La droga dei profughi fa strage di giovani italiani

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La vita di Irma era cambiata a quel maledetto bivio. La ragazzina che amava le cose belle, che rimaneva a bocca aperta di fronte ai capolavori studiati sui banchi del liceo artistico, l’adolescente che amava giocare con profumi ed essenze sognando di farne una professione, non c’era più da tempo. Annullata, inghiottita dal tunnel dell’eroina che l’aveva scaraventata in una spirale di dipendenza. Irma è morta ieri mattina. Il corpo disteso, alle 7.30 del mattino, tra via Vespucci e via Bissuola a Mestre. A due passi da quel parco che, da quando aveva iniziato a bucarsi, era diventato per lei quasi una seconda casa. È crollata a terra, sotto gli occhi del suo compagno. È stato lui a chiamare i soccorsi, ma per Irma non c’è stato nulla da fare, ogni tentativo di rianimarla è stato vano. Seguita dal Serd, la sua vita era diventata una continua lotta per liberarsi dal giogo della droga, dentro e fuori dalle comunità.

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E quello di Irma non è un caso isolato, purtroppo, in questa estate veneziana in cui le morti per overdose sono tornate brutalmente di moda. In pochi mesi, quella di ieri è la sesta vittima in città. La prima fu Jenny, alla fine della scorsa primavera, una madre di 32 anni trovata dagli agenti della polizia ferroviaria in uno stabilimento abbandonato a Marghera. Poi, via via, è stato il turno degli altri fino all’ultimo episodio di ieri mattina. Per non parlare dei casi di overdose in cui i medici sono riusciti a intervenire in tempo per evitare la tragedia, che sono quasi altrettanti.

Un boom del genere, a Mestre, non si registrava da anni. Ma perché? È casuale? Tra servizi sociali e Serd, la sensazione è che qualcosa sia cambiato. Il mercato dell’eroina è in mano ai nigeriani, che hanno praticamente vinto la faida interna con i tunisini, arrivando a imporre la propria merce su tutta l’area della stazione. La voce tra i tossicodipendenti si è sparsa: la loro roba è forte, molto forte. Il sospetto tra gli addetti ai lavori (ma non ci sono ancora riscontri scientifici per ora) è che sia arrivata a Mestre l’eroina gialla. La chiamano così, perché viene tagliata con il Fentanyl, un potente analgesico sintetico a base oppiacea.

Tecnica appresa dai cartelli messicani e importata dagli Stati Uniti (a Chicago, nell’ottobre 2015, vennero associati alla super eroina 75 decessi in tre giorni). In Italia sono già arrivate le prime segnalazioni: l’effetto del taglio con il Fentanyl arriva a creare una droga fino a 500 volte più potente di quella tradizionale. E a quanto pare, a impossessarsi del brevetto della nuova formula, in Italia, sono stati i nigeriani. L’associazione con l’etnia che ormai ha praticamente il monopolio dello spaccio in città è automatica.

E noi sappiamo perché i “nigeriani hanno vinto la faida”: hanno ricevuto migliaia di rinforzi attraverso la Libia. Perché la prima nazionalità tra gli sbarcati è proprio quella nigeriana. Non essendoci guerre, è evidente che la mafia nigeriana ha utilizzato le ong (potrebbe anche essere tra i finanziatori che le stesse ong non hanno mai svelato) come traghettatori dei loro spacciatori e delle loro prostitute.

Questo ha causato una distribuzione capillare degli spacciatori su tutto il territorio con conseguente calo del prezzo della droga e quindi una sua maggiore diffusione. E più ampia è la rete, più sono le persone che ci possono cadere. Chiunque può avere un attimo di disperazione, e se hai lo spacciatore sotto casa, puoi finire ingoiato nell’incubo della droga. E morire come Irma, grazie all’immigrazione.

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