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Lecchese, espulso marocchino condannato per violenza sessuale

Chester Bennington ucciso per aver cercato di smascherare una rete pedopornografica?

  • di Emanuele Fardella

La notizia della morte di Chester ha lasciato milioni di fans scioccati, ma i dettagli sulla sua morte sono sospetti. È stato trovato impiccato nella sua casa a Palos Verdes vicino Los Angeles giovedì mattina (20 Luglio) e la sua morte è stata subito considerata suicidio. Tuttavia, si attende ancora un rapporto ufficiale dell’autopsia.
La dinamica del “suicidio” di Bennington risulta essere molto simile a quella del suo amico Chris Cornell che si è suicidato il 17 maggio di quest’anno. Entrambi i musicisti sono stati trovati appesi ad una porta ed entrambe le morti sono state prematuramente archiviate dalla polizia come suicidio. La cosa più strana è che Bennington si sarebbe tolto la vita il giorno del compleanno di Cornell.
I parenti di entrambe gli artisti affermano di essere rimasti sconvolti dalla notizia della loro morte, ma i media mainstream ci dicono l’opposto e affermano che essi fossero depressi e dipendenti da droghe e alcol.

In un’intervista del 2011, Chester ha affermato di essere sobrio:

“Non bevo. Scelgo di essere sobrio ora. Ho bevuto negli ultimi sei anni, ma non voglio più essere quella persona”

I due cantanti erano anche legati da vicende di pedofilia. Bennington in una recente intervista dichiarò di aver subito abusi sessuali a sette anni e di essere stato molestato da un uomo molto più grande.

“Se penso a quando ero veramente giovane, quando sono stato molestato, quando tutte queste cose orribili avvenivano intorno a me, rabbrividisco”

Secondo il sito TMD, Chris Cornell e sua moglie hanno istituito la Fondazione Chris e Vicky Cornell per sostenere i bambini abusati sessualmente e collaborato con molte associazioni umanitarie per aiutare i bambini a salvarsi dalle reti di pedofilia.
Nel corso degli anni Cornell, attraverso la fondazione, avrebbe scoperto una rete mondiale di pedofili che coinvolgerebbe anche persone molto note. Delle fonti vicine all’artista hanno rivelato che stava progettando di denunciare e pubblicare i nomi prima di essere stato ucciso.

Secondo gli amici di Chester Bennington, Cornell aveva condiviso con lui informazioni “inquietanti” poco prima della sua morte. Potrebbe significare che Cornell abbia condiviso le sue intenzioni e i nomi con il cantante dei Linkin Park?

Chester era molto legato a Chris, e non era più lo stesso dopo la sua morte“, ha detto un amico al settimanale Radar. “Sapeva qualcosa della sua morte che lo turbava“.
L’amico di Bennington ha anche affermato che la morte di Cornell aveva profondamente colpito il leader dei Linkin Park ma che non avrebbe mai pensato al suicidio. “Stava cercando un modo per fare luce dietro la morte del suo amico” ha concluso la fonte.

Indipendentemente dal fatto che sia stato assassinato o no, la morte di Bennington rimarrà sempre sospetta insieme alla morte di Chris Cornell.

Fonte

Tratto da: Oltre la Musica

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Quante volte capita a noi genitori di pronunciare frasi come: “non correre”, “non toccare”, “non salire”, “non scendere”, “non aprire quella scatola”…così facendo ripetiamo in continuazione la parola NO.
Questa continua negazione trasmette un messaggio negativo ai nostri figli. Nello stesso modo è sbagliato anche l’insegnamento dove i genitori dicono sempre sì. Questi due atteggiamenti potrebbero portare i piccoli a frustrazione, difficoltà a relazionarsi e comportamenti anomali.

Corriamo il rischio che i bambini non ci ascoltino più, o che a loro volta rispondano sempre NO a causa di un esempio negativo.
E’ sicuramente consigliabile conservare i NO per qualcosa  di più importante, qualcosa che rappresenti un pericolo.
L’ abuso del NO che noi genitori facciamo è spesso dettato da una disciplina e un’ educazione che vogliamo trasmettere ai nostri figli, per formare il loro carattere, ma il grande rischio è che ripetendo continuamente quel comando, perda il suo significato.

Pensi sia possibile riuscire a dire no ai bambini in maniera positiva, senza pronunciare la parola NO?
Riuscirci porterebbe un assoluto beneficio ai bambini, evitando grida, litigi, rimproveri duri e di conseguenza il bambino aumenterà la sua autostima, il senso di responsabilità in quanto capirà le conseguenze delle sue azioni e perchè è importante rispettare le regole.

Vediamo insieme delle idee per dire di no ai bambini in maniera positiva:

tratta da Curiosando si impara

Da questi esempi si può capire come sia semplice, cambiando il proprio linguaggio, riuscire ad esprimere le stesse cose senza pronunciare la parola NO.
Molto importante per riuscire ad esprimere un no in modo positivo è:

  • chiarire le regole: spiegare preventivamente le regole che esistono in casa e perchè ci sono;
  • suggerire un’ alternativa: altra attività che possiamo svolgere in sostituzione a quella richiesta;
  • spiegare le conseguenze delle sue azioni: fare in modo che capisca che una determinata azione potrebbe provocare danni o che potrebbe farsi del male, per esempio cosa accade se si sporge dalla finistra;
  • posticipare la richiesta: se in quel momento siamo occupati o non è per noi possibile realizzare la richiesta del bambino posticipiamola ad un momento in cui siamo disponibili, in questo caso è molto importante rispettare la promessa.

Come potete vedere con pochissimi accorgimenti possiamo migliorare il nostro linguaggio. Provare per credere.

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Philip è un ragazzo con la passione per il calcio, nato a Belfast il 1 Gennaio 1978, coltiva il suo amore per il pallone e grazie alle sua abilità diventa un professionista.

Nel 1994 diventa un calciatore di una delle più importanti e gloriose squadre inglesi: il Manchester United. Debutta in Football League Cup nel 1997 contro l’Ispwich Town e non più tardi di qualche mese esordisce anche in campionato contro il Walsall.

La carriera continua, il Manchester lo cede al Norwic city e dopo un centinaio di partite in Championship riesce a conquistare la promozione in Premier League con la sua squadra. Termina la carriera nel 2008 e vanta anche l’esordio in nazionale nel 1997 segnando un gol.

Ma Philip coltiva dentro di sè un “qualcosa” che da giovane non riesce bene a comprendere, sente dentro di sè un vuoto e capisce che non era quella la strada che doveva percorrere, mancava qualcosa per essere completo.

Nel 2009 dà una svolta alla sua vita ed entra nel seminario Diocesano di Belfast di Saint Malachy dove passa due anni a studiare filosofia.
Terminati gli studi si reca al Pontificio Collegio irlandese di Roma per studiare teologia, per un anno studia anche presso l’Università Gregoriana prima di discernere una chiamata alla vita religiosa. Philip entra nella Casa Novizia di Domenicano a Cork nel 2012.

L’8 Luglio scorso Philip viene ordinato sacerdote domenicano (in questo articolo potete vedere le foto ed il video dell’ordinazione).

Vi proponiamo anche una recentissima intervista, buona visione.

Feature Interview with Fr. Philip Mulryne

“In my twenties I kind of started to feel as if there was a bit of a void or an emptiness in the way I was living my life.”Newly ordained Fr. Philip Mulryne sat down with us to share his story of how after a 13 year professional football career he decided to become a Dominican friar and priest in the Roman Catholic Church.(Some photos in this video were taken from the Irish Province of the Dominican Order www.dominicans.ie See more here: https://goo.gl/yLtnFX. Other photo credits: Getty Images, News Group Newspapers Ltd)

Posted by True Light Catholic Media on Friday, July 21, 2017

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Bangladesh, Isis minaccia nuovi attentati “morte ai crociati”

Abbiamo già parlato degli esperimenti sociali di Joey Salads in un nostro precedente articolo (clicca qui per leggerlo), dove l’attore rapiva un bambino in un parco giochi di fronte al padre distratto dal cellulare.

Torniamo sull’argomento perchè siamo convinti che la diffusione di questi video potrebbe aiutare moltissimi genitori, spesso distratti dalla vita quotidiana oppure troppo sicuri dell’educazione data ai loro figli.

I bambini nascono con un dono eccezionale: la fiducia nel prossimo. Se un adulto si presenta davanti a loro con fare amichevole e con palesi buone intenzioni, un bambino non ha nessun motivo di dubitare della buona volontà di chi gli sta di fronte.

Purtroppo non riusciamo a regalare ai nostri figli un mondo così perfetto perchè l’uomo nasce libero e nella libertà è intrinseco anche il male, l’uomo sceglie di fare il male e spesso lo sceglie nel pieno delle sue facoltà mentali.

Guardate la reazione di questi genitori di fronte alla scena che Joey realizza. Dei bambini adescati e rapiti in un attimo, tutto questo è sconvolgente! Cadranno tutti nella “trappola” del giro in auto?

Ricordate: ONE SHARE CAN SAVE A LIFE

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Nuovo lutto nella Lega dopo Buonanno: è morto in un incidente stradale il consigliere comunale Fabrizio Fievoli

Una delle principali giustificazioni a favore dell’interruzione di gravidanza è che l’embrione non sarebbe una persona umana, non avrebbe capacità intrinseche e il suo sviluppo sarebbe totalmente dipendente dalla madre che lo porta in grembo. Alcuni arrivano a definirlo un “grumo di cellule”, così non sarebbe moralmente riprovevole abortirlo.

A smentire questa visione è arrivato un importante studio pubblicato su Nature Cell Biology ed intitolato Self-organization of the human embryo in the absence of maternal tissues. Gli autori, guidati da Marta N. Shahbazidell’Università di Cambridge, hanno infatti dimostrato che un ovulo fecondato (noto anche come “zigote”) è un essere vivente autonomo. Sono state riconosciute le «notevoli proprietà di auto-organizzazione degli embrioni umani», ovvero questi presunti “grumi di cellule” hanno in realtà una vita autonoma da quella della madre e sono, loro stessi, artefici e responsabili del loro sviluppo.

I giovani embrioni (zigoti) coltivati in questo esperimento non sono stati manipolati o costretti artificialmente a svilupparsi, sono cresciuti di loro iniziativa anche in assenza dell’utero materno. Questo significa, ha spiegato la studentessa di medicina Ana Maria Dumitru, che, «come sospettavamo, gli embrioni sanno cosa serve per vivere e cercano autonomamente di farlo, indipendentemente che siano nel grembo materno». Questo è anche il motivo «del perché la maggior parte dei contraccettivi in ​​realtà funziona come abortivo: piuttosto che impedire allo sperma di fertilizzare l’ovulo, impediscono all’embrione da impiantarsi correttamente. Senza le sostanze nutritive l’embrione muore. Ma, come Shahbazi e i suoi colleghi hanno dimostrato, se l’embrione assume le sostanze nutritive, egli continuerà a lottare per la vita».

Sapevamo già che l’embrione comunica con la madre attraverso segnali e scambio di nutrienti presenti il sangue, ma ora scopriamo che è anche “programmato” fin dal concepimento per la sopravvivenza. Egli, indipendentemente dalla madre, ha tutto l’occorrente per guidare la propria crescita e -anche senza l’utero materno- è responsabile in prima persona del suo sviluppo e della sua sopravvivenza. Questo studio, quindi, «elimina la possibilità di dire che il giovane embrione (zigote) non è un organismo o non è autonomo. Nessuno può più affermare che ad un embrione in crescita manca l’autonomia».

I filosofi Robert P. George, docente presso l’Università di Princeton e Christopher Tollefsen dell’University of South Carolina (e altri, come John Finnis e Patrick Lee), hanno adeguatamente spiegato che un organismo che ha tutte le capacità per diventare una persona riconoscibile (ed extra-uterina) è in realtà già una persona perché, anche se le capacità dell’organismo non sono ancora completamente sviluppate, esse sono già presenti nei primi attimi di vita dell’embrione. La personalità è determinata infatti non dalle capacità immediatamente esercitabili, ma dalle capacità intrinseche. Così, un embrione umano, un bambino appena uscito dall’utero della madre o un giovane adolescente -seppur ancora in fase di pieno sviluppo-, hanno tutti le stesse capacità intrinseche dell’essere umano adulto completamente sviluppato. Tutti sono persone umane, nonostante il parere contrario della Consulta di Bioetica Laica, guidata da Maurizio Mori (cfr. R.P. George & C. Tollefsen, Embryo: A Defense of Human Life, The Witherspoon Institute 2011).

Gli esseri umani non acquisiscono la loro personalità durante una certa tappa del loro sviluppo, essa è già presente al momento del concepimento. Questo studio ha quindi contribuito a far cadere l’asserzione femminista “il corpo è mio e decido io”: sbagliato, lo zigote nel grembo della donna non è una parte del suo corpo, ma è essere umano autonomo ed indipendente. Egli è persona umana fin dal primo momento.

Fonte: UCCR

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  • di Diego Fusaro
  • Il sistema bancario figura oggi tra gli strumenti privilegiati con cui la nuova élite neofeudale plutocratica impone e organizza il proprio dominio. In particolare, la schiavitù formalmente libera che oggi dilaga nel nuovo mondo rifeudalizzato si regge, oltre che sulla finzione giuridica del contratto precario, sul dispositivo del debito e di quell’usura che «offende la divina bontade» (Inferno, XI, vv. 95-96): e che, inappellabilmente condannata da alcuni “spiriti magni” della coscienza filosofica occidentale (da Aristotele a Tommaso), diventa oggi sempre più massicciamente presente nello scenario globale.

    L’asservimento della massa precarizzata e degli Stati sempre più espropriati della sovranità avviene, infatti, anche per il tramite di un debito le cui forme sono sempre più prossime al turpe lucrum dell’usura, suffragando la tesi di Proudhon circa la differenza puramente nominale tra la figura del banchiere e quella dell’usuraio. La nuova schiavitù economico-finanziaria della massa damnata della globalizzazione imprigiona colui che chiede il prestito in un debito che non potrà più rimborsare e, per questa via, lo priva gradualmente di tutto.

    Con le parole di Ezra Pound, «the modern implement of imposing slavery is debt». Per questa ragione, gli architetti del mondialismo e gli ammiragli della privatizzazione integrale spingono gli Stati all’indebitamento pubblico e i cittadini all’indebitamento privato, collocando nei governi i loro ossequiosi maggiordomi e disarticolando dall’interno, con la retorica della “cessione della sovranità”, gli Stati sovrani nazionali come cittadelle delle comunità etiche non ancora dissolte e come fortilizi dei beni comuni non ancora “privatizzati”, ossia depredati dai signori globalizzatori.

    È quanto è venuto sostenendo Maurizio Lazzarato nel suo studio La fabrique de l’homme endetté, ove si mostra come oggi domini l’etica del debito, con sostituzione programmatica del welfare con il debtfare: fin dalla giovane età, i cittadini tendono a contrarre debiti. Diventano, per questa via, dipendenti in forme sempre più pressanti dal sistema bancario, al quale dovranno restituire, nel corso della propria vita, i soldi presi in prestito. È, ad esempio, ciò che, dopo il 1989, sempre più frequentemente accade negli Stati Uniti d’America, ove gli studenti, per accedere alle università private, sono costretti a indebitarsi per poter sostenere le rette: contraggono debiti che dovranno estinguere durante la loro carriera lavorativa. In termini convergenti, la fabbrica dell’indebitamento opera anche sostituendo le tradizionali forme di sanità garantita e di previdenza sociale con assicurazioni private che rinsaldano il dispositivo catturante del debito.

    Una spirale inarrestabile
    Mediante l’impiego del credito come strategia di finanziamento del consumo (rate, prestiti, mutui, carte di credito, eccetera) il dispositivo di sfruttamento del lavoratore risulta raddoppiato. Questi è ordinariamente sottoposto ai processi di estorsione del pluslavoro ad opera dell’azienda presso la quale lavora e, insieme, in qualità di consumatore finanziato, si sottomette allo specifico ente bancario o finanziario che gli anticipa il danaro di cui necessita per il consumo.

    Con il transito dal fordismo al precarismo della post-industrial society, l’economia ridefinita come new economy dell’immateriale e della delocalizzazione permanente ha cessato di essere trainata dai salari e dalla loro capacità di far accedere il Servo alla sfera dei consumi. Perché potesse continuare a sussistere la sfera della circolazione in presenza della compressione dei salari e della precarizzazione del lavoro, occorreva fare in modo che l’economia prendesse a essere trainata da un nuovo elemento: ed esso coincise con il debito e con la finanziarizzazione, con annessa ridefinizione delle moltitudini pauperizzate, anglofone e deterritorializzate come plebi post-identitarie dedite al consumo americano mediante pratiche di autoindebitamento permanente. Attraverso le forme del debito, il capitale riuscì a ottimizzare come mai prima d’allora i profitti. Poteva, ora, permettersi di retribuire a livelli incredibilmente bassi i lavoratori, senza intaccare la sfera dei consumi, e, insieme, di costringerli a indebitarsi e, dunque, a precipitare nella spirale di un debito destinato a non estinguersi mai.

    La trappola del senso di colpa
    In questo modo, l’etica del debito fa coincidere la produzione economica e quella della soggettività: e determina forme di dipendenza sempre più intensa della nuda vita e della società da un sistema bancario e finanziario intrinsecamente usurocratico, che si erge a creditore universale. Il sistema del debito genera “dispositivi di cattura”, che si rivelano simbolici e culturali, oltre che economici. Producono la colpevolizzazione permamente del soggetto e il suo intrappolamento nella rete della inestinguibile restituzione rateale.
    Ne segue, peraltro, il paradosso evocato da Derrida di un micidiale sistema che, mediante i meccanismi dell’indebitamento, getta nella disperazione una parte sempre maggiore dell’umanità e la esclude da quel mercato che, con movimento contrario, aspira per sua essenza a includere tutto.

    Fonte: Tempi

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    Joey Salads è un attore che realizza degli esperimenti sociali davvero pazzeschi e molti di questi possono salvare delle vite.

    In questo esperimento Joey rapisce un bambino di fronte al padre che, distratto dal cellulare, non si accorge che il figlio viene portato via da un estraneo. Mentre il bambino gioca in un parco giochi, l’attore si avvicina e con una scusa riesce senza problemi a farsi seguire.

    Il padre seduto poco più in là su una panchina non si accorge di nulla. Questi episodi potrebbero capitare a chiunque, ogni giorno, in qualsiasi parco giochi di una piccola o grande città.

    Sul nostro sito abbiamo già parlato di questo problema nell’articolo: “bambini dispersi nel mondo: ecco gli ultimi dati, numeri impressionanti“.

    Ora vi proponiamo il video che vi lascerà sicuramente a bocca aperta.
    Come dice Joey: “ONE SHARE CAN SAVE A LIFE”.

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    Lunedì 24 luglio, in piazza Montecitorio, sotto al Parlamento, c’erano migliaia di persone che hanno manifestato per due ore contro il decreto Lorenzin che vuole imporre 10 vaccinazioni obbligatorie ai nostri figli; così, senza nessuna improvvisa necessità e senza alcun esame prevaccinale.

    Il Corriere si è degnato di riportare 28 secondi dell’intervento del giudice Imposimato (che ha parlato per più di un quarto d’ora) e di scrivere otto righe sotto il video. Non male, considerando che quando a manifestare sono quattro gatti di animalisti, escono articoli ben più corposi con tanto di gallerie fotografiche e video montaggi. Non solo: nel titolo del pezzo su Imposimato hanno ben pensato di sottolineare l’età del giudice (81 anni). Sembra quasi che sotto sotto il messaggio sia: sì, è vero, Imposimato è il presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione ma adesso è anche un vecchio rincoglionito.

    Una sensazione simile l’ho provata leggendo un altro articolo del Corriere uscito oggi. Fulvio Fiano, l’autore dell’intervista, dice a Imposimato: «Da magistrato che difendeva le istituzioni ad agitatore di battaglie che sembrano riprendere le bufale del web». E poi chiede: «Come si è formato questi convincimenti? Avrà documenti per provare quello che dice…».

    No, macché, secondo noi Imposimato non ha alcuna prova e la pensa così perché ha visto un video su Youtube che parlava di rettiliani… Certo che i convincimenti non se li è potuti formare leggendo il Corriere della Sera, che ben si guarda dall’approfondire tematiche come quella delle vaccinazioni obbligatorie. Magari sul Corriere avrà potuto trovare informazioni su come fare la spesa vegan, quello sì.

