il signor Enzo non lo sapeva: o forse lo sapeva benissimo. I figli non gli avevano detto che la sua Nanda, la donna che era tutta la sua vita, se ne era andata verso mezzogiorno del Primo Maggio, nella residenza assistita dove da un paio di mesi era ricoverata.

Glielo avrebbero detto più in là, con delicatezza e con calma, al momento giusto. Invece non ce n’era bisogno, perché – per uno di quei misteri insondabili della vita – Enzo sapeva già tutto. «Lo sapeva il tuo cuore, nonno», come scrive ieri sua nipote Monica. Il cuore di Enzo in qualche modo sapeva che la Nanda era partita e che per restare insieme a lei c’era un solo modo: seguirla. Così è andato a letto, nella sua casa del centro. All’una di notte, il badante ha telefonato ai figli: «Venite, presto». Quando sono arrivati era già bianco. Il suo cuore già altrove, sottobraccio per sempre a Nanda.

«Siamo felici», dice adesso sua figlia Elena, anche se oggi lei e i fratelli porteranno i loro genitori al cimitero. Felici, «perché è una grande storia d’amore». Ne parla al presente, perché la storia d’amore che ha attraversato un secolo continua nell’unico modo in cui poteva continuare.

Enzo, ovvero Vincenzo Picciocchi, aveva 101 anni; Nanda, cioè Fernanda Tagliabue, aveva festeggiato i 93. Differenza d’età resa impalpabile dallo scorrere del tempo ma ingombrante agli inizi remoti di questa storia, che hanno per scenario un luogo assai particolare: l’ultimo tratto di viale Certosa, la lunga strada che a Milano porta al Cimitero Maggiore. Erano nati e cresciuti lì, entrambi: perché i genitori di entrambi lavoravano nei monumenti funebri. Ed è lì, tra gli angeli di pietra e le lapidi, che la sedicenne Nanda incrocia per la prima volta lo sguardo di lui. «Il primo pensiero – racconterà molti anni dopo alla figlia – è stato: che carino. Ma il secondo è stato: peccato che sia troppo grande». Ma le due famiglie di marmisti, i Tagliabue e i Picciocchi, oltre che colleghi sono anche amici. Il giovanotto e la ragazza cominciano a frequentarsi. Gli otto anni di scarto non sono così importanti, in fondo. E inizia una storia d’amore lunga (finora!) settantadue anni.

Una storia che si immagina con gli alti e i bassi, le gioie e le fatiche di tutti, ma che attraversa serena e forte anni difficili. Quando Enzo e la Nanda si fidanzano c’è Mussolini al potere, nel pieno della sua parabola: ma arrivano gli anni della guerra. Enzo viene arruolato, finisce a fare l’attendente di un generale, evita il fronte. La Milano in cui torna la pace è una città bombardata e incattivita, ma con la voglia di rimboccarsi le maniche e girare pagina.

La giovane coppia non è da meno. Il 10 gennaio 1946, con le macerie ancora fresche, Fernanda e Vincenzo si sposano. Hanno già deciso che il loro futuro non si fermerà tra i marmi dei monumenti: intorno a loro c’è una città che ha voglia di ripartire, di concedersi piccoli lussi. E cosa meglio della pelliccia, in quella Milano dove faceva freddo sul serio, e dove il feticismo animalista era di là da venire? Così nella primavera del 1951 nasce la Pikenz: sembra un nome straniero, ma è semplicemente la crasi di Picciocchi Enzo, e diventerà una delle marche più importanti della pellicceria italiana. Come per molti della loro generazione, la ditta diventa per i coniugi Picciocchi business e amore, una passione che assorbe a tempo quasi pieno. Intanto però la famiglia si allarga, le generazioni iniziano a susseguirsi. Ieri, quando la parte terrena della storia si conclude, a piangere Enzo e la Nanda sono tre figli, sette nipoti e sette bisnipoti.

«Una storia unica, una grande storia romantica», dice adesso la figlia Elena: e racconta delle settimane scorse, quando il papà («che fino a dieci anni fa veniva in ditta, e fino a cinque anni fa guidava l’auto») andava a trovare la mamma nella residenza, e stava con lei a chiacchierare delle ore. Sembravano due fidanzatini. E si stavano dando appuntamento.

Fonte: qui

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