LA CORTE UE ACCENNA UNA “RIBELLIONE” ALL’ISLAM? “IL DIVORZIO ISLAMICO È ILLEGITTIMO, DISCRIMINA LE DONNE” #STOPISLAMIZZAZIONE

Il ripudio islamico, ovvero il divorzio chiesto unilateralmente dal marito e pronunciato da un tribunale musulmano, non può essere riconosciuto in nessun Paese dell’Unione europea perché in contrasto con il principio di non discriminazione, previsto dalla Carta di Nizza sui diritti fondamentali.

Riconoscimento negato anche qualora, successivamente al divorzio, la donna liberi dagli obblighi coniugali il marito con una dichiarazione scritta.

Questo è il parere espresso dall’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue, in merito a un ricorso presentato da una donna contro il riconoscimento in Germania di un divorzio dichiarato in Siria. Sebbene il parere non sia vincolante, la Corte di prassi si uniforma all’orientamento dell’avvocato generale.

La vicenda riguarda due coniugi, entrambi in possesso della doppia cittadinanza tedesca e siriana, residenti in Germania. Raja Mamisch, sposato con Soha Sahyouni, nel 2013 si reca in Siria ottenendo la pronuncia di divorzio dinnanzi a un tribunale religioso.

In seguito la donna sottoscrive “una dichiarazione nella quale riconosce di aver ricevuto tutte le prestazioni discendenti dal contratto matrimoniale e a causa del divorzio”, secondo quanto previsto dalla Sharia,” liberando pertanto il marito da ogni obbligo nei suoi confronti”.

Tornato in Germania, Raja chiede e ottiene dal Tribunale regionale superiore di Monaco il riconoscimento nel Paese europeo del divorzio islamico. Alla base della decisione del giudice tedesco, vi è il regolamento Ue Roma III.

Soha però fa opposizione alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che accoglie il ricorso. Secondo l’avvocato, l’applicazione del regolamento Roma III è legittima soltanto in presenza di una sentenza di un’autorità giurisdizionale, e non di una decisione di un tribunale religioso, anche se dotata di valore legale in Siria.

L’ex deputata del Pdl, Souad Sbai, Presidente dell’Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia, loda l’operato dell’avvocato generale. “Purtroppo ancora molte donne subiscono il ripudio in silenzio”, aggiunge Souad, “Ultimamente si sta diffondendo il matrimonio a tempo, due, tre anni a discrezione dell’uomo. Li celebrano nelle moschee delle nostre città. Presto la nostra associazione presenterà un esposto in Procura”.

Fonte: qui

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