    Vi lasciamo al video dell’intervento completo del giudice, che avrà pure 81 anni ma sembra più lucido dei giovanotti che lavorano alla redazione di certi giornali.

    l’intervento del giudice Ferdinando Imposimato! #liberascelta

    Posted by Vaccinazioni Pediatriche on Monday, July 24, 2017

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    UE, Mogherini: 100 milioni di euro per sicurezza e sviluppo nei paesi partner

  • di Antonio Di Mola
  • A Roma, Paolo Gentiloni incontra il premier libico Fayez al-Sarraj. Un bilaterale che avviene all’indomani dell’incontro tra quest’ultimo e il comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar tenutosi a Parigi.
    “Voglio ringraziare la Francia e Macron che a questo incontro ha lavorato con impegno personale”, afferma il Presidente Gentiloni durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi.

    Presente anche il ministro dell’Interno Marco Minniti, che sulla questione migranti ricorda: “Il codice di condotta per le Ong rappresenta la volontà del Paese e del Parlamento, più del 40% dei migranti salvati arrivano in Italia su navi delle organizzazioni”.

    Gentiloni, dal canto suo, sottolinea che “l’incontro di oggi è di particolare importanza perché avviene all’indomani di quello di Parigi che l’Italia si augura produca risultati importanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”.

    Poi aggiunge: “Non sarà un percorso semplice ma siamo fiduciosi che lavorando tutti insieme si possano ottener risultati. Se si fanno passi avanti in Libia il primo tra i Paesi europei a esserne felice è l’Italia“.

    Navi contro i trafficanti

    Un “punto di novità molto importante nella lotta” agli scafisti, per il Premier, potrebbe essere il “sostegno tecnico con unità navali al contrasto del traffico di esseri umani”, come chiesto da Sarraj, tramite una lettera, alcuni giorni fa. Una richiesta “all’esame del nostro Ministero della Difesa – afferma Gentiloni -. Le decisioni che prenderemo verranno valutate d’intesa con la Libia e, innanzitutto, con il Parlamento”.

    Sarraj: “Controllare la frontiera Sud dell’Italia”

    Ma per contrastare il traffico di esseri umani occorre controllare non solo le coste della Libia, ma anche la frontiera Sud “per far sì che gli sfollati tornino nel loro Paese”, afferma il premier libico Fayez al-Sarraj. “Ringrazio l’Italia per gli sforzi fatti insieme alla nostra Guardia Costiera, vogliamo che la nostra Guardia costiera riesca a bloccare l’immigrazione e dobbiamo avere la tecnologia per il controllo delle coste.
    Occorrono anche sforzi per il controllo delle frontiere Sud della Libia per fare in modo che gli sfollati tornino nel loro Paese”. L’incontro a Parigi con il generale Haftar, ha detto Sarraj in conferenza stampa, “ha dato molti risultati positivi. Tutti abbiamo deciso che dopo questo incontro c’era la volontà di un percorso comune che fornisca un quadro per un accordo che prevede elezioni presidenziali e parlamentari nel più breve tempo possibile, in modo da uscire dall’impasse politica e fare il bene del popolo libico”. Il premier libico ha detto che spera “di coinvolgere anche l’Onu e le Organizzazioni regionali” e che “dobbiamo ricordarci del ruolo dell’Italia e dell’appoggio di Gentiloni sin dall’inizio per stabilizzare la Libia”.

    L’accordo con Haftar

    Ieri, a Parigi Emmanuel Macron ha guidato un incontro che ha portato all’accordo che potrebbe rivelarsi storico per il futuro della Libia: una dichiarazione congiunta tra Sarraj e Haftar, divisa in dieci punti, che sancisce l’impegno per un “cessate il fuoco” e “lo svolgimento di elezioni appena possibile”. Rispondendo alle polemiche sull’esclusione dell’Italia, Macron aveva detto: “Voglio ringraziare, in particolare l’Italia, il mio amico Paolo Gentiloni, che ha molto lavorato. L’Italia è pienamente associata. Non esistono divergenze tra la posizione italiana e la posizione francese. È un lavoro in comune che facciamo anche con l’Unione europea”.

    Fonte: In Terrris

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    L’Ucraina ha ricevuto dagli alleati 60 milioni di dollari di aiuti militari

  • di Rodolfo Casadei
  • Le parole del vescovo di Rouen e quelle di Macron alla commemorazione del sacerdote morto martire il 25 luglio scorso per mano di due terroristi islamici.

    È trascorso un anno dall’attacco alla chiesa di Santo Stefano a Saint-Étienne-du-Rouvray, nella diocesi di Rouen, nel corso del quale due terroristi islamisti pugnalarono e sgozzarono il padre Jacques Hamel che aveva appena terminato di celebrare la Messa e ferirono gravemente un altro parrocchiano. I due, Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, entrambi 19enni e nati in Francia, furono abbattuti dalle forze dell’ordine al culmine di una presa di ostaggi durata più di un’ora. I due giovani avevano tentato separatamente di recarsi in Siria a combattere per l’Isis ma erano stati fermati in Turchia e rimpatriati, però solo il primo era stato processato in Francia e messo agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

    «L’ODIO NON TRIONFERÀ». Nell’anniversario dell’attentato tutta la Francia ha reso omaggio all’86enne sacerdote ucciso sull’altare, che ai suoi aggressori si rivolse con le parole «Vattene, Satana!», le ultime prima di essere assassinato, ma le principali celebrazioni si sono svolte nella chiesa e nella piazza di Saint-Étienne-du-Rouvray. Alla Messa, celebrata dall’arcivescovo di Rouen monsignor Dominique Lebrun nello stesso orario di quella che fu attaccata dai terroristi, hanno partecipato, tra gli altri, le sorelle di padre Jacques Hamel, le tre suore allora prese in ostaggio e la figlia di Guy Coponet, il fedele che fu ferito nell’attacco. Erano presenti le massime autorità dello Stato (il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, il primo ministro Edward Philip, il ministro degli Interni Gérard Collomb) e il presidente uscente della Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), Anwar Kbibech. All’inizio della Messa, salutando le autorità, monsignor Lebrun ha detto: «Oggi onoriamo la memoria di un padre che continuerà a vegliare su di noi. No, l’odio non ha trionfato e non trionferà».

    «GRAZIE A VOI HANNO FALLITO». Al termine della Messa un’altra cerimonia si è svolta nella piazza antistante la chiesa, dove è stata eretta una “stele repubblicana per la pace e la fraternità” alla memoria di padre Hamel, “prete cattolico”. Lì Emmanuel Macron ha preso la parola per un discorso simile per alcuni aspetti a quello pronunciato a Nizza per la commemorazione della strage del 14 luglio. «Assassinando il padre Hamel ai piedi dell’altare, i due terroristi hanno senza dubbio creduto di incitare i cattolici di Francia alla vendetta. Hanno fallito. Ringrazio la Chiesa di Francia di aver trovato nella fede e nelle preghiere la forza del perdono. Vi ringrazio di aver dato a tutta la Francia questo esempio col rifiuto della vendetta e delle rappresaglie. In questi tempi tormentati nei quali tanti nostri fratelli subiscono il terrorismo e la persecuzione, voi restate artigiani di pace. I due assassini volevano esacerbare la paura dei francesi, e grazie a voi hanno fallito. Al cuore delle nostre leggi e dei nostri codici c’è una parte non negoziabile. Una parte, oso la parola, sacra. Questa parte è la vita altrui. Ma è anche tutto ciò che ci rende umani. Profanando la sua persona, la sua chiesa e dunque la sua fede, i suoi assassini attentato a questo legame che unisce i francesi. Nel volto di Jacques Hamel, nella sua vita umile interamente offerta agli altri, i francesi hanno riconosciuto una parte di se stessi. Una parte che si ritrova in ciò che è il fondamento della nostra repubblica. Ciascuno opera a questo ideale. La Repubblica garantisce la libertà di credere come di non credere. La Repubblica non combatte nessuna religione. Essa opera ogni giorno perché ciascuno possa credere o no, da uomo libero. Ma ogni religione deve svolgere la sua parte nella lotta perché l’odio non possa mai trionfare. È una lotta lunga che si combatte ogni giorno, e voi qui l’avete vinta».

    OMBRE E LUCI. Anche monsignor Lebrun ha parlato al momento dell’inaugurazione della targa commemorativa, dicendo «non bisogna dare per scontata la luce, presumere noi cristiani di essere la luce e che gli altri sono l’oscurità», e che l’anno trascorso è stata una successione di luci e ombre: «L’ombra della perdita e della tristezza, la luce di una presenza mai così forte. L’ombra del rimpianto e dell’ansia, la luce dell’affetto che sostiene la vita. L’ombra del tenace ricordo della violenza, la luce del perdono ricercato. L’ombra delle domande che restano senza risposta, la luce della fede». Gli attentati, le profanazioni di tombe e di luoghi di culto sono «un’ombra per tutta la nostra società, che non sa più dove va dopo la morte» e che va messa in guardia dall’illusione di «credersi libera di fare tutto ciò che ogni individuo desidera, compreso mettere fine alla propria vita o impedire a un’altra di nascere». Invece «l’aiuto allo sviluppo, il soccorso ai migranti, il sostegno ai paesi del Medio Oriente che restituiscono ai cristiani la speranza di poter restare nel loro paese, come succede nella Piana di Ninive, sono luci che illuminano la nostra società».

    LA PREGHIERA DI INTERCESSIONE. Nel pomeriggio le celebrazioni continueranno con la recita dei Vespri alle ore 18 nella Basilica di Notre Dame de Bonsecours a Rouen. I vespri saranno seguiti da un momento di preghiera presso la tomba di padre Hamel, sepolto nel cimitero dei sacerdoti nella piazza della Basilica.
    Nell’aprile scorso l’arcidiocesi ha avviato la procedura canonica per la beatificazione di padre Hamel. Il vescovo Lebrun ha composto le parole di una preghiera di intercessione che dice così: «Padre Jacques Hamel, vogliate presentare a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, la nostra preghiera. Voi gli avete consacrato la vostra vita: che Dio ci aiuti a compiere la Sua volontà, semplicemente, con fedeltà, ogni giorno. Voi gli avete offerto il pane e il vino: che Dio ci aiuti a offrire le nostre vite per la Sua gloria e la salvezza del mondo. Voi avete smascherato Satana, colui che divide: che Dio ci aiuti a respingere le sue tentazioni accogliendo lo Spirito d’amore e di perdono. Voi siete morto indossando i paramenti sacerdotali: che Dio ci aiuti a testimoniare Gesù e il Suo Vangelo fino alla fine. Possiate presentare a Dio anche questa intenzione particolare (…). Padre Jacques Hamel, pregate per noi!».

    FONTE: Tempi

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    Divisi alla nascita: Alfano Jr e Al Capone

  • di Chiara Comini
  • L’incendio a Tobbiana, frazione di Pistoia, è solo uno dei numerosi incendi appiccati in Toscana dai piromani in questi giorni.

    Le fiamme avrebbero divorato, solo il primo giorno, almeno 370 ettari di bosco, coinvolgendo varie zone della collina Pistoiese e mettendo in pericolo aziende e abitazioni.Il fuoco ha continuato a bruciare da domenica fino al pomeriggio di ieri, 17 luglio; nonostante restino ancora molte zone da mettere in sicurezza, la bonifica è in corso.

    Sul rogo sono intervenute squadre di pompieri da Pistoia, Prato, Firenze; i volontari della Vab di Montale e Prato; l’elicottero della Regione Toscana (da Lucca), e due Canadair.Un pompiere ha avuto un malore dopo 20 ore di lavoro estenuante. Eroi che rimangono senza nome, e sempre troppo poco riconosciuti da uno stato inefficiente.

    Riportiamo a seguito un post dalla pagina facebook VAB Toscana ONLUS Sezione Larciano

    “Brevi riflessioni e scatti estemporanei dopo gli interventi sull’incendio a Tobbiana di Montale.
    Trascorrere intere nottate insonni al centro di un incendio che sembra non finire mai.
    Ritrovarsi con un gruppetto di amici con la stesse passioni nel bel mezzo di una fitta boscaglia cercando di arginare un fronte che avanza, senza acqua, con i soli attrezzi manuali, a oltre trecento metri dai mezzi sull’unica strada sterrata più su, nel buio totale.
    Stare lassù, dove le uniche luci sono le torce sulla testa e quelle della Città nella vallata e dei suoi abitanti in apprensione, ci porta a riflettere sul perché facciamo tutto questo: lasciare per giornate intere la tranquillità e la sobrietà della vita quotidiana e del tempo libero per affrontare l’ennesima emergenza.
    Abbiamo visto tanti giovani avvicinarsi a noi anche solo per una semplice amicizia, per curiosità, per spirito di avventura o per nuove emozioni; in fondo nessuno saprà mai il motivo preciso per cui ognuno di noi un giorno ha fatto questo passo. E forse nemmeno noi stessi.
    Non c’è una risposta precisa ed esaustiva.
    Alla fine chiunque ha la sua dentro di sé, ma crediamo che quella che possa accomunarci tutti sia il grande amore che ognuno di noi ha per la propria terra, i suoi alberi, i suoi animali, noi compresi, nessuno escluso. La nostra Toscana, la nostra Italia.
    E anche se alla fine della giornata, o della nottata, torni a casa con l’odore del fumo nei capelli e nel naso (che non ti abbandona per ore), le vesciche sui piedi, i graffi sulle mani e un mal di testa che non ti lascerà fino all’indomani, non c’è soddisfazione più grande di tornare un giorno in quegli stessi luoghi in cui hai dato tutto te stesso, anche solo per una passeggiata, e poter scorgere ancora qualche albero secolare che è ancora in piedi grazie a te.
    Allora è li che ti rendi conto di quanto tu e i tuoi compagni abbiate fatto la differenza, mettendoci tutto il cuore e il fiato che avevate per fermare il fuoco in quel punto, a pochi metri da quel costone o quel crinale. E’ lì finalmente che la Terra che tanto amate vi celebra dall’alto della sua magnificenza e secolarità.”

    Grazie di cuore, a tutti. A voi, ai vigili del fuoco e a tutti gli altri impegnati a spegnere in numerosi roghi estivi.

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  • di Valentina Chiaraluce
  • Sono una nonna in pensione che ha lavorato per alcuni anni al servizio vaccinazioni e ho visto tante reazioni avverse ai vaccini che però non sono mai segnalate perché era “normale ciò che normale non è“. Bambini con edema e gonfiore nel punto di inoculazione, febbre, irascibilità, insorgenza di petecchie a poche ore dalla somministrazione. A mia nipote di 12 anni, a due mesi dall’iniezione di antiepatite B, è stato diagnosticato il diabete mellito, mentre mio figlio dopo morbillo parotite rosolia ha manifestato rigidità nucale e febbre a 40 per 3 giorni. Altri piccoli dopo la vaccinazione hanno subito ricoveri per reazioni avverse.

    Se i vaccini fossero così sicuri come dice la ministra perché il personale che effettua le iniezioni deve aver fatto un corso di pronto soccorso? Perché in ambulatorio dovevamo avere per legge farmaci di pronto intervento come adrenalina, antistaminici, cortisone, la bombola dell’ossigeno, e altri presidi di pronto intervento ben visibile?

    Il consenso informato serio non c’è mai stato. Alle mamme dicevamo che i vaccini sono sicuri, anche a quelle che manifestavano qualche dubbio, noi rispondevamo “tranquilla, potrebbe solo manifestarsi un edema nel punto di inoculazione , e oggi potrebbe essere un po’ irrequieto”. Però, dopo la vaccinazione invitavamo le mamme ad aspettare 15 minuti in sala d’attesa prima di andare via per verificare che non si presentassero eventuali reazioni. Tutto ciò veniva comunicato da parte degli operatori con una naturalezza e altrettanto naturalmente i genitori seguivano le indicazioni. Nessun genitore però ha potuto leggere i “bugiardini” dei vaccini.

    Deve esserci libertà di scelta. Io mamma porto mio figlio sano a soli 3 mesi di vita a fare la vaccinazione con esavalente, ma che rischio ha effettivamente un bambino di quell’età di ammalarsi di epatite o tetano? Tutti i vaccini contengono metalli pesanti come mercurio, alluminio e anche formaldeide; alcuni sono coltivati su embrioni umani o sul rene di scimmia. Sono più puliti i vaccini degli animali.

    E poi quante volte venivano ritirati dal commercio alcuni lotti di vaccini, ma spesso molte fiale di quello stock erano già state inoculate. Ovviamente i genitori venivano non venivano informati. E poi perché il genitore deve firmare un consenso se è lo Stato che mi obbliga a vaccinare? 

    Ogni farmaco ha effetti collaterali ma, se io non sto bene mi assumo i rischi di un intervento sanitario o medicinale che devo assumere. Ma per la vaccinazione non devo correre nessun rischio perché il bambino è sano. Lo Stato stesso con la legge che prevede un rimborso per i danni provocati dai vaccini e dall’emotrasfusione implicitamente ammette che non sono sicuri come continua a dire la ministra Lorenzin.

    FONTE: In Terris

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    DOPO BUONANNO UN ALTRA VITTIMA DELLA STRADA NELLA LEGA: MUORE A 45 ANNI IL CONSIGLIERE FIEVOLI R.I.P.

  • di Diego Fusaro
  • Il tentativo è rendere la società per sempre giovane, cioè dedita al consumo senza autorità e al ribellismo verso le forme mature dell’eticità borghese.

    Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla 
    pagina degli abbonamenti) – La forma repressiva del capitalismo dialettico si è da tempo capovolta in quella permissiva del capitalismo assoluto: il suddito diventa consumatore la cui libertà si estende senza limiti fin dove si estende la sua capacità di acquisto. Alla morte di Dio segue, dunque, l’avvento non già dell’Oltreuomo profetizzato da Nietzsche, bensì del consumatore senza identità e senza spessore. Questi, a differenza dell’uomo maturo in grado di dire di no, deve essere permanentemente nella condizione del ragazzo immaturo, in balìa di desideri ai quali può soltanto cedere e ai quali, come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, non è in grado di porre fine.

    Il sistema della finanza planetaria e flessibile è, per sua natura, giovanilistico non solo perché nega la possibilità delle forme mature dell’eticità e vive di quella precarietà che caratterizza fisiologicamente la fase giovanile. Accanto a questi motivi, vi è anche il collegamento tra consumismo e giovinezza, ossia la propensione degli individui di età giovane all’acquisto incontrollato di merci, alla flessibilità degli stili di vita, al godimento disinibito, al ribellismo verso le norme stabili.

    A differenza dell’uomo maturo borghese, progettuale e stabilizzato nelle forme di esistenza alle quali ha scelto di consegnarsi, l’eterno giovane post-borghese e ultra-capitalistico vive l’eterno presente instabile e non stabilizzabile dell’adolescenza perpetua estesa a ogni età dell’esistenza, centrata sul godimento aprospettico, aprogettuale e senza differimenti del life is now. La vita cessa di essere concepita e vissuta come un progetto fondato sulla stabilizzazione delle sue forme: prende a essere intesa come successione rettilinea e puntiforme di istanti sconnessi ed episodici, autonomi e tutti volti in senso esclusivo alla massimizzazione aprospettica del momento.

    Il giovane si riconferma, così, il soggetto ideale per l’adesione al modello consumistico americano-centrico, per il nichilismo anarco-consumistico delle moltitudini eternamente giovani, instabili, anglofone e immature. Ed è per questa ragione che la tendenza del capitalismo flessibile coincide con l’infantilizzazione del mondo della vita, ossia con il tentativo di rendere la società permanente giovane, cioè dedita al consumo senza autorità e al ribellismo verso le forme mature dell’eticità borghese (negate realmente dalla logica del capitale e avversate ideologicamente dai giovani).

    Il capitalismo flessibile e precario è, per sua stessa natura, giovanilistico. Esalta il giovane, perché esso – senza diritti e senza maturità, senza stabilità e biologicamente precario e in fieri – è il suo soggetto antropologico privilegiato; e questo non solo per via della scarsa compatibilità delle fasce non giovani con la nuova logica flessibile (da cui il sempre ribadito invito che la tirannia della pubblicità rivolge anche ai non giovani a vivere come se lo fossero), ma anche in ragione del fatto che il nuovo assetto della produzione e del consumo coarta l’intero “parco umano” a vivere alla stregua dei giovani, ossia in forme provvisorie, precarie e mai mature, perennemente in attesa di un assestamento sempre differito. Il capitalismo flessibile ci vuole tutti eternamente giovani, perché, a prescindere dall’età, permanentemente immaturi e non stabilizzati, disposti ad accettare di buon grado le forme coattive della precarietà e del mondo della vita deeticizzato.

    D’altro canto, se oggi si è considerati “diversamente giovani” fino a cinquant’anni, è perché si è idealmente precari fino al termine della propria attività lavorativa, sia nella vita sociale sia in quella affettiva, incapaci cioè di stabilizzare la propria esistenza nelle tradizionali forme dell’etica borghese e proletaria, ormai superata dal nuovo modo della produzione flessibile, post-borghese e post-proletario.

    L’imperativo del tutto e subito
    La maturità borghese dell’età adulta con possibile coscienza infelice è stata sostituita dall’immaturità post-borghese con incoscienza felice dell’età giovanile. La capacità di progettare futuri stabilizzando l’esistenza mediante le forme della vita etica e mediante l’intreccio ragionato di legge e desiderio quale si esprime nell’austero imperativo categorico kantiano, ha ceduto il passo al presentismo assoluto e aprospettico della fase odierna del finanz-capitalismo. In essa, l’instabilità come cifra dell’esistenza, con la sua strutturale impossibilità di sedimentarsi in forme fisse, non permette la progettazione dell’avvenire. Impone, come unico imperativo, quello sadiano del godimento immediato e senza misura, autistico e tutto proiettato nell’hic et nunc di un presente pensato, pur nella sua instabilità, come sola dimensione temporale disponibile.

    In questo scenario di deeticizzazione in atto e di precarizzazione forzata del lavoro e delle esistenze, i giovani costituiscono indubbiamente il nucleo di un progetto – silenzioso quanto violento – di mutazione antropologica orientato a trasformarli nel nuovo soggetto assoggettato al paradigma della società capitalistica planetaria.

    FONTE: Tempi

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    E’ UFFICIALE – IL TTIP E’ UN TRATTATO CHE NON SI FARA’. ECCO PERCHE’…

  • di Leone Grotti
  • Il giovane Shahzad avrebbe fatto commenti blasfemi dopo il tentativo di un collega di convertirlo a forza all’islam. Gli altoparlanti delle moschee hanno chiamato i musulmani a raccolta per ucciderlo

    Un cristiano di 16 anni è stato accusato di blasfemia in Pakistan per presunti insulti nei confronti di Maometto e ora rischia la vita. Il giovane Shahzad, che lavora come spazzino nell’ospedale della città di Dinga, nel Punjab, è stato portato dagli agenti in un luogo sconosciuto per paura che la stazione di polizia venga assaltata dai musulmani inferociti.

    LA DENUNCIA. A denunciare il 15 luglio il giovane cristiano per blasfemia è stato Nadeem Ahmed, proprietario musulmano di un negozio di articoli elettrici. L’uomo non ha visto né sentito nulla, ma ha sporto denuncia dopo che un amico l’ha informato che Shahzad avrebbe pronunciato parole blasfeme. Poiché i casi di blasfemia sono estremamente sensibili in Pakistan, il giorno stesso la polizia ha arrestato il giovane e quello successivo l’ha portato in una località sconosciuta.

    CONVERSIONE FORZATA. Secondo l’accusa, durante una discussione a sfondo religioso con un musulmano di nome Ishtiaq Qadri, Shahzad avrebbe esternato commenti blasfemi, cosa che non aveva mai fatto in precedenza, a detta della famiglia. Secondo i familiari e gli amici di Shahzad, la discussione è avvenuta il 13 luglio, quando Qadri ha cercato di convertire a forza il giovane all’islam. L’uomo, che appartiene al gruppo estremista Tehreek-e-Tuhafaz, dopo la discussione ha trascinato a forza il ragazzo in una madrassa dove, in seguito a un pestaggio, Shahzad avrebbe confessato la blasfemia. Una folla di musulmani, tra i quali l’accusatore Nadeem Ahmed, è subito corsa alla polizia denunciando il giovane.

    «CONDANNATELO O LO UCCIDIAMO». Dopo l’arresto un imam di Dinga, Gazi Saqib Shakeel, è stato intervistato in televisione e ha dichiarato: «La giustizia deve comminare a Shehzad la peggiore punizione possibile, così che in futuro nessuno osi commettere più blasfemia. Se il governo non lo punirà come si deve, noi di Tehreek-e-Tuhafaz abbiamo già giurato di ucciderlo con le nostre mani perché non possiamo sopportare che il Profeta venga insultato».
    Il 17 luglio la famiglia di Shahzad, che vive insieme agli altri 150 cristiani in una colonia degradata di Dinga, che conta in tutto 80 mila abitanti, è dovuta scappare. Nonostante l’arresto del ragazzo, dagli altoparlanti di una moschea locale l’imam ha chiamati a raccolta i musulmani per uccidere Shahzad e la sua famiglia. Nel frattempo il fratello dell’indagato ha chiesto alla polizia dove abbia portato Shahzad, senza ottenere risposta.

    LEGGE SULLA BLASFEMIA. In Pakistan l’accusa di blasfemia può essere punita anche con la pena di morte. Dal 1986 al 2010 sono state accusate 993 persone, in maggioranza musulmani. La legge è usata in modo strumentale, come nel caso di Nadeem, per vendette personali o per vantaggi economici. Non a caso, la stragrande maggioranza dei casi finisce con un nulla di fatto processuale. Ma la semplice accusa è sufficiente per innescare orde di musulmani pronti a punire il blasfemo. Nel 1997 centinaia di case di cristiani e quattro chiese sono state bruciate nel villaggio di Shanti Nagar, nel 2009 otto cristiani sono stati bruciati vivi, 40 case e una chiesa distrutte a Gojra, nel 2014 una coppia di cristiani è stata bruciata viva in un forno a Kot Radha Kishn da islamisti. Per non parlare del caso di Asia Bibi, in carcere dal 2009 per aver bevuto un bicchiere d’acqua.

    FONTE: Tempi

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  • di redazione
  • Con il nuovo aggiornamento, previsto in autunno, il software non sarà più disponibile.

    Dopo trentadue anni di onorato servizio, “Paint”, il celebre software installato sui pc di tutto il mondo usato per disegnare, va in pensione. E’ una delle tante novità che porterà Fall Creators Update, l’aggiornamento di Windows 10 in arrivo il prossimo autunno che spazzerà via alcune delle funzioni ritenute da Microsoft obsolete. Tra queste anche “Microsoft Paint”, che verrà tuttavia soppiantata da “Paint 3D”.

    Il software

    Nato nel 1985, “Microsoft Paint” si potrebbe considerare l’antenato di Photoshp. Infatti, l’app venne ideata come una prima versione di “fotoritocco” integrata disponibile su tutti i pc dotati del sistema operativo Microsoft. Nonostante la successiva diffusione di programmi di editing e post-produzione di immagini e foto, “Paint” ha svolto la sua funzione per oltre trent’anni, riscuotendo un gran successo. Ma Microsoft ritiene sia giunto il momento della pensione.

    A confermalo è è il blog che ha diffuso la lista delle applicazioni presto soppresse o sostituite, contrassegnate con una ”X”, come ad indicarne l’eliminazione. E anche se Microsoft specifica che la lista delle “rimosse o non approvate” può essere soggetta a cambiamenti, i nostalgici di “Paint” stanno già piangendo la nuova versione che non ricorda neppure vagamente i primi passi dell’editing grafico. Per loro una vera delusione.

    Le novità di Windows 10

    Tra le feature che Windows 10 non offrirà più ai suoi utenti anche “3D Builder app”, “Apndatabase.xml”, “Enhanced Mitigation Experience Toolkit” (Emet), “Outlook Express”, “Reader app”, “Reading List”, “Screen saver functionality in Themes”, “Syskey.exe”, “Tcp Offload Engine”, “Tile Data Layer and Trusted Platform Module” (Tpm) e “Owner Password Managemen”.

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    È ARRIVATA LA SENTENZA: “PISTORIUS CONDANNATO A 6 ANNI PER L’OMICIDIO DELLA FIDANZATA”

  • di redazione
  • Il custode di Terra Santa padre Patton rilancia l’appello del Papa a “moderazione e dialogo”.

    L’escalation di tensione in Israele ha spinto 35 leaders religiosi americani a scrivere al presidente Donald Trump per sostenere e incoraggiare la ricerca di una soluzione pacifica del conflitto arabo-israeliano. “Crediamo sia possibile la pace tra Israele e Palestina” hanno scritto esponenti religiosi cristiani, musulmani ed ebrei secondo quanto riporta l’agenzia Sir.

    Due Stati

    A firmare la lettera, tra gli altri, ci sono mons. Oscar Cantú, vescovo di Las Cruses e presidente della Commissione giustizia e pace degli Stati Uniti, il vescovo emerito di Washington, McCormick, il vescovo della Chiesa ortodossa e di quella metodista, membri del clero di tutte le denominazioni cristiane, imam dodici rabbini a capo di sinagoghe e di organizzazioni ebraiche. Tutti insieme sostengono che “sulla base delle aspettative legittime e di lunga durata degli israeliani e dei palestinesi per l’autodeterminazione e la sicurezza nazionale, la soluzione di due Statirappresenti ancora il modo più realistico per soddisfare gli interessi essenziali di entrambi i popoli e risolvere il conflitto”.

    I leaders religiosi affermano anche che nonostante “alcuni israeliani e alcuni palestinesi sostengano che uno Stato sia preferibile, i recenti sondaggi mostrano che la maggioranza dei popoli ancora desidera due Stati. Seguire la soluzione di un solo Stato porterebbe ulteriori anni di violenze” mentre “la realizzazione di una giusta pace tra israeliani e palestinesi avrebbe effetti positivi sia per i due popoli, sia per la regione mediorientale, sia per gli interessi Usa che per il mondo intero”.

    Il custode di Terra Santa

    Sugli scontri che stanno infiammando l’intera area (come dimostra l’assalto all’ambasciata israeliana di Amman, in Giordania), è intervenuto, sempre al Sir, padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, dopo l’appello lanciato domenica dal Papa all’Angelus. Il francescano, dopo aver ringraziato il Pontefice, ha detto che “pregare per la pace aiuta chi prega a maturare una coscienza di pace, che porta all’impegno per la pace. Ritengo molto importante anche l’invito alla moderazione e al dialogo” del Papa. “Alla moderazione – ha aggiunto – per evitare che la tensione e la violenza siano ulteriormente alimentate e al dialogo perché è lo strumento diplomatico, cioè pacifico, che aiuta a trovare punti di consenso e di compromesso che permettano alle parti in causa di uscire in modo onorevole da una situazione molto pericolosa”.

    FONTE: In Terris

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    TI RICORDI LA PICCOLA PEGGY? DOVE POTREBBERO AVERLA RITROVATA 15 ANNI DOPO

    Marilyn Manson. Non il solito scemo

    • di Francesco Filipazzi

    Marilyn Manson, la band shock rocker (in realtà una band che si identifica nel front man) più famosa del mondo, è tornata sulle pagine dei quotidiani italiani perché farà un concerto in Italia.

    Diciamo subito che questo personaggio non è il classico cantante pseudo satanista, che si veste da pagliaccio, che suona musica inascoltabile. Non si può liquidare con sufficienza e non si può cercare di censurarlo o rimuoverlo prima di aver capito “cosa” dice e da “dove” proviene.

    In primo luogo, il significato del nome. Marilyn Monroe e Charles Manson. I due lati, buono e cattivo, della personalità umana, che convivono in tutti noi.
    Poi il trucco. Il cantante si veste come un mostro, uno spettro, un demone. Decidete voi. Le copertine degli album e i concerti sono macabri e spesso rasentano lo splatter.

    Non si tratta però del solito scemo che vuole solo scandalizzare.

    La “teologia” di Manson

    Gli aspetti controversi che generalmente, in modo piuttosto superficiale, vengono sottolineati riguardo Manson, al secolo Brian Hugh Warner, sono legati ai testi che parlano di classiche storielle horror, di autolesionismo, pornografia, droga e vaccate assortite. Basterebbe questo per chiudere tutto e andare a casa. Anche la musica, da un punto di vista strettamente artistico lascia il tempo che trova e il modo di cantare, la death voice (cioè scream e grow) è inascoltabile. Lo dico da abituale ascoltatore di musica moderna, quindi i detrattori non vengano a darmi del bigotto che odia la musica rock. Semplicemente odio chi canta da schifo.

    Tornando ai testi, molti di questi non sono per niente da sottovalutare, perché esprimono concetti che non sono estranei alla nostra religione e che anzi rivelano una determinata concezione del peccato e, dunque, sono concetti che possono essere collegati ad una visione del satanismo. In alcuni passaggi sembra di intravedere la prefigurazione di un’entità che, giungendo presso l’umanità, la odia apertamente, ne schernisce i peccati e le debolezze, tende solo a farne il proprio strumento malvagio.

    Va inoltre sottolineato che Warner è stato un membro in vista della chiesa satanista di LaVey*, il quale sosteneva di non essere un adoratore del Demonio, ma di proporre una visione del mondo nella quale di fatto l’uomo è dio di se stesso. Il che è perfettamente in linea con la venerazione del Demonio, dato che sin dal peccato originale il Nemico ha cercato di indurre l’uomo a credersi Dio. “Diventerete come Dio”. Vi ricorda qualcosa?

    Si spiegano quindi frasi come quella contenuta in “The Reflecting god”, “Il dio riflesso:

    “I went to god just to see / And I was looking at me”

    “Sono andato da dio solo per vedere / E stavo guardando me stesso”.

    Un altro messaggio molto chiaro è quello contenuto in Antichrist Superstar. Troviamo frasi del tipo:

    ” You built me up with your wishing hell /I didn’t have to sell you”.
    “Mi avete costruito con i vostri desideri infernali/Non dovevo vendervi”

    E, si chiederà il lettore, cosa avremmo costruito?

    “the moon has now eclipsed the sun / the angel has spread its wings / the time has come for bitter things /the time has come it is quite clear / our antichrist / is almost here…/it is done”

    “La luna ha eclissato il sole / l’angelo ha aperto le sue ali/ è giunto il tempo delle cose amare/il tempo è giunto, è ovvio/il nostro anticristo è quasi arrivato/è fatta”.

    Avete capito? I peccati degli uomini hanno chiamato questo anticristo. Tecnicamente non è neanche così sbagliato. Questi però se ne compiacciono.

    In un’altra canzone più recente, Manson definisce sé stesso e i suoi come “Figli di Caino che guardano le scimmie suicidarsi“. Non è difficile pensare che le scimmie siano semplicemente gli uomini. Il disprezzo verso i peccatori è tipico di Satana, che non ama né i suoi servi né le persone che corrompe.

    Questi tre sono esempi sparsi, ma ce ne sarebbero decine.

    Il cambiamento? Non proprio.

    Successivamente, dopo l’allontanamento da LaVey, Manson dice di aver cambiato le tematiche dei nuovi album, dicendo di essere cresciuto e maturato. Però la sua modalità di presentazione al pubblico rimane la stessa. Il cantante dichiara che quello del passato era solo un pagliaccio. Rimane però il fatto che durante i concerti la Bibbia la brucia ancora. Avrà forse creato qualche testo più profondo, ma le canzoni del passato le canta tuttora. Forse ora non crede più in certe cose? Però le usa per fare soldi e i messaggi, come abbiamo dimostrato qui sopra, non sono certo buffonate. Fra l’altro non venga a raccontarci fandonie, la definizione di “figlio di Caino”, risale al 2015 e si sa cosa si porta dietro.

    Insomma, che Marilyn Manson sia legato al satanismo, lo abbia praticato come religione e ci abbia creduto è vero. Non solo quello “razionale” e più pericoloso di LaVey, ma anche quello strettamente consistente nella magia nera. Lo dice lui stesso nelle sue biografie e autobiografie.

    Consiglio non richiesto

    Il consiglio che darei a educatori, genitori e soprattutto ai sacerdoti non è quello di censurare, proibire o demonizzare l’ascolto di questa band, non servirebbe a nulla e anzi sortirebbe l’effetto opposto. Invito anzi a mostrare di non essere totalmente inconsapevoli riguardo i messaggi che vengono lanciati e di spiegarli in modo esteso agli eventuali improvvidi ascoltatori. Il male non va negato o rifuggito, ma affrontato. Soprattutto, non si demonizzi la presentazione esteriore di questo signore, che è la parte meno importante del personaggio, un costume di scena. Potrebbe presentarsi in giacca e cravatta cantando le stesse canzoni. Non sarebbe la stessa cosa?

    Dobbiamo essere consapevoli che la gente come Marilyn Manson sguazza nell’ignoranza religiosa e nella mancanza di catechismo. Un deficit formativo che la Chiesa potrebbe riempire con un po’ di impegno.

    * LaVey ha avuto molto seguito negli Stati Uniti e prima o poi proveremo ad approfondirne la figura anche su questo blog.

    Fonte: Campari & De Maistre

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    Intercettazioni, bufera su Alfano: “Il padre del ministro mi ha mandato 80 curriculum”

  • di Milena Castigli
  • Il risultato è il frutto di una ricerca condotta dal gruppo dell’università britannica di Warwick guidato da Sophie Nightingale.

    Solo poco più degli utenti del web riesce a scoprire se un’immagine è stata ritoccata o meno. Il risultato è il frutto di una ricerca condotta dal gruppo dell’università britannica di Warwick guidato da Sophie Nightingale e pubblicato sulla rivista Cognitive Research: Principles and Implications.

    Il primo esperimento

    Il gruppo ha presentato due distinti esperimenti online a 707 volontari che utilizzano frequentemente internet. Nel primo test è stata utilizzata una raccolta di 40 immagini ricavate da 10 foto originali di Google. Sei di queste sono state manipolate in 5 modi diversi, alcuni fisicamente plausibili e altri no, realizzando 30 immagini manipolate. Ai volontari sono poi state mostrate 10 foto, di cui 5 manipolate e 5 originali, in modo casuale.

    Il risultato è stato poco confortante: solo il 60% degli intervistati ha riconosciuto le immagini modificate, ma solo il 45% di questi ha anche individuato l’elemento modificato. “Anche se le persone riescono a capire che c’è qualcosa che non va – ha commentato i dati Derrick Watson, coautore dello studio, riportato da Ansa – non sono affidabili nell’identificare esattamente cosa non quadra”.

    Il secondo esperimento

    Nel secondo esperimento i ricercatori hanno mostrato a 659 persone un gruppo di immagini, da loro realizzate, senza dire ai volontari che le foto erano state manipolate. Il risultato ha confermato le stime ricavate nel primo test: le immagini manipolate sono state ricostruite nel 65% dei casi, ma – in questa seconda situazione – ci è voluto il 39% del tempo in più per individuare la manipolazione.

    L’allarme fake news

    L’esperimento ha una importante ricaduta sociale perchè evidenzia quanto fragili siano le “difese” degli utenti del web dinanzi ai fotomontaggi e alle fake news che girano spesso in internet. Ma perchè in tanti ci cascano? Le ragioni per cui si abbocca sono ancora da chiarire, scrive Repubblica. “Un motivo potrebbe essere che le persone tendono a fidarsi troppo della veridicità delle foto”, spiega Nightingale. “Condurremo ulteriori ricerche – conclude – vogliamo capire cosa fare per aiutare le persone a non lasciarsi ingannare”.

    FONTE: IN TERRIS

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    Chi scrive è cattolico (o almeno ci prova) e da cattolico si trova spiazzato davanti alla posizione della Chiesa in merito alla pratica delle vaccinazioni.

    Nel video che è possibile visionare in fondo all’articolo, il Dottor Stefano Montanari interviene alla manifestazione del 22 luglio 2017 a Roma: «Per chi è cattolico, cristiano, c’è un problema: esiste almeno una decina di vaccini di diffuso consumo che vengono fabbricati grazie a degli aborti provocati».
    Montanari spiega: «Delle signore aspettano un bambino, poi lo abortiscono e l’aborto viene venduto. Lo sapete quanto costa un fegato di un aborto? 325 dollari. Lo sapete quanto costa una gamba di un bambino abortito appositamente per fare i vostri vaccini? Altri 325 dollari. A cui vanno aggiunti 120 dollari di trasporto perché questi pezzi di bambini abortiti per voi, devono essere conservati al freddo».

    Lo stesso argomento era stato trattato qualche giorno prima nella discussione in Senato sul decreto Lorenzin, dalla Senatrice Paola De Pin:

    Montanari prosegue: «Non c’è nessuna autorità ecclesiastica che vi dica queste cose. Quando voi vi vaccinate sappiate che avete molte probabilità di vaccinarvi con un pezzo di un bambino che è stato ucciso per voi».

    Com’è possibile che le autorità della Chiesa non si pronuncino a riguardo? L’unica motivazione, non so quanto credibile, è che i vertici della Chiesa non siano a conoscenza dell’omicidio che avviene per la fabbricazione di «dieci fra i vaccini più comuni». Come non ne sono a conoscenza milioni di cattolici e cristiani che si vaccinano senza porsi minimamente il problema.

    Se così fosse, speriamo che gli interventi riportati in questo articolo, insieme a iniziative come questa petizione lanciata su Change.org, possano diffondersi sui social e arrivare, in breve tempo, a quelle autorità ecclesiastiche che dovranno per forza prendere posizione: o contro tali vaccini o a favore dell’aborto… Non sembra possa esistere una terza opzione.

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    CENTINAIA CLANDESTINI INFETTI IN FUGA: NESSUNO SA DOVE SIANO

    Da Finale Ligure a Milano, passeggeri con l’ombrello: piove in treno

    Doveva essere un viaggio tranquillo, ma i passeggeri del treno regionale delle 14:32, partito da Finale Ligure e diretto a Milano, sono stati costretti a trascorrere la loro permanenza nelle carrozze con l’ombrello aperto a causa della pioggia. Sì, un vero e proprio acquazzone dovuto al condizionatore rotto.

    Un post virale

    Il viaggio è stato raccontato da una passeggera che ha condiviso il video sui social. Nel video si vede bene come nel vagone, talmente affollato di gente, lo spazio sia talmente poco da non permettere ai pendolari di spostarsi, costringendoli così a bagnarsi. Un viaggio durato quasi tre ore, dove pendolari e turisti, sbigottiti, sono stati costretti a inventarsi ogni tipo di espediente per sfuggire alla pioggia a intermittenza dentro al vagone del treno.

    Passeggeri con l’ombrello

    “Si bagnano teste schiene, pantaloni e libri aperti. I pendolari provano a tappare con dei fazzolettini i punti da cui esce l’acqua. Alcuni si alzano in piedi cercando di sfuggire alla doccia, ma anche il pavimento della carrozza è completamente bagnato” racconta l’autrice del video diventato virale in pochissimo tempo. L’acqua cade dalla parte superiore del vagone. Dopo Arquata l’aria condizionata viene finalmente spenta, ma la situazione non cambia. Anzi, la pioggia diventa tropicale. Al termine del viaggio, la pendolare sottolinea il messaggio che si sente in carrozza: “Trenitalia ringrazia per averci scelto“.

    Fonte: Interris

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    IMMIGRATO ISLAMICO TRASCINA ANIMALE VIVO PER SGOZZARLO – VIDEO CHOC

    Il medico Roberto Burioni, il 15 luglio, ha pubblicato sul suo profilo Facebook il titolo de Il Messaggero: «Pallanuoto, Italia allarme morbillo: tre cambi nel Settebello», commentando: «Tranquiilli, la Dirindin e altri senatori dicono che non c’è nessuna emergenza morbillo. Stiamo facendo una figura da cavernicoli di fronte a tutto il mondo».

    Allarme morbillo! Emergenza morbillo! Se ce lo dicono Il Messaggero e Burioni sicuramente sarà vero! Sicuramente avranno controllato bene prima di lanciare un simile allarme. O almeno avrebbero dovuto farlo, dato che in Italia esiste il reato di procurato allarme: «Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti e persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516» (art. 658 del codice penale).

    Il 20 luglio il settimanale Grazia, che non è proprio un giornale d’inchiesta, ha pubblicato un articolo che smentisce la l’allarme e l’emergenza morbillo. Il periodico ha semplicemente contattato Lorenzo Marugo, responsabile medico della Federazione Italiana Nuoto. Sapete come ha risposto?

    «Bugie, è solo allarmismo». Ha spiegato che un nuotatore, Valentino Gallo, è stato ricoverato con 41 di febbre ma «nessun sintomo di morbillo»; un altro, Marco Del Lungo, aveva valori elevati di anticorpi al morbillo ma «non aveva sintomi»; infine Alessandro Velotto, che aveva esami del sangue alterati e la milza ingrossata.

    Quindi dove sarebbe l’emergenza morbillo? Da nessuna parte e infatti Marugo conclude: «Non ci sono epidemie in corso».

    Ma allora perché quotidiani e medici come Roberto Burioni lanciano e diffondono simili fake news?

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    ATTIVISTA PER I DIRITTI DEI MIGRANTI: VIOLENTATA A GENNAIO INCOLPÒ UN TEDESCO MA LA VERITÀ È UN ALTRA…

    Oggi, 24 luglio 2017, si tiene a Roma, in piazza Montecitorio, l’ennesima manifestazione dei Free Vax, o meglio, dai Vax Free.

    L’evento dovrebbe iniziare alle ore 16:00 ma tenteremo di collegarci in diretta dalla piazza anche un po’ prima. Dato che è lecito supporre che i mass media classici neanche questa volta daranno visibilità a una delle più grandi mobilitazioni italiane degli ultimi decenni, proveremo a farvi avere notizie con i nostri piccoli mezzi.

    La diretta, che potrete vedere qui sotto, sarà effettuata con semplici cellulari dei manifestanti presenti. Nel caso in cui, come spesso accade, gli smartphone dovessero surriscaldarsi e la connessione interrompersi, i nostri collaboratori provvederanno subito a collegarsi con un altro cellualre. Quindi se momentaneamente il video non fosse disponibile, provate a ricaricare la pagina e pazientate.

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    Profughi bengalesi circondano prefettura: “Stipendio da profugo in ritardo”

    Il 20 luglio 2017 Beatrice Lorenzin è stata accerchiata, ancora una volta, da mamme preoccupate per il suo squallido decreto legge. Ha avuto il coraggio di pronunciare questa frase davanti alla madre di un figlio autistico: «Signora, noi non abbiamo oggi casi di bambini danneggiati da vaccini».

    I Genitori del NO Obbligo Lombardia hanno realizzato un breve documentario in cui parlano i genitori di figli inesistenti, almeno secondo le convinzioni della Ministra Lorenzin. Non solo, parlano anche due adulti inesistenti, un ragazzo reso invalido dal vaccino per la poliomielite e una ragazza che stava benissimo, prima di sottoporsi alle vaccinazioni militari. Purtroppo queste persone esistono e sono tante, troppe (anche una sola sarebbe una di troppo), e sono sempre più conosciute dagli altri genitori, quelli fortunati, quelli di bambini ai quali i vaccini non hanno scatenato reazioni avverse, quelli che fino a poco fa neppure sapevano che il vaccino è una roulette russa: ti può andare bene una volta, due tre, sempre… ma può anche andarti male.

    Cara Ministra, hai parlato troppo. Quindi adesso, da brava Ministra, stai in silenzio e ascolta queste testimonianze. Perché ricorda che tu sei solo il nostro servo, questo significa la parola ministro, lo sai? Non siamo più nell’antica Mesopotamia in cui i governanti erano considerati divinità. Dunque ascolta, Ministra. Ascolta e guarda.

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    Controllore pestato da Africano senza biglietto: “La prossima volta ti ammazzo”

    Riportiamo la lettera che un papà ha scritto a Enrico Mentana dopo che quest’ultimo si era messo a fare apologia delle vaccinazioni sul suo profilo Facebook. Mentana risponde a molti commenti eppure questo dev’essergli sfuggito. Ma tanto la rete non funziona come la televisione e quindi, anche se Mentana evita, volontariamente o meno, di dargli visibilità, la lettera è stata letta lo stesso da migliaia di persone.

    Vista la pioggia di messaggi che mi chiedono dove trovare la mia lettera-risposta al post di Enrico Mentana, il quale raccontava che coi vaccini va tutto «liscio come l’olio», e che si è persa tra i commenti dei suoi post, la riporto qui. Vista anche la richiesta massiva di estensione delle fonti, aggiungo link di approfondimento facilitatori.

    Gentile Dott. Mentana,
    non permetto al Ministro di prendermi in giro, figuriamoci se lo permetto a Lei.
    Ecco i dati da fonti ufficiali che smentiscono il fact checking dell’ISS:

    1) che i vaccini causino danni anche gravi lo hanno stabilito (solo in USA) 4.150 richieste di risarcimento con oltre 2.100 sentenze passate in giudicato, per oltre 3,7 MILIARDI di dollari di risarcimento.
    (Fonte: Health Resources and Services Administration)

    1.2) che i vaccini causino autismo lo dichiara lo studio della GLAXO (produttore stesso dei vaccini), contenente dati in merito alla sicurezza che poi non sono stati riversati nei foglietti illustrativi. Purtroppo, tra gli eventi avversi indovini un po’ cosa c’è?
    (Fonti: Info Wars, Il Fatto Quotidiano, Global Research)

    1.3) che i vaccini causino autismo lo dichiara il foglietto illustrativo dello stesso vaccino del trivalente Tripedia:
    «Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS, anaphylactic reaction, cellulitis, autism, convulsion/grand mal convulsion, encephalopathy, hypotonia, neuropathy, somnolence and apnea. Events were included in this list because of the seriousness or frequency of reporting. Because these events are reported voluntarily from a population of uncertain size, it is not always possible to reliably estimate their frequencies».
    (Foglietto illustrativo del vaccino Tripedia pag. 11: Vaccine Shoppe)

    Lo traduca, Mentana, Lei che fa giornalismo e si informa da fonti ufficiali.
    E’ agghiacciante, sia nella lista di reazioni (che include ovviamente l’autismo e la MORTE DEL BAMBINO – SIDS), che per le terrificanti considerazioni finali «siccome questi eventi avversi sono stati segnalati spontaneamente dalla popolazione, non sappiamo quanti siano», alla faccia dei test clinici d’obbligo secondo protocolli scientifici, studi in doppio cieco ecc…

    Studio che allinea con regressione lineare (“regression” del titolo, non sta per regressione della patologia) le vaccinazioni siano correlate con la Infant Mortility Rate (frequenza di morte infantile).
    National Center for Biotechnology Information

    1.4) aggiunta post-lettera delle ulteriori ricerche che stiamo portando avanti su fonti ufficiali come PubMed.
    Interessantissimo studio che correla vaccino e autismo, fonte PUBMED.
    Lista di 137 studi che correlano vaccini e autismo pubblicati in gran parte su PUBMED.

    2) i vaccini contengono formaldeide.
    Mi spiace doverla contraddire, ma la formaldeide c’è.
    Quanta sia in quantità sembra non sia dato saperlo.
    Lei dice che non c’è, così come lo dice l’articolo dell’ISS che nega in modo ASSOLUTO la presenza di formaldeide.
    Ne prendo uno a caso, che Lei probabilmente neanche conosce. L’esavalente Infanrix hexa.
    Il bugiardino ufficiale dice che non si deve somministrare agli allergici alla formaldeide, e che il medicinale “può” contenere formaldeide.
    (Fonte: European Medicines Agency)

    Lei, in quanto giornalista, dovrebbe chiedersi come mai questi della Glaxo dicono che «può contenere formaldeide». Lei dovrebbe chiedere loro, in qualità di giornalista di inchiesta (se lo fosse davvero): «ragazzi della Glaxo, il vostro prodotto, la contiene o non la contiene questa formaldeide, visto che dal 2016 è stata tolta da ogni prodotto domestico o alimentare in quanto CANCEROGENA CERTA?»
    (Fonti: National Cancer Institute, Centers for Disease Control)

    3) riveda la frase su test e esami sulla predizione degli eventi avversi, perché suona veramente come una supercazzola. Davvero, Lei l’ha capita?

    4) Lei, giornalista, afferma che il calo delle coperture vaccinali ha fatto tornare il morbillo.
    Il caso Mongolia (uno dei tanti) parla chiaro sulla non validità dell’immunità di gregge e del raggiungimento del 95% dei vaccinati: paese dichiarato infatti «morbillo free» dalla OMS nel 2014 e registra 50.000 casi di morbillo nel 2015-6 nonostante il 99,9% di copertura vaccinale.
    (Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità)

    La stampa internazionale riporta spesso 50.000 casi in due anni (2015-2016) ma fidiamoci di quello che dice OMS con accertati 23.888 solo nel 2016.

    4.2) a tal proposito, Lei lo sa che la polio è data per eradicata dalla OMS?
    Lei lo sa che quest’anno ci sono stati più casi di polio dovuta al virus da vaccino (28 casi con 17 paralisi infantili), che casi di polio vera da virus selvaggio (6 casi con 0 paralisi infantili)?
    Lo sa che quando con il vaiolo, si è giunti a questo paradosso, si è smesso di vaccinare e la malattia è scomparsa per sempre?
    (FONTE OMS – sito web Polioeradication.org, alla voce POLIO «polio today»)

    4.3) C’è un problema di morbillo?
    Vaccinassero per il morbillo.
    Troppi pochi soldi per ripagare le farmaceutiche?

    5) la sicurezza dei vaccini che lei tanto decanta trova falle imponenti nei bugiardini stessi e nel sistema di applicazione dei vaccini che Lei e la Lorenzin ritenete «impeccabile».

    La sicurezza dell’esavalente non è stata MAI TESTATA su bambini di età superiore ai 36 mesi e oggi lo si vuole inoculare a bambini di età da 0 a 16 anni.
    (Fonte bugiardino Infarin Hexa, già linkato sopra).

    Trivalente e quadrivalente dichiarano che il vaccino NON DEVE ASSOLUTAMENTE essere inoculato in soggetti allergici ai composti.
    (Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco)

    Lei e la Lorenzin, avete previsto un piano di test pre-vaccinali sulle allergie a tutti i composti del vaccino, tra cui, ancora una volta, il cancerogeno formaldeide?

    Non mi sembra. Questo è una dimenticanza seria. Sembra che Lei abbia perso tempo a riscrivere in bella appunti che Le ha fornito qualcuno, e non abbia dedicato neanche il tempo di un caffé ad approfondire le evidenze scientifiche e le contraddizioni del decreto e della pratica vaccinale prevista dal governo (governo che afferma che non c’è alcuna emergenza tramite Gentiloni, e poi afferma il giorno dopo, tramite Lorenzin, che siamo in epidemia).

    6) Lei lo sa che l’immunità generata dal vaccino del morbillo dura solo pochi anni, mentre quella derivata dall’acquisizione della malattia vera e propria, dura a vita?
    Lo sa che l’immunità da virus naturale genera anticorpi veri che possono essere passati dalla mamma ai figli tramite allattamento, mentre gli anticorpi farlocchi da vaccino, non vengono trasmessi in alcun modo?
    (fonte OMS e PUBMED)
    Lei lo sa che da foglietti illustrativi, i bambini vaccinati con MPR devono stare 6 settimane assolutamente lontani da qualsiasi soggetto debole, o donne gravide, poiché portatori del virus vivo e che devono stare lontano da tutti i bambini non ancora vaccinati?
    Perché questo decreto non prevede la quarantena per i bambini vaccinati che diventano pericolosi untori per 6 settimane?
    Secondo Lei, è una questione trascurabile?
    (Fonte dati Infanrix Hexa, Varivax, NIH, Pubmed, JAMA ecc…)
    (Fonte: National Center for Biotechnology Information)

    «Children with naturally acquired immunity had significantly higher titres than children with vaccine-induced immunity titres»
    (Fonte: National Center for Biotechnology Information)

    7) relativamente al mercurio e alluminio, davvero vuole raccontarci che i microscopi elettronici tedeschi e italiani siano tarati peggio di quello che Lei, NON POSSIEDE?
    Per quanto ancora, di fronte a problemi di sicurezza evidenti, Lei giornalista, anziché chiedere conto al governo, o recarsi da Stefano Montanari, ripete a pappagallo quello che Le impongono di dire?

    E se l’alluminio non è nei vaccini, come Lei e ISS affermate, come mai il governo US ci racconta che la presenza di alluminio è fondamentale nei vaccini in quanto “audiuvante”?
    (Fonte: Centers for Disease Control)

    E perché la maggior parte degli studi pubmed che correlano o analizzano vaccini ed autismo, sono incentrati sull’analisi degni effetti dell’alluminio e altri metalli presenti nei vaccini?

    8) aggiungiamo un po’ di punti alla sua scarna lista.

    Lei, giornalista, ha chiesto al ministro come mai abbia dovuto fornire dati inesatti (in due dirette TV) sui 270 bambini morti a Londra, e rivelatisi poi ZERO sul sito sanità UK?

    Lei, giornalista, ha chiesto al ministro come mai abbia dovuto fornire dati inesatti dicendo che i nostri vecchi si ammalano di tetano per mancanza di immunità di gregge, quando il tetano non si trasmette da uomo a uomo?

    Lei, giornalista, ha chiesto al ministro come mai dice che l’obiettivo di questo decreto è «raggiungere il 95% di copertura per innescare l’effetto gregge», quando le vaccinazioni obbligatorie copriranno solo il 15,8% della popolazione (la popolazione 0-16 anni)?
    Il ministro ha risposto che «non ci sono i soldi per vaccinare tutti».
    Lei non si accorge che il ministro spende 1 miliardo di euro per portare il 90% di 16% al 95% del 16%?
    Se sa fare due conti, Lei, giornalista, può capire che passeremo dal 15,8% al 16,2%.
    Una grande presa per il sedere a spesa degli italiani.
    Questi sono gli scienziati che dicono che la velocità della luce non si decide per alzata di mano?
    Questi stessi che fanno matematica creativa?

    Lei, giornalista, si è chiesto come mai da un giorno all’altro la meningite sia stata tolta dal piano vaccinale?
    L’abbiamo debellata da un giorno all’altro?

    Lei, giornalista, ha mai chiesto al ministro di radiare dall’albo fornitori del Ministero della Salute, l’azienda GLAXO, che si è resa colpevole di crimini contro l’umanità e di episodi di corruzione a livello GLOBALE (tra cui morte di 14 bambini per sperimentazione illecita di vaccini su bambini estratti da ceti poveri e falsificazione delle autorizzazioni dei genitori)?
    (Fonte: El Pais e ogni altro quotidiano mondiale)

    Lei si chiede come mai i pediatri di alcune regioni sono pagati a cottimo sulle vaccinazioni?

    Lei si chiede come mai Carlo Rienzi (CODACONS) afferma che nel presente piano vaccinale sia stato scritto dall’80% da persone che sono stati o sono ancora in rapporti finanziari con le farmaceutiche?

    Non lo vede, Lei, giornalista, il conflitto di interessi?

    Lei non si chiede come mai, esistono sentenze in Italia che certificano danni da vaccino, autismo compreso, da 20 anni a questa parte?
    (Una delle fonti: Repubblica)

    Lei, non si chiede, come mai, AIFA abbia rilasciato i dati sulle reazioni avverse a seguito di un esposto al tribunale di torino e non li abbia resi pubblici anno dopo anno sul proprio sito?
    «Anche perché questo documento è in realtà la replica dell’AIFA a una precisa e circostanziale richiesta della procura di Torino».
    (Fonte: CODACONS)

    Lei, non si chiede come mai, tali dati, abbiano confutato i sostenitori del decreto Lorenzin i quali hanno affermato, con fare ossessivo, che le reazioni avverse erano 1 su 2 milioni, quando AIFA le porta a 21.500 circa in tre anni?
    (Fonti: CODACONS, InformaSalus)

    Lei, non si chiede come mai, soggetti come Villani, presidente della Società Italiana Pediatria, dica che non c’è alcun conflitto di interesse se la GLAXO e le altre farmaceutiche finanziano a suon di centinaia di migliaia di euro le associazioni pediatriche o di medici di base ecc… SIP compresa?

    Lei, non si chiede come mai debbano essere semplici cittadini a fare queste domande a un ministro nominato da un governo che si è insediato grazie ad una legge elettorale dichiarata illegittima dalla consulta costituzionale?

    In ultimo, una domanda: quando si dimette?
    Grazie e buon lavoro.

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    CHIAMA IL 1530 PER MANDARE AFFANBAGNO LA GUARDIA COSTIERA: DENUNCIATO

  • di Salvatore Caporale
  • Uno colpito da un colono, l’altro dall’esercito. Incidenti in vari quartieri e in Cisgiordania

    Ancora scontri a Gerusalemme nel venerdì di preghiera dei musulmani a seguito della decisione del governo israeliano di vietare l’accesso alla Spianata delle Moschee agli arabi di età minore di 50 anni.

    Gli incidenti, secondo la stampa israeliana, avrebbero causato almeno 3 morti e quasi 200 feriti.

    Due vittime

    Un palestinese di 17 anni è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un colono israeliano a Gerusalemme Est, nel quartiere a maggioranza araba di Ras Al-Amoud. La notizia è stata riferita dal Jerusalem Post, da Haaretz e dall’agenzia palestinese Maan. I media ricordano che nel sobborgo ci sono stati scontri tra la polizia israeliana e manifestanti palestinesi che protestavano contro le restrizioni all’accesso alla Spianata delle Moschee. Due dei feritisarebbero in gravi condizioni: uno è stato colpito da un proiettile di gomma e l’altro coinvolto nell’esplosione di una granata. Almeno 29 gli intossicati dai lacrimogeni lanciati dalla polizia e uno di essi risulta in gravi condizioni. Una seconda vittima, secondo quanto riferito dal governo palestinese, si è registrata nel primo pomeriggio sempre nei quartieri orientali della città: un uomo è stato abbattuto nell’area di A-Tur dal fuoco dei militari israeliani che hanno risposto al lancio di pietre e bottiglie.

    Incidenti anche in Cisgiordania

    Gli incidenti si sono verificati in diversi quartieri di Gerusalemme, e anche nelle vicinanze della città vecchia ci sono state cariche della polizia e arresti tra i fedeli musulmani. La polizia ha disperso con la forza un gruppo di fedeli islamici nella centrale via Sallah-a-din di Gerusalemme est. Le forze dell’ordine, secondo l’agenzia Maan, avrebebro impedito alle ambulanze palestinesi di raggiungere la zona. Secondo la Mezzaluna rossa, i feriti sarebbero quasi 200. Altri incidenti si sono verificati in Cisgiordania: all’ingresso di Betlemme e al valico di Qalandya, presso Ramallah, dove, sempre secondo i media palestinesi, si registrano 2 feriti.

    Fonte: interris

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  • di Dolors Massot
  • Più di 13 milioni di persone hanno visto il video sul pericolo di una delle pratiche a facilità di collegarsi ad altri su Internet è stupefacente, e una persona che a casa ha la porta blindata e chiude tutte le finestre prima di uscire lascia invece aperta la “porta” di Internet. Le reti sociali, soprattutto tra i più giovani, possono diventare una trappola, un vero inferno.
    Milioni di adolescenti usano Whatsapp, Snapchat, Instagram, Skype, Periscope, Facebook…, e ogni giorno vi entrano con la speranza di trovare delle novità, di essere ascoltati, conoscere nuovi amici e divertirsi. Non tutti gli utenti, tuttavia, sono bambini e adolescenti sani e benintenzionati.

    Un appuntamento?
    È verificato che chi delinque dal punto di vista sessuale impiega le reti sociali per collegarsi alle sue vittime. La pratica si chiama “grooming” e si svolge in modo molto semplice: i pederasti si fanno passare per un minore della stessa età o di una simile a quella del ragazzo o della ragazza con cui vogliono entrare in contatto.Chiedono abilmente, risvegliano l’interesse del loro destinatario e inizia così un percorso che passa presto dall’amicizia a volere “qualcosa di più”, finché non arriva la domanda: “Perché non ci incontriamo?”
    Gli adolescenti, i vostri figli, a volte passano ore a chattare, e arrivano a raccontare agli amici cose intime perché pensano che si sia creato tra loro un clima di fiducia e di ascolto. Il fiume di sentimenti li porta a compiere passi a una velocità vertiginosa. Quello che non sanno è che dall’altro lato li può aspettare un mostro.

    Consapevole dell’aumento di molestatori che si avvalgono delle reti sociali per intrappolare le loro vittime, una compagnia telefonica ha diffuso di recente un video con cui mettere in guardia i più giovani e i loro genitori, perché non si tratta di un caso isolato, ma di un fenomeno in continua crescita.

    Come padri o madri, anche voi dovete preoccuparvi di quello che i vostri figli ricevono dalla rete. Non esitate a chiedere ai vostri figli chi sono i loro amici e a parlare con loro per metterli in guardia contro le persone che vogliono danneggiarli.

    Su Internet, come nei film, non è tutto come sembra. Se non ci credete guardate questo video e lo verificherete.

    (Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti)

    Fonte: Aleteia

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    PROFUGHI GRATIS ALLE TERME DI RICCIONE – FOTO

  • di Jesus Colina
  • See you again supera in visualizzazioni Gangnam Style

    Ormai è ufficiale. La sete di eternità vince su YouTube. Il video musicale See you again, dedicato all’attore defunto Paul Walker, ha fatto sfumare per numero di visualizzazioni il record di Gangnam Style.

    Il clip di Wiz Khalifa e Charlie Puth, colonna sonora del film Fast & Furious 7, ha superato i 2,9 miliardi di visualizzazioni, mentre il video del coreano Psy si è fermato a 2,8.

    Il dominio di Psy su YouTube durava da cinque anni.Consapevolmente o meno, See you again manifesta in modo evidente la sete di eternità che anima l’essere umano, soprattutto quando muore una persona cara.

    Fonte: Aleteia

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    Cosa rispondere ai «sedevacantisti» e ai cattolici che rifiutano l’autorità di questo papa?

  • di Manuela Petrini
  • Notte di panico tra Grecia e Turchia, dove gli abitanti sono stati svegliati da una violenta scossa di terremoto magnitudo 6.7 che ha fatto registrare il suo epicentro tra l’isola di Kos e la città costiera turca di Bodrum – l’antica Alicarnasso – e le vicine isole greche.

    Le persone spaventate sono uscite di casa e si sono riversate nelle strade, mentre i turisti presenti negli hotel della zona, hanno trascorso il resto della notte all’aperto allestendo dei letti di fortuna.

    Due morti e almeno 120 feriti

    Il violento sisma ha provocato la morte due turisti – uno turco e uno svedese – deceduti a causa del crollo del soffitto di un bar. Inoltre, 120 persone risultano ferite anche se nessuna di loro sarebbe in pericolo di vita. Almeno 78 di loro, secondo i dati forniti dalle strutture sanitarie, sarebbero state già curate e dimesse dagli ospedali. Nei crolli però, potrebbero esserci state anche altre vittime, visto che alcuni tweet, non ancora confermati dalle autorità, parlano di almeno cinque morti.

    Squadre di soccorso al lavoro

    Intanto, il sindaco dell’isola ellenica, Giorgos Kyritsis, ha spiegato che le squadre di soccorso sono subito entrate in azione per controllare se vi siano delle persone intrappolate nelle macerie degli edifici crollati. Il primo cittadino greco, inoltre, ha comunicato che sono stati attivati anche l’esercito e i servizi di emergenza.

    Danni ingenti a Kos e un “mini tsunami”

    Dopo il sisma e i primi momenti di paura è iniziata la conta dei danni. Un “mini tsunami” provocato dalla prima violenta scossa e dal seguente sciame sismico, ha causato un’onda anomala – alcuni cittadini hanno riferito di aver visto “il mare ingrossarsi” – che ha allagato il lungo mare, travolgendo barche, biciclette e motorini. L’acqua ha invaso la passeggiata costiera inoltre, come riportato da La Stampa, in alcune fotografie comparse sui social network si vedono le strade trasformate in fiumi e invase da oltre venti centimetri d’acqua. Ma i danni più ingenti, si sono verificati nel centro storico: molti edifici sono stati danneggiati, tra cui anche l’antica moschea e la fortezza del 14esimo secolo situata all’ingresso del porto.

    Fonte: interris

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    Caruggi, richiesta di sigaretta e sgambetto alle spalle: presi 2 marocchini

  • di Veronica Lea
  • La morte nel giorno del compleanno dell’amico Chris Cornell, anch’esso suicida

    La musica rock perde un altro dei suoi protagonisti. Chester Bennington, il cantante del noto gruppo hard rock Linkin Park si è suicidato impiccandosi nella sua abitazione in California.

    Un passato pesante

    Aveva 41 anni e 6 figli, avuti da due diversi matrimoni. Soffriva da anni di depressione e in passato aveva fatto uso di alcool e droghe, forse a causa della sua triste storia familiare: venne abusato dall’età di 8 anni da un conoscente della sua famiglia.

    La musica rock perde un altro dei suoi protagonisti. Chester Bennington, il cantante del noto gruppo hard rock Linkin Park si è suicidato impiccandosi nella sua abitazione in California.

    Un passato pesante

    Aveva 41 anni e 6 figli, avuti da due diversi matrimoni. Soffriva da anni di depressione e in passato aveva fatto uso di alcool e droghe, forse a causa della sua triste storia familiare: venne abusato dall’età di 8 anni da un conoscente della sua famiglia.

    Non è forse un caso che il frontman dei Linkin Park si sia ucciso in quello che sarebbe stato il giorno del 53esimo compleanno del suo caro amico Chris Cornell, il cantante dei Soundgarden: quest’ultimo si era tolto la vita, impiccandosi, nel maggio scorso. La morte dell’amico aveva sconvolto profondamente Bennington che sul suo profilo aveva scritto: “Non posso immaginare un mondo senza di lui”. Parole forse profetiche.

    Fonte: interris

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    Rapinata e violentata mentre entra in casa, arrestato marocchino

  • di Daniele Vice
  • Sebastian Kurz senza freni: “Il salvataggio non deve essere un ticket per l’Europa centrale”. Il sindaco dell’isola: “Parole da naziskin”

    Nuove tensioni fra Italia e Austria sui migranti, con il ministro degli Esteri di Vienna, Sebastian Kurz, che chiede, anzi pretende, l’interruzione “deltraghettamento di migranti illegali dalle isole italiane, come Lampedusa, verso la terraferma”. Il tutto è avvenuto dopo l’incontro con Angelino Alfano.

    Il giovanissimo leader dei popolari austriaci non sembra minimamente interessato ad abbassare i toni con Roma e Bruxelles, forse anche in vista delle elezioni politiche in programma il 15 ottobre. Da quando il 30enne lo scorso maggio ha preso in mano il timone del partito, la Oevp è nettamente in testa nei sondaggi, mentre prima era solo in terza posizione. Con Kurz il partito popolare si sta spostando verso destra. Un anno fa aveva suscitato polemiche con la proposta di bloccare i migranti su isole come Ellis Island, ora è la volta di Lampedusa. Dopo l’incontro con Alfano ai margini del consiglio permanente dell’Osce a Vienna, il ministro austriaco ha avvertito che “il salvataggio in mare non deve essere un ticket per l’Europa centrale”. “Se l’Italia – ha messo in guardia – dovesse continuare con i tempestivi trasferimenti sulla terraferma, da dove i migranti proseguono verso nord, non aumenterà solo il sovraccarico in Europa centrale, ma continueranno anche gli annegamenti“.

    Kurz ha, comunque, sottolineato che per il momento la cooperazione con Roma sta funzionando, “ma se l’Italia dovesse applicare il lasciapassare verso nord, metteremo in sicurezza i nostri confini”, ovvero scatterà la barriera al Brennero. Il ministro ha anche lodato l’iniziativa italiana sul codice per le Ong, impegnate nelle operazioni di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. Se le barche e le navi delle organizzazioni che non si atterranno alle regole “verranno sequestrate” è “la strada giusta“, ha affermato.

    Le reazioni dell’Italia non si sono fatte attendere. “Il ministro Kurz vuole trasformare Lampedusa in un campo di internamento per migranti. Questa non è l’Europa per cui ci battiamo”, ha commentato su Twitter il capogruppo socialista al Parlamento europeo, Gianni Pittella. E il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, ha rincarato la dose. “Una dichiarazione del genere – ha tuonato – me la sarei aspettata da un naziskin, non certo da un rappresentante delle istituzioni di un Paese della Comunità Europea. Evidentemente Kurz non sa neppure quanto è grande Lampedusa, e dimentica che nella nostra isola vivono seimila persone che si sentono europee”. “Dalle parole che ho letto – ha aggiunto il sindaco – capisco che il ministro non sa come avvengono gli sbarchi, in quali condizioni vengono soccorsi i migranti che arrivano a Lampedusa, e non sa quanti sforzi compiono quest’isola e i suoi abitanti per l’accoglienza umanitaria“.

    Parlando alla festa dell’Unità di Milano, il ministro degli interni Marco Minnitiha ammonito: “Non dobbiamo consegnare l’Italia ai cattivi maestri della demagogia. Devo trasmettere un messaggio che questo meccanismo dell’immigrazione va governato e va governato nel rispetto dei diritti della persona“. Minniti ha assicurato: “Io voglio governare i flussi illegali, e su questo ci ho messo la faccia. So bene che a quel punto il popolo italiano mi capirà: di fronte al blocco dei flussi illegali potrò aprire i flussi legali”.

    Fonte: interris

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    La brexit fa “VOLARE” la Gran Bretagna: tasse tagliate al 15%, in Italia invece si continua ad aumentarle per pagare all’UE miliardi di euro l’anno di interessi sul debito pubblico.

    tratto dall’Osservatore Romano – Almeno trenta civili siriani sono stati uccisi ieri in due distinti raid aerei compiuti su alcune aree sotto il controllo del cosiddetto stato islamico (Is) nei pressi di Raqqa. Lo hanno denunciato gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (voce dell’opposizione con sede a Londra) e confermato diverse fonti di stampa.

    Nel dettaglio — dicono le fonti — quindici persone, tra cui tre bambini e quattro donne, sono morti nel villaggio di Zur Shammar, vicino Raqqa, la principale roccaforte dell’Is in Siria teatro di un’offensiva di terra condotta da una coalizione curdo-araba sostenuta dagli Stati Uniti. Più a sud, in una zona della provincia di Deir Ezzor, sempre controllata dai jihadisti, sono stati uccisi altri quindici civili, soprattutto bambini. Le responsabilità dei raid non sono chiare: molti accusano le forze della coalizione internazionale a guida statunitense, altri puntano il dito contro l’esercito siriano e Mosca.

    Intanto, ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di porre fine al programma segreto della Cia per armare e addestrare ribelli siriani, una mossa che è stata a lungo caldeggiata dalla Russia. A rivelarlo è il Washington Post citando fonti ufficiali americane. Il programma era stato uno dei punti di forza della linea adottata dall’amministrazione Obama per fare pressione sul presidente Assad, ma la sua efficacia è stata messa in dubbio dopo il dispiegamento delle forze russe in Siria. Secondo le fonti ufficiali citate dal Washington Post, la decisione di Trump di eliminare il programma segreto riflette non solo l’intento del presidente di trovare modi più efficaci per collaborare con la Russia sulla Siria, ma anche il fatto che per Washington in questa fase la rimozione di Assad non è una priorità assoluta.

    Il quotidiano riferisce inoltre che Trump ha preso la decisione di eliminare il programma circa un mese fa, dopo un incontro con il direttore della Cia Mike Pompeo e con il consigliere per la sicurezza nazionale, Herbert Raymond McMaster, prima del faccia a faccia con il presidente russo Vladimir Putin in Germania il 7 luglio scorso ad Amburgo.

    Fonte: Tempi

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  • di Loredana Suma
  • Una scelta controcorrente si può fare a 19 anni. Una ragazza come tante altre, con un progetto da realizzare e tanto amore per i bambini. Eleonora è una studentessa di Biotecnologie, ma è anche volontaria Abio (Associazione per il Bambino In Ospedale) presente in tanti nosocomi italiani. Una realtà che, per sua stessa definizione, significa tante cose: è il sorriso portato dove c’è la malattia, è il colore che arriva in un ambiente che può fare paura, significa essere vicino ai genitori, ai bimbi, agli adolescenti in un momento così difficile. Eleonora ci racconta la sua storia: cambiare si può e allarga il cuore.

    Eleonora tu hai 19 anni, da quanto sei volontaria Abio?
    “Faccio parte del gruppo di volontariato da quasi un anno. Quando sono entrata ero la più giovane del gruppo, ho dovuto fare una selezione affinché fossi presa. Mi dedico all’attività una volta a settimana, anche se spesso mi risulta difficile per via dello studio”.

    Quando è nata questa idea?
    “L’idea di fare volontariato è sempre stata dentro di me. Fin da quando ero piccola, ho sempre espresso il desiderio di rendere in qualche modo felici gli altri, ho solo aspettato di diventare maggiorenne, avevo un’idea ben precisa: stare con i bambini. Così appena ho compiuto gli anni mi sono informata e ho trovato quest’associazione, che mi è sembrata la più consona alle mie aspirazioni”.

    Cosa vuole dire per te fare la volontaria?
    “Significa dedicarsi agli altri, dare se stessi, rendere felice qualcuno, strappargli un sorriso. Io frequento il reparto di pediatria, il nostro compito principalmente è quello di stare nella sala giochi, quindi capita spesso che i bambini stiano con i propri genitori e a volte risulta difficile farli staccare da loro, quasi avessero paura, la vera vittoria la raggiungi quando riesci ad ottenere completamente la loro fiducia, li vedi ridere, stare bene e vedi rasserenati i anche i genitori, per un momento sembra quasi dimentichino dove si trovano. Fare il volontario significa condividere se stessi con gli altri”.

    Come concili i tuoi studi con questa attività?
    “Come la maggior parte dei ragazzi della mia età studio e infatti spesso mi risulta difficile riuscire conciliare l’università con questa attività. Cerco di farlo il più possibile, organizzo la mia settimana sapendo che il lunedì mattina ho tre ore da dedicare ai bambini, ed è una cosa che mi rende felice, anche se sono comunque obbligata a rinunciare, in particolare quando devo sostenere un esame”.

    Come affronti i piccoli pazienti?
    “È difficile spiegare come mi comporto con loro, mi viene tutto così naturale! Sono me stessa, cerco di farli stare bene, di farli divertire, ci parlo. Ci sono i più timidi e quelli che lo sono meno, a seconda di chi trovo cerco di modellare il mio approccio, a volte mi è capitato di non riuscire a coinvolgere qualcuno nelle attività che svolgiamo, ma anche quella è una vittoria per noi, perché il bambino quando sta lì può decidere se giocare, disegnare o non fare niente e se vuole stare per conto suo rispettiamo tranquillamente la sua decisione, pensando che in quel momento sia l’unica cosa che davvero può decidere da se”.

    Rispetto ai tuoi coetanei ti senti diversa?
    “No, anzi, mi sento arricchita. Dopo aver fatto il turno sono carica di energia positiva, sento di aver fatto del bene e di averlo ricevuto”.

    Che cambiamenti ha portato nella tua vita?
    Sicuramente come tutto quello che si fa nella vita è un’esperienza che fa crescere, riflettere, perché ti mette a contatto con una realtà che normalmente si ignora. Mi ha fatto scoprire capacità di me stessa che non conoscevo. In quei momenti ti metti in gioco, cerchi di dare il meglio di te stessa. Mi sono ritrovata a costruire oggetti e fare disegni che mai avrei potuto immaginare di fare”.

    L’esperienza più significativa?
    “Finora non posso dire di averne avuta una in particolare. Mi rendo conto che ogni piccolo paziente è speciale. Ricordiamo che si tratta di bambini malati che provano il dolore e non sanno di cosa si tratta. È significativo semplicemente pensare che soffrono e non puoi spiegarglielo. Questo è veramente difficile”.

    Che messaggio ti piacerebbe lanciare ai ragazzi che “buttano” via il loro tempo
    “Che il tempo è prezioso, che si può fare tutto ciò che si vuole, ma quando vedi una realtà diversa cambia tutto. Probabilmente chi spreca la propria esistenza con cose inutili dovrebbe entrare in un ospedale pediatrico e rendersi conto che la vita vale molto”.

    Fonte: interris

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  • di Damiano Mattana
  • Giornalista, narratore, saggista ma anche filosofo, pensatore e, addirittura, teologo: una straordinaria varietà di talenti convogliati nella monumentale figura di Gilbert Keith Chesterton, l’intellettuale londinese che, sulla base del suo rapporto con la fede cristiana, costruì la sua enorme sfera culturale, capace di sondare l’interiorità del pensiero umano in tutte le sue sfaccettature. La sua è stata una visione profonda, poliedrica, dispensatrice di sempre nuove sorprese e soggetta alle più diverse interpretazioni, forse proprio per la sua capacità di spaziare con sapienza e saggezza attraverso tutte le sfere dell’intelletto, regalando letture approfondite dell’uomo anche attraverso la creazione di personaggi come padre Brown, il prete investigatore “progenitore” del nostrano Don Matteo. E’ possibile racchiudere in un’opera una tale grandezza spirituale e cognitiva? Raccontare in un volume l’incredibile vastità culturale di una figura che, a cavallo fra l’800 e il ‘900, seppe interpretare al meglio i timori dell’uomo verso la modernità e renderle parte di una sofisticata ricerca della verità cristiana? E’ quanto abbiamo chiesto a Paolo Gulisano, saggista e autore, assieme a don Daniele De Rosa, del libro “Chesterton – La sostanza della fede”.

    Come è nata l’idea di incentrare un volume sul pensiero di Chesterton? E’ frutto di un apposito lavoro di ricerca?
    “La mia frequentazione di Chesterton è di lunga data. Già nel 2002 feci una sua biografia per l’editrice Ancora, intitolata ‘Chesterton e Belloc – Apologia e profezia’ perché, in quell’occasione, parlavo di lui e del suo migliore amico, lo scrittore anglofrancese Joseph Hilaire Pierre René Belloc. Credo sia stata la prima biografia italiana sull’autore inglese. Sono passati 15 anni ma, durante questo tempo, ho continuato ad approfondire non solo la figura di Chesterton ma soprattutto il pensiero, il quale è veramente sterminato. Nel frattempo, insieme ad altri amici ho dato vita alla Società Chestertoniana italiana, della quale ricopro il ruolo di presidente. Quindi, anche grazie a questo lavoro di collaborazione (tra l’altro in quest’ambito ho conosciuto anche il coautore di questo libro, don Daniele De Rosa, un giovane sacerdote e teologo della diocesi di Vicenza) è nata l’idea di un libro sul pensiero di Chesterton: un pensiero che è filosofico, politico e anche teologico e, quindi, molto vasto. Per questo abbiamo pensato che valesse la pena fare un lavoro veramente approfondito e presentarlo per la prima volta ai lettori italiani”.

    A cosa si riferisce l’espressione “la sostanza della fede” contenuta nel titolo?
    “Può essere considerato un po’ come un gioco di parole umoristico. Chesterton era certamente un grande pensatore, e nel libro lo riveliamo come tale, ma era anche un grande umorista che sapeva ridere di sé e delle cose. I suoi personaggi, come padre Brown, ci fanno pensare sorridendo. Quindi, ‘la sostanza della fede’ è da una parte il contenuto cioè la base, ciò che sta sotto, l’essenza della fede che per Chesterton era fondamentale; però, in quest’espressione, c’è anche un gioco di parole perché ‘sostanza’ dà l’idea di un qualcosa di materiale, di concreto. E poi Chesterton era un uomo di grande massa, un omone di un metro e novanta per 140 chili e quindi era decisamente un uomo di ‘sostanza’. Possiamo dire che Chesterton, con tutto il ‘peso’ della sua persona ha voluto appunto trasmettere e far conoscere la fede ma anche la speranza e la carità: le tre principali virtù che fanno capolino da tutte le sue opere, quelle saggistiche e anche quelle narrative”.

    Quanto e cosa rappresenta, oggi, la figura di un autore così poliedrico come Chesterton?
    “Possiamo dire che è stato un grande testimone della fede, con la sua vita e le sue opere, e questo è sicuramente il primo aspetto importante. Con la sua vita, perché è stata appassionata e fatta di coraggiosa testimonianza, ad esempio come giornalista: lui esordì con questo mestiere e andò subito controcorrente perché si trovò a condannare, nei suoi reportage, le guerre anglo-boere, intraprese dall’Inghilterra in Sudafrica allo scopo di mettere le mani sui beni del sottosuolo, dietro il pretesto di allontanare da quelle zone i coloni boeri, di origine olandese. Quindi, già allora, Chesterton ebbe il coraggio di dire le cose come stavano, cosa che ha fatto per tutta la vita. Fu un grande giornalista, corretto, leale verso i fatti, la realtà e la verità. E poi, da uomo di fede, fece la stessa cosa nei confronti del cristianesimo: da giovane non era molto praticante e, anzi, entrò a un certo punto in un tunnel di depressione dal quale uscì con la consapevolezza che, invece, il cristianesimo era un evento gioioso di salvezza. Nei suoi libri, dice che lo straordinario segreto del cristianesimo è la gioia. Poi spiegherà ancora che il fondamento della gioia è nella gratitudine”.

    E’ quindi molto attuale…
    “Chesterton ancora oggi è di una straordinaria attualità, un testimone: ci fa vedere come si vive e si lavora appassionati alla verità e all’umanità che ci sta attorno, pronti a difendere entrambe. Già negli anni 20, per esempio, aveva scritto un libro sull’eugenetica, quando ancora non ne parlava nessuno (invece oggi è diventata una triste realtà). Fu quindi anche un profeta, che anticipò i tempi e vide con grande lucidità quelli che erano i mali e gli inganni del pensiero della modernità. E oggi che siamo nella postmodernità, possiamo dire che le sue analisi sono più che mai valide. E così le sue proposte sul come vivere: negli anni 20-30, faceva proposte di politica economica e fondò la Lega distributista per realizzare pienamente la dottrina sociale cristiana. Quindi direi che nel campo sociale, filosofico e religioso, tutta la grandezza testimoniata da Chesterton è un patrimonio prezioso ancora tutto da valorizzare”.

    In questi quindici anni, ha scoperto qualcosa di nuovo rispetto a quello che aveva notato in precedenza nella figura di Chesterton?
    “Sì. Se 15-20 anni fa mi aveva colpito molto il Chesterton narratore (padre Brown, ‘Il Napoleone di Notting Hill’, ecc.) e la sua vicenda umana, in questo periodo, anche per l’emersione di altri testi inediti, ho avuto modo di scoprire il Chesterton filosofo (se non addirittura teologo) che affondava la propria fede anche nelle figure di grandi santi del passato come Tommaso Moro, San Francesco d’Assisi (al quale ha dedicato una stupenda biografia) e San Tommaso d’Aquino. Ho scoperto davvero un teologo che era capace di raccontare i misteri della fede e di ragionare sui problemi dell’uomo con semplicità e immediatezza, il che non ha mai voluto dire ‘banalizzazione’. Chesterton era un uomo molto umile, non si dava arie di essere un sapiente e un intellettuale ma, dietro quest’umiltà, c’era una cultura sterminata che riversava nei suoi libri. Io ho avuto la fortuna di vedere la sua biblioteca, a Oxford, ed è qualcosa di incredibile: aveva una grande curiosità intellettuale, non c’era nulla che non gli interessasse, che non gli stesse a cuore o che non indagasse del pensiero umano. E quindi, se magari la cultura ufficiale non lo ha mai celebrato e consacrato come intellettuale, abbiamo in Chesterton forse il più grande pensatore cristiano del Novecento”.

    Il Chesterton-pensiero si incentra quindi nella figura dell’uomo? Un uomo semplice ma che, con l’intelletto, sopperisce a eventuali mancanze fisiche, come nel caso di padre Brown?
    “Certo. C’è un libro di Chesterton che si chiama ‘Man alive’ (tradotto in Italia anche con il titolo ‘Le avventure di un uomo vivo’): lui ci mostra come essere uomini vivi, veri e quindi autentici, innamorati e cercatori della verità. La quale, poi, non può non diventare un elemento vivificante della nostra vita: ‘non dobbiamo vivacchiare’, ci dice, ma vivere con pienezza nel nostro tempo, nel lavoro, negli affetti e nelle passioni. Essere uomini vivi, come lo stesso padre Brown il quale non viene preso molto sul serio, è snobbato quando viene incontrato: le persone vedono questo ‘pretino’ dalla faccia insignificante dentro il quale, invece, ci sono una profondità e una ricchezza di saggezza e di umanità assolute. In qualche modo, attraverso figure come padre Brown, Chesterton ci dice anche: ‘Tenete gli occhi aperti e non giudicate alla prima impressione’.

    E’ quindi questo il segreto dell’attualità e della validità culturale di Chesterton?
    “Se Chesterton diceva che lo straordinario segreto del cristianesimo è la gioia, possiamo dire che il suo straordinario segreto è questo desiderio di essere uomini vivi, cercatori di verità. E, una volta trovata o trovati da questa verità (perché ci viene incontro), dirla, trasmetterla e gridarla dai tetti. Lui era un grande testimone e comunicatore della fede: lo faceva sui giornali e nei suoi tanti libri. Insomma, un appassionato comunicatore della verità, della bellezza e di tutto ciò che dà senso alla vita umana. Tutto questo è stato Gilbert Chesterton”.

    La vostra ricerca, dunque, non si fermerà qui…
    “Andremo avanti anzitutto perché, come Società Chestertoniana che ha un blog che, non a caso, si chiama ‘Il blog dell’Uomo Vivo’, vogliamo continuare a far conoscere Chesterton. E poi, quello che io e don Daniele (De Rosa, ndr) ci auguriamo è che molte persone, attraverso le pagine del nostro libro, possano incontrare questa straordinaria figura e questo pensiero che è semplice ma illuminante, del quale anche la chiesa del nostro tempo ha bisogno. E’ un nostro piccolo contributo anche all’opera di evangelizzazione del terzo millennio”.

    Fonte: Interris

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    Studente Usa morto a Roma: fermato senzatetto

  • di Milena Castigli
  • Per ora, “vive” poco più di mezz’ora perché il monoblocco di silicone resiste solo per 3.000 battiti

    Il team di ricerca del Laboratorio di Materiali Funzionali presso l’Eth di Zurigo (in Svizzera) ha realizzato il primo cuore artificiale in silicone stampato in 3D, un monoblocco di materiale morbido in grado di pompare sangue esattamente come un organo reale.

    L’ideatore e creatore del dispositivo è il dottor Nicholas Cohrs, uno studente di dottorato del gruppo del professor Wendelin Stark, docente di Ingegneria dei materiali funzionali presso il noto istituto elvetico.

    Le caratteristiche

    L’organo, creato con tecnica di fusione a cera persa, pesa 390 grammi e riproduce fedelmente la forma e le dimensioni del cuore umano: la sua struttura interna è infatti in grado di contrarsi ritmicamente per pompare il sangue – imitando il ritmo del battito cardiaco umano – grazie al fatto che i suoi ventricoli sono separati da una camera pressurizzata che permette di far fluire il sangue sostituendo la contrazione muscolare.

    3000 battiti

    Per ora, non riesce a “vivere” più di mezz’ora perché il monoblocco di silicone resiste soltanto per circa 3.000 battiti. Lo dimostrano i primi test condotti dai ricercatori Eth pubblicati sulla rivista Artificial Organs. “Questa è solo una prova di fattibilità: il nostro vero obiettivo – spiega il ricercatore Nicholas Cohrs – non era quello di presentare un cuore già pronto per l’impianto, ma pensare ad un nuovo modo di sviluppare cuori artificiali”.

    Le pompe attualmente disponibili, infatti, usate come soluzione ponte in attesa del trapianto, sono dispositivi rigidi formati da parti meccaniche che fanno fluire il sangue in modo continuo, senza imitare il battito fisiologico. Spesso, danno difficoltà e problemi al paziente. Per questo motivo, “abbiamo voluto sviluppare un cuore artificiale che fosse grande quanto quello del paziente e che lo imitasse il più possibile nella forma e nella funzione“, sottolinea Cohrs.

    26 milioni di malati

    Secondo l’Oms, oltre 26 milioni di persone nel mondo soffrono di insufficienza cardiaca grave e necessitano di un trapianto di cuore, ma il numero di donatori è radicalmente inferiore. Il prossimo passo per gli studiosi elvetici sarà quello di aumentare l’autonomia del proprio prototipo sperimentale affinché un giorno – si spera non troppo lontano – possa essere usato in sala operatoria al posto di quello umano.

    Fonte: interris

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    Il dibattito politico del momento si incentra oggi, dopo l’esplosione del caso mediatico sulla spiaggia di Chioggia, sull’approdo in aula a Montecitorio della legge a firma Emanuele Fiano, che introduce il reato di propaganda del regime fascista e neonazista. Molti i commenti contrastanti relativamente alla possibilità di approvare questa legge, e ha fatto molto rumore lo scontro fra Pd e M5S, il quale l’ha bollata come ”liberticida”. E in questo clima tiene ancora banco la questione vaccini, dopo la manifestazione di Pesaro (LEGGI), e si torna a parlare di interventi normativi sulle cosiddette ‘fake news’. IntelligoNews ha chiesto al filosofo Diego Fusaro di tracciare un quadro complessivo, per capire se tutti o in parte questi avvenimenti possano essere ricompresi in un ragionamento d’insieme.

    Diego Fusaro

    Dopo il caso della spiaggia di Chioggia, arriva in aula la legge sull’apologia di fascismo. Che ne pensa? 

    ”Sono sempre più convinto che si stia utilizzando la condanna del passato per assolvere integralmente il presente. E in questo caso l’antifascismo, cosa giusta e nobile ai tempi di Gramsci e Gobetti, diventa oggi un alibi di accettazione integrale del capitalismo da parte delle sinistre, che devono dirsi antifasciste per raggiungere questo obiettivo. Sono totalmente antifasciste in assenza di fascismo per essere ultracapitaliste in presenza di capitalismo. Questo è il paradosso dell’antifascismo di oggi, che oggi è solo alibi a dir poco ridicolo a mio giudizio”.

    Non sono in pochi a commentare che su questa strada, però, in qualsiasi tematica lo Stato potrebbe dire a chiunque, ad esempio, cosa mettere o non mettere in una proprietà. 

    ”Diventa uno stato ‘fascista’, se vogliamo giocare con il termine. Ma questo lo hanno capito anche i bambini: oggi l’antifascismo è una categoria per legittimare atteggiamenti di questo tipo ed è un bel po’ di tempo che ciò avviene. Tu sei antifascista contro il fascista di turno, a cui affibbi quella categoria, e puoi fare ciò che vuoi”.

    Anche sulla questione vaccini l’obiezione più forte è quella della libertà di farli o meno.

    ”E’ ovvio che lo stato italiano, in relazione ai vaccini, deve seguire una decisione presa oltreoceano e cerca di farlo con solerzia. E di impedire le voci dissenzienti. A Pesaro io ero sul palco con Paragone e alcuni medici, e mi dicono che fossimo in quarantamila. Il problema è che stanno radiando medici dall’ordine appena dissentono, in un clima di persecuzione che ci riporta a pagine tristi della storia occidentale”.

    Intanto si torna a parlare di fake news, con l’Agcom a favore di un intervento normativo. Il quadro è lo stesso?

    ”Viene definita fake news ogni notizia non allineata e disorganica rispetto alla grande narrazione del pensiero unico: che infatti bolla come complottismo o fake news ogni notizia o voce che non si allinea”.

    Oggi è l’Italia, a livello europeo, a trovarsi non allineata rispetto alla questione migranti: e il trattamento non è dei migliori… 

    ”Esattamente. L’Europa, secondo me, non è mai esistita autenticamente come Unione Europea. E sulla questione dei migranti oggi si vede, oggi, come sia solo una copertura degli egoismi dei singoli capitalisti europei”.

    Fonte: Intelligonews

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    Scandalo negli Usa: Fbi non “perseguirà Clinton”

  • di Gaetano Paciello
  • La stella del Barça avrebbe già detto ai connazionali che andrà a Parigi. L’attaccante del Real pronto per una nuova avventura in al Chelsea

    Ufficializzata la trattativa del Paris Saint-Germain per Neymar. A confermalo è lo stesso tecnico della squadra francese, Unai Emery: “Se vogliamo competere con i migliori, dobbiamo comprare i giocatori migliori”. “Vogliamo i migliori, quelli che giocano nei club più forti al mondo – afferma l’allenatore in un’intervista rilasciata a L’Equipe e subito rilanciata dai media spagnoli -. Vogliamo competere con Bayern, Barcellona e Real, in questa sessione di mercato arriverà uno dei 5 giocatori top al mondo”. Gli obiettivi del club parigino sono “Neymar, Alexi Sanchez e Mbappè: il nostro primo desiderio è prendere un giocatore molto forte in attacco”. Intanto, il quotidiano spagnolo “Marca” rilancia un’indiscrezione: secondo il brasiliano “Lance”, Neymar avrebbe già comunicato il suo passaggio al Psg ai connazionali che giocano nella squadra allenata da Emery, ovvero Dani Alves, Marquinhos, Thiago Silva e Lucas Moura.

    Morata: “A Londra da protagonista”

    “Me ne vado al club e dal tecnico che più mi hanno cercato, Antonio Conte è ottimo per me“. Parole al miele, quelle di Alvaro Morata che parla già da centravanti del Chelsea, dopo aver ufficializzato, nelle scorse ore, il suo trasferimento dal Real Madrid al club campione della Premier League. L’attaccante spagnolo ritrova l’allenatore che ha sfiorato al suo arrivo alla Juve, nella stagione 2014-2015. Parlando a Los Angeles, l’ex bianconero, al quale era interessato anche il Milan, racconta i risvolti della trattativa. “E’ stata una strana estate, ma alla fine tutto si è risolto: vado in un club che mi cercava da anni, con un allenatore col il quale ho parlato più di una volta. Protagonista con la maglia dei Blues? Vado a Londra esattamente per questo“.

    Conte al Chelsea fino al 2021

    Nel frattempo a Londra continua il matrimonio tra Antonio Conte e il Chelsea, insieme fino al 2021. Il vecchio contratto, triennale, sarebbe scaduto nel 2019 ed è stato prolungato per altri due anni. L’ufficialità è arrivata nelle scorse ore tramite un comunicato pubblicato sul sito del club. “Sono molto contento di aver firmato un nuovo contratto con il Chelsea – afferma Conte -. Abbiamo lavorato molto duramente nel primo anno per ottenere qualcosa di incredibile e di cui sono molto fiero. Ora dobbiamo lavorare ancora di più per rimanere al top. I tifosi del Chelsea mi hanno dato grande sostegno fin dal primo giorno del mio arrivo un anno fa ed è importante che continuiamo a vincere insieme”. Nel nuovo staff di Conte, in questa nuova stagione due new entry: Paolo Vanoli, in qualità di assistente tecnico della prima squadra, e Davide Mazzotta, assistente player analysis.

    Fonte: Interris

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  • di Roberto Marchesini
  • Mi è stato segnalato un articolo pubblicato da Teen Vogue che ha l’obiettivo di educare gli adolescenti al sesso anale (http://www.teenvogue.com/story/anal-sex-what-you-need-to-know). Cosa ne penso? Francamente? Penso che siamo oltre al disgustoso, oltre all’orripilante… siamo al ridicolo.

    Partiamo dall’inizio, quando si spiega ai ragazzini che «non tutti fanno del sesso “pene nella vagina”». Eh, già: il sesso «in vasu naturale» si chiama «pene nella vagina», così risolviamo il problema di cosa sia naturale e cosa non lo sia. Dopo aver abolito la parola «naturale», l’articolo ci stupisce con ulteriori acrobazie lessicali. Non esistono maschi o femmine: esistono «possessori di prostata» e «non possessori di prostata». Dite la verità… non avreste mai potuto pensare ad una cosa simile, vero? Poi arriva la parte pratica, che consiste in tre punti: 1) «Andateci piano» (senza specificare perché); 2) «Il lubrificante è essenziale» (senza specificare perché); 3) «Si, potrebbe esserci della cacca. […] Aspettarsi di fare sesso anale e di non imbattersi nella cacca è irrealistico”. A questo punto… link ad un articolo sulla cacca (http://www.teenvogue.com/gallery/what-your-poop-says-about-your-health), rullo di tamburi ed ecco la bomba: «Tutti fanno la cacca». Non l’avreste mai detto, vero? Meno male che ci informa la stampa progressista, altrimenti saremmo rimasti nell’ignoranza.

    Dulcis in fundo, un post-scriptum: «Questo articolo è stato aggiornato per includere l’importanza di utilizzare la protezione [il preservativo] durante il sesso anale». Capito? L’hanno aggiunto dopo. Ma a parte quest’aggiunta postuma, non c’è una sola parola riguardante i gravissimi rischi del sesso anale (malattie, lesioni e prolasso del retto). Questo articolo ha avuto diverse reazioni: dalla mamma che brucia la rivista (il cui video ha avuto più di un milione di visualizzazioni) al giornale che ha trovato l’articolo troppo poco progressista. Le donne sono infatti definite in base a cosa loro manca e l’uomo ha (non il pene… la prostata!), e nei disegni (si, ci sono anche le illustrazioni…) viene indicato l’organo del piacere maschile (nuovamente: la prostata!) e non quello femminile (il clitoride) (http://www.independent.co.uk/voices/teen-vogue-anal-sex-prostate-owner-sheila-michaels-feminism-teenagers-a7831671.html). Insomma: il mondo è bello perché è vario.

    Fin qui non ci sarebbe molto da commentare, se non i soliti «Che tempi, signora mia…», «Dove andremo a finire…» e cose del genere. Ma allargando un po’ la visuale si scoprono alcune cose curiose, se non interessanti. Partiamo dall’autrice, Gigi Engle, presentata come «educatrice sessuale» (altrove si definisce «femminista»). Dalle foto che circolano in internet, più che «educatrice sessuale», si direbbe esperta di «oggetti sessuali», visto che ne ha sempre in mano uno. Per Teen Vogue (ricordiamolo: una rivista per adolescenti) ha scritto altri articoli con questi titoli: «Consenso e BDSM [Bondage, Dominazione, Sado-Maso]: cosa dovresti sapere»«Come masturbarti se hai un pene»«Come masturbarti se hai una vagina».

    Di questa educatrice sessuale, però, sappiamo anche altro. Ad esempio, conosciamo la sua vita intima: «Sono una grande bugiarda e una nota traditrice. Credo che il mio passato impulso verso il tradimento sia dovuto al fatto che non ho mai davvero voluto impegnarmi in una relazione, nonostante egoisticamente desiderassi tutti i benefici di averne una». Inoltre sappiamo che… parla da sola. No, ci assicura, non è matta: «Pensare ad alta voce mi aiuta a […] dare un senso alle cose che dico». Forse è un po’ sorda…

    Ma Gigi Engle non è l’unica responsabile per questo geniale articolo. La responsabilità è sicuramente della giovanissima direttrice della rivista, l’ebrea afro-americana Elaine Welteroth. Quando è stata nominata direttrice della versione giovanile di Vogue (fino ad allora dedita a moda e celebrità) la rivista stava attraversando un periodo di crisi. La Welteroth ha reagito trasformando un frivolo giornale per ragazzini in un manifesto di propaganda liberal. Lei stessa ha dichiarato: «Penso che i nostri lettori si considerino degli attivisti». Non è certo un caso se, nel dicembre scorso, la rivista ha ospitato un articolo che attaccava personalmente e direttamente Donald Trump, accusato di «risvegliare il bigottismo, incoraggiare l’odio e normalizzare la menzogna». E non è un caso nemmeno se, nell’agosto dello stesso anno, ha pubblicato un articolo firmato da Hillary Clinton.

    Welteroth condivide la responsabilità con un’altra star del giornale, il direttore dell’edizione on-line Phillip Picardi. Difende a spada tratta l’articolo perché, gay cresciuto in una scuola cattolica, si lamenta di non aver ricevuto istruzioni adeguate sul sesso anale; ha trovato il modo di rimediare. In un suo tweet ha scritto: «La generazione Z sarà la più queer e la più coraggiosa di sempre». Grazie a Teen Vogue, ça va sans dire. Potremmo dire anche parecchio a proposito del gruppo editoriale che sostiene questo progetto, la Advance Publications della famiglia Newhouse (Neuhaus), proprietaria di un vero e proprio impero della carta stampata che comprende Vanity Fair e Wired, già noti ai lettori della Bussola per le posizioni ultra-liberal…Ma andremmo troppo lontano. Per ora fermiamoci qui… ce n’è pure d’avanzo.

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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    ASSAGGI ANCHE TU L’IMPASTO DEI DOLCI CRUDO PRIMA DI CUCINARLI? DOPO AVER LETTO QUESTO STUDIO NON LO FARAI PIÙ: È DISGUSTOSO…

  • di Silvia Lucchetti
  • La manipolazione ideologica veicolata dai media con l’enfasi sul parto di un uomo transgender, biologicamente donna

    All’inizio di luglio vi abbiamo parlato del caso di Searyl, il bambino nato da una donna che aveva già intrapreso il percorso di transizione per diventare uomo, e che ha poi chiesto che nessun documento governativo identifichi il sesso del figlio. Perciò nella tessera sanitaria del piccolo, nell’apposito spazio relativo al sesso c’è scritto “U”, “unassigned” (non assegnato) “undetermined” (non determinato).

    Oggi vi parliamo invece di un’altra storia assurda e dai risvolti devastanti, per la virtuale rubrica #cosedellaltromondo.

    L’altro ieri Repubblica, precisamente Reptv, titolava: «Usa, ”Sono un papà in dolce attesa”: racconto di una gravidanza trans».

    Il papà in attesa è Trystan Reese, una donna di Portland (Stati Uniti) che ha effettuato il processo di transizione senza rimuovere l’apparato riproduttivo. Così, dopo aver smesso la cura ormonale, ha potuto portare avanti la gravidanza e partorire Leo, un bambino che ha di fatto due papà, di cui uno però è la sua mamma con barba e aspetto da uomo. Trystan, insieme al marito Biff, ha voluto condividere e raccontare pubblicamente la sua esperienza, scrive Repubblica “anche per abbattere i pregiudizi nei confronti degli “uomini incinti” che, a suo dire, nel mondo sarebbero tanti” (Reptv, 18 luglio 2017).

    I due hanno creato una pagina facebook “Biff and I”, dove hanno narrato giorno per giorno attraverso foto e post i momenti della gravidanza e risposto alle domande dei curiosi. Sempre sul social network hanno dato l’annuncio della nascita del bambino con un video girato a pochissime ore dalla sua venuta al mondo.

    Fila tutto liscio vero? Tutto normale e logico! Cosa ci sarà mai da scandalizzarsi nel vedere un uomo (che però biologicamente è una donna) con la barba e il pancione? Ma come siete retrogradi e antichi! Si amano, cosa c’è di male?

    Il breve trafiletto di Repubblica è arricchito da un video in cui la coppia parla, si presenta, mostra la pancia che cresce, risponde ad alcune domande, e il filmato finisce mostrando i due, la madre-padre e il padre sul letto dell’ospedale con al centro il bambino appena nato (povera creatura, così piccolo è già prigioniero dei Social Media) e Biff che afferma: “La prossima volta che qualcuno ti dice che gli uomini non possono avere bambini, mostragli questo video” e Trystan risponde ridendo: “Io l’ho fatto. Ed è stato fantastico”.

    Il 9 e il 22 giugno anche Vanity Fair dedicava spazio a questa gravidanza trans, titolando per il primo articolo: «Sono un uomo e sono incinta». E dopo poche battute il pezzo prosegue:

    “Trystan è nato nel corpo di una donna, alla nascita gli è stato assegnato il sesso femminile e nonostante la decisione di iniziare il processo di transizione non ha mai pensato di modificare «le parti originali» del suo corpo. «Penso che il mio corpo sia bellissimo. È stato un dono nascere in questa fisicità e ho cercato di fare ciò che era necessario per mantenerla tale. Anche con gli ormoni e le altre modifiche»”.

    E poi:

    «Sto bene nel mio corpo di uomo transgender. Sono un uomo con un utero e ho la possibilità di portare un bambino dentro di me. Questa situazione non mi fa sentire meno uomo. Può accadere che un uomo riesca ad avere un figlio nel suo grembo».

    La coppia inoltre ha anche adottato i due nipoti di Biff, come ci informa Vanity Fair del 22 giugno:

    «Li abbiamo adottati cinque anni fa (…) È stato un lungo iter ma ce l’abbiamo fatta. Adesso sono felici di sapere che avranno un fratellino più piccolo ma non sono entusiasti dell’idea di dovere dividere i loro due papà con lui».

    Queste affermazioni così esageratamente autocelebrative sono una palese manipolazione del dato biologico.
    Il fatto di avere la barba non fa certamente di un individuo geneticamente femmina un uomo: Trystan è biologicamente, dal punto di vista cromosomico, gonadico e dell’apparato riproduttivo una donna! Solo grazie a questo ha potuto concepire un bambino e metterlo al mondo!

    Cosa possiamo intuire vi sia alla base della volontà della coppia, ed in particolare di Trystan, di procreare e di dare ampia spettacolarizzazione a tutta il percorso della gravidanza fino alla nascita del piccolo Leo? Non vi è dubbio che la coppia si voglia porre simbolicamente al vertice del movimento che promuove la battaglia a favore dell’ideologia gender, che afferma l’assoluta indipendenza dell’identità e del ruolo sessuale dal dato biologico.

    Per quanto riguarda gli aspetti psicologici di Trystan e Biff, è possibile – anche da parte di un non esperto – intuire come in entrambi sia presente di fatto un “delirio di onnipotenza”in cui si desidera e ci si illude di poter coniugare dentro di sé gli elementi maschile e femminile che la natura ha tenuto ben distinti. Infatti questo è evidente nella scelta di mantenere gli organi genitali da parte di Trystan, così come nell’interesse di Biff nei confronti di un partner somaticamente androgino.
    Sembra che nessuno pensi al futuro psicologico, e non solo, di questi tre bambini: i due nipoti adottivi e l’ultimo nato.

    Avendo come modelli due padri, di cui uno però ha anche messo al mondo il fratello minore, quali processi di sviluppo emotivo e relazionale si svilupperanno, e a quali conseguenze porteranno? Possiamo prevedere quantomeno la strutturazione di un’identità confusa e instabile, senza precisi punti di riferimento in grado di dare senso ai principi universali del maschile e del femminile, con il rischio almeno potenziale di sviluppare disturbi mentali veri e propri.

    A questo punto ci dobbiamo chiedere se tutto questo non sia, se non giuridicamente ma di fatto, una grave forma di violenza psicologia nei confronti di minori indifesi, che rischiano di essere ostaggi e vittime di una pericolosissima deriva ideologica che ha come obiettivo il completo sovvertimento antropologico dell’essere umano.

    Fonte: Aleteia

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  • di Salvatore Cernuzio
  • Ricordiamo con questo articolo la storia di Nicola Cockx a tre anni dalla sua scomparsa

    Tratto da Zenit.org – Da Santa Gianna Beretta Molla a Chiara Corbella Petrillo, alla schiera di mamme eroiche che hanno sacrificato la propria vita pur di salvare quella del proprio bambino non ancora nato si aggiunge un nuovo nome: Nicola Cockx.

    È questa una giovane madre britannica di Little Bollington, presso Altrincham (Cheshire), morta l’altro giorno a soli 35 anni per un cancro che non ha voluto curare pur di non mettere a rischio la salute di sua figlia.

    A Nicola fu diagnosticato un mieloma multiplo, una forma di tumore del midollo osseo che colpisce le plasmacellule, ancor prima di rimanere incinta. Inizialmente si era sottoposta ad un ciclo di radioterapia, ma preferì cercare farmaci e terapie alternative, pensando che un trattamento così aggressivo avrebbe potuto rovinare per sempre il suo sogno di maternità. “Il desiderio di diventare madre era più forte della paura della malattia”, riferiscono fonti a lei vicine, tra cui il marito Rudy, 39 anni.

    Quando Nicola scoprì di essere incinta decise, quindi, senza alcuna esitazione di rimandare la chemioterapia e un trapianto di cellule staminali che avrebbe forse potuto salvarle la vita, ma che avrebbe potuto comportare rischi per la vita che custodiva nel grembo. Optò pertanto per cure new age per combattere il male, studiando ad esempio la nutrizione all’Università di Manchester e concentrandosi su una dieta sana.

    Sua figlia Harriet è nata quindi sana e salva; subito dopo Nicola ha iniziato l’intenso ciclo di terapia. Tuttavia, otto mesi dopo il parto, non ce l’ha fatta.

    La sua famiglia la descrive come una donna “bella, coraggiosa e determinata”, e, seppur nel dolore, afferma: “Probabilmente se avesse fatto la chemioterapia sarebbe sopravvissuta, ma mai avrebbe avuto la figlia che ha sempre desiderato”.

    Fonte: Tempi

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    MILANO, MILLE PROFUGHI ARRIVATI FANNO COLLASSARE L’HUB DELLA CENTRALE

    Due sposi cristiani ricevono in abbondanza il dono della vita affidandosi alla Provvidenza

    Spesso ci interroghiamo sul significato profondo delle parole: sterilitàinfertilità, fecondità e apertura alla vita.
    Vi confesso che spesso in questi quattro anni di matrimonio ho avuto bisogno di ricevere chiarimenti rispetto a dei dubbi personali dai sacerdoti incontrati nei confessionali. Dopo il matrimonio mi veniva spontaneo interrogarmi su queste tematiche. Forse avrei dovuto approfondirle prima, in parte lo avevo fatto anche tramite il corso di preparazione al matrimonio. Ma si sa, ci vuole tempo e preghiera per comprendere certe questioni che hanno così a che fare con la nostra vocazione.

    “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza” (Berica editrice, collana UomoVivo) di Laura Debolini e Filippo Fiani è un libro che aiuta ad entrare nel senso vero dei termini maternità, paternità, accoglienza della vita, famiglia.

    Laura e Filippo sono due sposi che raccontano ognuno con la propria voce il desiderio di famiglia numerosa che hanno nutrito fin dal fidanzamento, il sogno di una casa aperta a tutti e viva, le loro esperienze di affidi brevi e lunghi, di figli accolti e lasciati andare.

    Il cuore del libro è l’avventura d’amore e burocrazia intrapresa per adottare in tempi diversi due bambini peruviani: Maria Pilar e Samuel. Ma poi la famiglia si allarga inaspettatamente, dopo tanti anni di matrimonio, con la nascita di Elisabetta.

    La bella introduzione dei fondatori di Ai.Bi. Marco Griffini e Irene Bertuzzi sottolinea che il libro è

    “Dedicato a tutte quelle coppie che vogliono intraprendere la strada dell’adozione e hanno bisogno di risposte non solo tecniche, ma anche emotive. Dedicato a quelle famiglie che hanno sperimentato l’adozione e si ritrovano a rivivere il viaggio della speranza, le paure, le incertezze, la felicità e la gioia di essere genitori. Dedicato a tutte le famiglie che si sentono famiglia”.

    Un libro per tutti: perché ciascuno ha bisogno di comprendere la differenza tra voler possedere e rendersi disponibili ad amare e accudire incondizionatamente.

    Il libro non è un manuale pratico e veloce per sapere tutto sull’adozione, anche se non mancano informazioni importanti, ma è un diario prezioso di due sposi cristiani. Perché come si legge nell’introduzione…

    «L’adozione non è un poderoso dossier, un cumulo di pratiche infinite, né tutto ciò che serve per definire un atto giuridico. L’adozione per Laura e Filippo è molto, molto di più: è un vero atto di fede».

    Dopo il matrimonio celebrato l’8 dicembre del 2001 Laura e Filippomettono subito in atto, almeno in parte, i desideri che avevano maturato nel fidanzamento attraverso un cammino di fede.

    «I nostri progetti erano ancora tutti rimandati a data da destinarsi, la condizione lavorativa di Laura oltre che precaria, prevedeva di seguire corsi lontano da casa, quindi all’inizio, la nostra apertura ai figli fu limitata a piccoli progetti di accoglienza temporanea, ospitalità a tempo determinato e soggiorni terapeutici di bambini provenienti dalle varie parti del mondo».

    Nel frattempo la coppia comincia a pensare anche a un figlio proprio, però “i mesi passavano ma i tentativi non sembravano produrre gli effetti sperati. Era ancora presto per pensare a eventuali problemi e il sistema dei tentativi non era poi così spiacevole…”.

    La storia continua con il racconto dell’iter burocratico fatto di file interminabili, di impiegati “fantasiosi”, di attese degne di Ulisse, tutto intervallato da racconti di vita quotidiana, accoglienza di ragazzi in affido, traslochi, consapevolezze. Le due voci si alternano, ed è bello così: la narrazione ne guadagna in vivacità e completezza.

    FILIPPO AFFERMA SENZA MEZZI TERMINI COSA SIA (E COSA NON SIA) L’ADOZIONE

    «Decidere di rendersi disponibili all’adozione, non è un surrogato della maternità, non è una cura alla sterilità e non è neppure la voglia di avere un figlio: è il desiderio di rendere una famiglia a qualcuno che non ce l’ha più. Chi pensa: «Poverini, non ne possono avere, hanno dovuto adottare…», non c’ha capito nulla e chi arriva all’adozione solo dopo averle provate tutte è pure messo peggio. (…) Non si va a scegliere un bambino dando le misure, il colore degli occhi, dei capelli, chiedendolo vaccinato, senza nei, automunito e milite-esente. Si va a dare una disponibilità, nella speranza che chi se la trova tra le mani, ne faccia buon uso e ti abbini a dei figli tenendo conto delle tue capacità e delle loro esigenze».

    E ORA LA PAROLA A LAURA…

    «Quando ti sposi, convinta di farlo davanti al Signore, sicura che costruirai una famiglia, magari anche numerosa, e Dio non ti dona quello che ti ha promesso, la tentazione di pretendere questi doni si fa avanti. Ma non cedi e allora cosa fare? La risposta a quello che è stato il cammino fatto insieme a mio marito quando abbiamo deciso di seguire la strada dell’adozione l’ho trovata sintetizzata in due frasi di Chiara Corbella Petrillo quando ho avuto la grazia di conoscere la storia di questa donna meravigliosa: «Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. E se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono». Eccoci qua, con queste poche parole si spazza via ogni egoismo, ogni pretesa, ogni presunto diritto al figlio e ogni arroganza, perché tutto è dono. La suora che ci aveva preparato al matrimonio ci aveva detto che i figli sono tutti in affidamento, niente è nostro, Dio ce li consegna perché noi li cresciamo, li educhiamo, li mettiamo possibilmente nella strada che porta a Lui, in cambio di sorrisi e tenerezze e sbavate in tutti gli abiti possibili, ma loro sono, sono indipendentemente da noi, sono e basta».

    Sono molto emozionanti i racconti delle telefonate che annunciano l’abbinamento con Maria Pilar e, solo alcuni anni dopo quello con Samuel. Laura e Filippo condividono con i lettori pagine molto belle, intime e allegre, senza seguire un percorso temporale lineare che, se inizialmente spiazza, poi permette di riprendere fiato, asciugare le lacrime e finire di ridere.

    Filippo racconta così l’attesa prima di vedere Maria Pilar:

    «Trascorremmo le due ore più lunghe del mondo in un fastfood dove mangiammo dei pezzi di pollo fritto che io ingoiavo senza masticare, come inebetito. Ricordo vagamente che mia moglie e la nostra accompagnatrice Eugenia ridevano del mio stordimento e ancora oggi, ogni volta che vedo la faccia baffuta del signor KFC, mi sento un groppo in gola, come se avessi ingoiato un pollo intero con le penne e tutto. (…)».

    Dopo l’adozione di Maria Pilar i due coraggiosi sposi, sprezzanti della burocrazia, (più Laura a dire il vero, visto che è lei ad occuparsi di documenti e domande) ricominciano il percorso una seconda volta. Altro giro altra corsa. Se questo non è amore!

    Due anni, tre e mesi e quattro giorni il tempo per l’abbinamento di Maria Pilar, mentre per Samuel… cinque anni, un mese e dieci giorni.

    «Arrivò il gran momento e venimmo a sapere che il giorno 30 settembre, mentre noi eravamo a goderci lo spettacolo pirotecnico della festa del perdono del nostro paese, a Lima qualcuno ci ha voluto regalare il fuoco d’artificio più spumeggiante e fantasmagorico che avessimo mai visto: Samuèl!».

    Ma i fuochi d’artificio non finiscono qua perché – anticipata dall’”antefatto profetico” di Maria Pilar che durante una visita all’acquario di Genova chiede alla madre due regalini: uno per il fratello che sapeva dover arrivare e l’altro per una sorellina forse solo desiderata – la Provvidenza Divina sorprende i due sposi che, dopo 14 anni di matrimonio e due figli adottivi, scoprono di aspettare Elisabetta.

    Ora sono in cinque, ma chissà cos’ha ancora in serbo il Signore per loro!

    Fonte: Aleteia

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    RAGGI INCALZATA DAI GIORNALISTI: “TENSIONE NEL M5S? NESSUNA, PERCHÉ DOVREBBE ESSERCI?”

    Stamattina i senatori si sono dovuti svegliare presto: alle 9 erano già in aula.

    I tempi stringono e i nostri onorevoli, che pure non sono famosi stacanovisti, sono costretti a lavorare il 20 luglio già dall’alba. Il bene delle case farmaceutiche, pardon, il bene dei bambini viene prima del meritato riposo del nostro governo.

    Riepilogo dei momenti salienti: il senatore Vincenzo D’Anna è già stato espulso dall’aula. La presidenta, per utilizzare i generi che piacciono al governo – ci adattiamo prima che li rendano obbligatori per legge – lo ha cacciato come farebbe una maestra con un bambino.

    La senatrice Paola De Pin è stata richiamata all’ordine e forse sarà la prossima; la senatrice Paola Taverna ha iniziato l’intervento rivolgendosi alla ministra Lorenzin e poi si è accorta che la mnistra non era in aula.

    Per il resto, come al solito, interventi intelligenti dell’opposizione e la ripetizione delle solite stupidaggini da parte dei senatori che voteranno sì al dl Lorenzin.

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    VIDEO – COFFERATI STRONCA RENZI IN TV: “IL PD ERA NATO COME PARTITO DI SINISTRA, ORA È UN PARTITO DI CENTRO CON POLITICA CONFUSA”

  • di Daniele Vice
  • L’audizione in Commissione Territorio e Ambiente al Senato del Capo del Dipartimento della Protezione civile

    Il 2017 è l’anno record di interventi per lo spegnimento di incendi. Centinaia le richieste di aiuto pervenute alle autorità. Dal primo gennaio ad oggi sono ben 995 gli interventi effettuati dalla flotta nazionale per lo spegnimento di incendi. “Un record assoluto degli ultimi 10 anni”. E’ quanto afferma il Capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, durante un’audizione in Commissione Territorio e Ambiente al Senato. Nella settimana dal 10 al 17 luglio, aggiunge Curcio, “abbiamo ricevuto 325 richieste di intervento. Fino al 9 luglio le richieste erano state 630. La legge quadro 353 sugli incendi boschivi del 2000 era innovativa. Prevedeva che ci fosse un finanziamento da parte dello Stato per l’attività di prevenzione. Quel finanziamento si è negli anni assottigliato fino a essere nullo”. Quindi un appello: “Credo che un segnale, se possibile, sarebbe positivo: la prevenzione è collegata alle risorse, alla pulizia del sottobosco e di altre aree, all’organizzazione di attività di vigilanza“. Alla luce degli ultimi accadimenti, il Governo ha appena presentato un emendamento al decreto per il Mezzogiorno in cui si inaspriscono le pene per i responsabili degli incendi. A confermalo la relatrice al provvedimento, Simona Vicari.

    De Vincenti: “Criminalità non vincerà”

    Sulla questione è intervenuto anche il Ministro del Mezzogiorno, Claudio De Vicnenti: “Quello che sta accadendo è uno sconcio che offende tutti i cittadini italiani e del Mezzogiorno, in larga parte voluto in modo doloso. “Il Governo – afferma a Napoli – sta elaborando alcune norme con carattere d’urgenza che avviano un percorso”. Per il Ministro, l’obiettivo è “tagliare le unghie agli speculatori e agli estorsori. Le organizzazioni criminali non la spunteranno”.

    Brucia l’isola di Ischia

    Nel frattempo, un elicottero del servizio antincendio regionale è da stamattina impegnato a Ischia per domare le fiamme sul Monte Vezzi (lato Ovest, quello rivolto verso Barano, sopra la frazione dello Schiappone). A fuoco, prevalentemente, macchia mediterranea. L’incendio si è sviluppato nella tarda serata di ieri e si è protratto per tutta la notte, colpendo anche la vetta della montagna nota alle cronache per la frana del 2006 che si sviluppò sul lato nord, quello che guarda su Ischia. Sul posto squadre antincendio e militari dell’Arma che vigilano sull’evolversi della situazione.

    Roghi a Roma

    Fiamme anche a Roma, dove un incendio è divampato nel pomeriggio a Settebagni, alle porte della Capitale, in un campo vicino a un centro estivo di bambini, subito evacuato per precauzione. Secondo quanto si apprende, i Vigili del Fuoco sono al lavoro con due autobotti. Le decine di bambini sono stati fatti uscire dal centro per permettere le operazioni di spegnimento delle fiamme in tutta sicurezza. A causa del rogo, Autostrade per l’Italia fa sapere che sulla Diramazione Roma Nord è stato chiuso il tratto tra Settebagni e il Grande Raccordo Anulare, in entrambe le direzioni, a causa del fumo di un incendio sulle scarpate. Sul luogo dell’incendio, avvenuto all’altezza del km 22, sono intervenute la pattuglie della Polizia Stradale e dei Vigili del Fuoco, oltre al personale della Direzione di Tronco di Fiano Romano. Al momento il traffico è bloccato in direzione di Roma e si registra un chilometro di coda in direzione di Roma. A Castel Fusano, intanto, proseguono le operazioni di spegnimento degli incendi appiccati il 17 luglio.

    Fonte: interris

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    ADELE, MARCO, CRISTIAN E GLI ALTRI: TUTTI GLI ITALIANI CHE HANNO PERSO LA VITA IN ATTENTATI DAL 2003…

    di Antonio Di Mola

    Magistrati riuniscono due procedimenti. Il capo dei capi di Cosa Nostra: “Non mi pento”.

    Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra rimane detenuto in regime di 41bis nel reparto riservato ai carcerati dell’ospedale di Parma. Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha infatti rigettato la richiesta di differimento della pena o, in subordine, di detenzione domiciliare presentata dai legali del boss motivata da ragioni di salute. Ad opporsi il pg di Bologna, Ignazio De Francisci, che per anni ha lavorato a Palermo. I giudici hanno riunito due procedimenti, decidendoli insieme. Secondo i magistrati, Riina “non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero ossia nel luogo in cui ha chiesto di fruire della detenzione domiciliare”. Per i giudici è “palese”, a Parma, “l’assoluta tutela del diritto alla salute sia fisica che psichica del detenuto”.

    A Parma la giusta assistenza

    A Totò Riina, “soggetto affetto da plurime patologie, alcune delle quali tipicamente connesse all’età avanzata“, nella struttura di Parma vengono “non solo somministrate cure e terapie di altissimo livello con estrema tempestività di intervento, ma anche, e soprattutto, prestata assistenza di tipo geriatrico con cadenza quotidiana ed estrema attenzione e rispetto della sua volontà, al pari di qualsiasi altra persona che versi in analoghe condizioni fisiche”. E’ quanto scrivono i giudici affrontando il tema delle condizioni del boss e il diritto a morire dignitosamente, citato dalla Cassazione. Un diritto, tuttavia, che deve intendersi come “il diritto a morire in condizioni di rispettabilità e decoro”: la complessiva situazione di Riina non solo non viola tale diritto, ma, per i giudici, non costituisce neppure “una prova di intensità superiore all’inevitabile livello di sofferenza inerente alla detenzione”, come indicato da una sentenza Cedu.

    Riina ha ancora potere

    Tra i passaggi cruciali dell’ordinanza del Tribunale bolognese, si legge che il capo dei capi appare “ancora in grado di intervenire nelle logiche di Cosa Nostra“, nonostante le sue condizioni di salute e l’età ormai avanzata e “va quindi ritenuta l’attualità della sua pericolosità sociale”. “La lucidità palesata” da Riina e “la tipologia dei delitti commessi in passato (di cui è stato spesso il mandante e non l’esecutore materiale) – proseguono i giudici – fanno sì che non si possa ritenere che le condizioni di salute complessivamente considerate, anche congiuntamente all’età, siano tali da ridurre del tutto il pericolo che lo stesso possa commettere ulteriori gravi delitti (anche della stessa indole di quelli per cui è stato condannato)”. Dello stesso parere anche il colonnello Antonio Di Stasio, Comandante Provinciale dei Carabinieri a Palermo. “Riina mantiene ancora ferma la sua posizione da capo – afferma Di Stasio – seppure sia in carcere e ancora una figura autorevole e autoritaria. E quello che si è fatto nel tempo – aggiunge il colonnello – oltre a depotenziare il sodalizio corleonese ha attaccato il suo patrimonio. Non solo il patrimonio nella sua disponibilità, ma anche nella disponibilità della moglie e dei figli. E’ stato fatto tanto altro. Un mese fa c’è stato lo sgombero della casa di Rosario Lo Bue, reggente del mandamento di Corleone. Sono tutti segnali molto importanti che danno maggiore credibilità allo Stato e all’azione di contrasto nei confronti di Cosa nostra”. “La figura di un capo finisce solo con la sua morte – conclude -. Riina ha ancora un ruolo carismatico e di grande attenzione da parte di tutti. Rimane unico e fondamentale punto di riferimento”.

    Riina: “Non mi pento”

    Io non mi pento…a me non mi piegheranno” e “Io non voglio chiedere niente a nessuno … mi posso fare anche 3000 anni no 30 anni”. Con queste parole Riina si è rivolto alla moglie, Antonietta Bagarella, in un colloquio video-registrato avvenuto lo scorso 27 febbraio. Le loro parole, “nel contesto di uno scambio di frasi su istanze da proporre”, scrivono i giudici, sono nell’ordinanza con cui la Sorveglianza ha rigettato l’istanza del boss di Cosa Nostra. Per i giudici è “degno di nota” il fatto che Riina asserisca che “non si piegherà e non si pentirà mai”. E “altrettanto significativo” è un passaggio durante il quale i coniugi “giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso”.

    Fonte: Interris

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    “SÌ ALLE ARMI, NO ALLE PISTOLE AD ACQUA”: IL PARADOSSO DELLA CONVENTION REPUBBLICANA DI CLEVELAND

  • Luana Pollini
  • Il neonato può ora essere curato negli Stati Uniti. Medici britannici scettici sul consulto del team straniero

    Il Parlamento Usa ha concesso la cittadinanza Usa a Charlie Gard in modo che il piccolo ricoverato all’ospedale londinese Great Ormond Street possa essere curato negli Stati Uniti: lo riporta il Mail online. Non è chiaro ancora se, in seguito alla decisione, l’ospedale britannico sarà costretto a dimettere il piccolo in quanto cittadino americano.

    Intanto, secondo la stampa inglese, il consulto effettuato da un team di specialisti stranieri guidati dal neurologo americano Michio Hirano della Columbia University, non sarebbe servito a convincere i medici britannici, i quali sono ancora del parere che il piccolo di 11 mesi debba essere lasciato morire. Secondo il Telegraph l’Alta Corte dovrebbe riprendere l’esame del caso venerdì e pronunciarsi definitivamente la prossima settimana. Nel frattempo, i genitori di Charlie – Connie Yates e Chris Gard – hanno pubblicato una foto in cui il piccolo, con gli occhi semiaperti, sembra guardare un giocattolo: l’immagine è stata scattata venerdì scorso e secondo i genitori proverebbe che Charlie non è cieco come sostengono i medici britannici.

    L’incontro è durato cinque ore e mezza e sia il Mail online sia il Sun hanno confermato che vi ha partecipato anche un inviato dell’ospedale Bambin Gesù. Il luminare giunto dagli Usa, artefice d’una terapia sperimentale, ipotizza possibilità almeno teoriche di miglioramento. Di qui il supplemento d’indagine deciso dal giudice Nicholas Francis. I legali del Great Ormond avevano chiesto l’esclusione di Connie dal consulto, ma Francis l’ha autorizzata a intervenire riconoscendone il ruolo di madre, come pure la competenza ormai acquisita. Hirano e l’inviato del Bambino Gesù, sottolinea il Sun, hanno esaminato insieme una Tac del cervello del piccolo. Il dottor Hirano è ripartito per New York in serata, scrive sempre il Mail, sottolineando che Charlie – secondo quanto ha reso noto la madre – sarà sottoposto adesso a nuovi test. Da parte sua il tabloid Sun scrive che il giudice Francis pronuncerà una decisione finale martedì prossimo.

    Fonte: Interris

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    ECCO IL COMMANDO ISLAMICO CHE HA UCCISO ITALIANI – FOTO

    di Luca La Mantia

    A 25 anni dalla strage di via D’Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e 5 membri della sua scorta, la mafia non è stata ancora sconfitta. Quel “fatto umano che, come tale, prima o poi dovrà finire”, come lo definì Giovanni Falcone, è passato dalla strada ai palazzi della politica e delle pubbliche amministrazioni, ha individuato nuove fonti di business e, pur non rinunciando mai alla sua vocazione violenta, ha imparato a rendersi invisibile. Una mutazione continua, che rende sempre più arduo il compito di quanti la combattono. Ce ne ha parlato Domenico Seccia, Procuratore della Repubblica di Fermo con alle spalle una lunga esperienza nella Direzione distrettuale Antimafia di Bari.

    Procuratore, oggi ricorre l’anniversario della morte di Paolo Borsellino. Quanto è importante l’elemento della memoria nella lotta alla mafia, intesa come movimento non solo giudiziario ma soprattutto della società civile?
    “E’ fondamentale per rinverdire il dolore di una stagione che ha contaminato le coscienze, ha comportato orrore ed è stata un punto di partenza per la rifondazione della lotta contro la mafia”.

    Perché parla di rifondazione?
    “Perché il fenomeno veniva combattuto anche prima, ma dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio si ebbe maggiore consapevolezza. Si capì, in particolare, che il problema non caratterizzava solo il Meridione ma aveva esportato i suoi germi in tutta la penisola italiana”.

    Alla vigilia della decorrenza sono stati desecretati gli atti del duro interrogatorio cui Borsellino fu sottoposto davanti al Csm quando denunciò il rallentamento delle indagini dopo la nomina di Antonino Meli come consigliere istruttore di Palermo al posto di Falcone. Ci fu, secondo lei, la responsabilità di una parte dello Stato e della magistratura nell’isolamento dei due giudici, diventati così un più facile bersaglio?
    “Credo che quanto detto da Borsellino riguardasse proprio la denuncia di questo stato di solitudine, che non si è manifestata soltanto con la devastante aggressione subita dalla mafia ma era anche espressione di quel senso di distacco, scollamento e neutralità che avvertiva nell’ambiente in cui lavorava. Sicuramente la parte peggiore di quella esperienza”

    Dopo le ultime inchieste – da Mafia Capitale alle indagini sul business dell’accoglienza – sembra che il fenomeno sia ancora lungi dall’essere sradicato. Oggi è più forte o più debole rispetto a 25 anni fa?
    “Il periodo storico è diverso. Oggi, come detto, il fenomeno è più esteso, interessando tutto il territorio nazionale. Non esistono solo le mafie ma anche organizzazioni paramafiose che operano in diverse zone del Paese. Episodi criminali si sono verificati nell’ambito lombardo, emiliano e soprattutto pugliese. E’ in atto un’evoluzione, nella quale al crimine organizzato violento si associa quello dei ‘colletti bianchi’”.

    Il presidente del Senato, Pietro Grasso, lo scorso anno ha ricordato che “la mafia quando è silente è ancora più pericolosa”. Terminata la fase stragista e dopo gli arresti eccellenti d’inizio anni 90 secondo lei, a livello politico, non si è tornati a sottovalutare il fenomeno, illudendosi che il crimine organizzato si avviasse verso una sconfitta?
    “Anche in questo caso occorre distinguere. In alcune regioni, ad esempio in Sicilia, il fenomeno ha avuto una convergenza verso il contenimento. In altri ambiti, invece, la matrice violenta costituisce una caratteristica portante. Penso alla mafia foggiana in Puglia, della quale mi sono occupato per diverso tempo e di cui si parla ancora poco. Anche in alcune zone del napoletano la violenza è ancora un elemento portante. Penso, in ogni caso, che siano stati fatti molti passi avanti. Gli strumenti di aggressione del patrimonio, in particolare, tolgono risorse ai gruppi criminali. Sarebbe importante, però, che anche l’Unione europea facesse il suo. La fattispecie dell’articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa ndr) ad esempio non è ancora riconosciuta dall’Ue. Anche a livello comunitario servirebbero strumenti per contrastare il fenomeno”.

    Le piace il nuovo codice Antimafia che il Parlamento sta discutendo in questo periodo?
    “C’è un deciso passo avanti nel testo e sarebbe estremamente positivo che fosse approvato prima della fine della legislatura. Abbiamo la necessità di avere a disposizione strumenti moderni, perché la mafia è come un virus che si modifica giorno dopo giorno, diventando refrattario agli anticorpi”.

    Sta dicendo che è quasi impossibile muoversi in anticipo rispetto alle possibili evoluzioni della mafia?
    “E’ nella logica delle cose: prima di intervenire bisogna conoscere bene il fenomeno. Si può però dar luogo ad un’attività di prevenzione. E’ quello che si sta facendo ed è molto positivo. Le misure di prevenzione patrimoniale e personale, ad esempio, sono uno strumento unico del patrimonio culturale e giudiziario italiano. Permettono di intervenire a monte, sottraendo le risorse ai clan”.

    Come opera oggi la mafia? 
    “E’ difficile rispondere. Diciamo che si sta verificando un fenomeno particolare: la produzione delle risorse lecite attraverso il subappalto. Si è passati da un’attività diretta – il controllo del territorio – a una subappaltata. Non siamo più in presenza di un fenomeno unitario ma federato, nel quale le cosche effettuano un controllo della manovalanza con l’obiettivo di rendersi invisibili”.

    Alle mafie tradizionali si sono aggiunti negli ultimi anni nuovi gruppi organizzati, spesso frutto dell’ondata migratoria. Dalle gang latinoamericane, attive al nord, ai cultisti nigeriani, passando per la mafia georgiana…
    “Si tratta, per lo più, di fenomeni di gangsterismo, localizzati o localizzabili in zone ben individuate. Non le considererei mafie. Potrebbero diventarlo solo espropriando con la violenza il territorio a quanti lo hanno colonizzato da tempo”.

    I collaboratori di giustizia sono stati talvolta messi in discussione, specie quando hanno fatto nomi eccellenti nelle loro deposizioni. Sono ancora un’arma decisiva? La tendenza al pentimento è in crescita o in flessione?
    “E’ in flessione, perché in passato la figura del collaboratore non è stata accompagnata da un’adeguata riflessione. E’ stata estesa in maniera un po’ troppo vasta, mentre si doveva fare in modo che fosse relegata allo stretto ambito familiare. Lo stesso concetto di ‘famiglia mafiosa’ è stato probabilmente inteso in senso troppo ampio. Ciò non toglie che i pentiti abbiano avuto un ruolo importante, specie in alcuni processi, oltre che per la comprensione e la repressione della mafia. L’istituto andrebbe, però, in parte ripensato. Pensiamo al trasferimento del collaboratore, insieme alla sua famiglia, in zone diverse da quelle in cui operavano. Se non attentamente monitorato può trasformarsi in una vera e propria esportazione criminale. Dobbiamo stare molto attenti, per non pagarne le conseguenze”.

    Fonte: Interris

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    DACCA: ECCO COME GLI ISLAMICI HANNO TRUCIDATO GLI ITALIANI

    Intervista al giudice Giuseppe Ayala

    Quel 19 luglio 1992, la famiglia Riina era davanti alla televisione, nella casa di vacanza. Rimasero tutti in silenzio, quando il telegiornale diede la notizia della Strage di Via D’Amelio, a Palermo, nella quale fu ucciso il magistrato Paolo Borsellino e persero la vita gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Una Fiat 126, poi risultata rubata, era stata imbottita con 90 chilogrammi di una miscela esplosiva con tritolo, usata nelle zone di guerra. E fu un atto di guerra, infatti, quell’attentato ad uno dei migliori rappresentanti dell’organo indipendente dello Stato, la Magistratura, quella onesta e coraggiosa, che prova ad applicare la giustizia vera, che si fonda sulla verità e sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. La Magistratura custode della legalità. Fu uno degli atti più eclatanti e pubblici della guerra, perlopiù silenziosa e silente, condotta dai nemici della Repubblica, della democrazia, della sovranità popolare, della libertà.

    Rimase in silenzio, il boss di Corleone, quella sera. Come in silenzio era rimasto il 23 maggio, quando il Tg1, in edizione straordinaria aveva mostrato, l’autostrada A29 sventrata all’altezza di Capaci, in quell’attentato delle dimensioni di un Colossal americano in cui fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, collega e amico di Borsellino. Era un silenzio partecipe e responsabile, quello di Riina, in entrambe le occasioni. Come racconta il figlio Giuseppe Salvatore, senza alcun sentimento di colpa e senza emozione, fu rotto dalla figlia più piccola di Riina, allora dodicenne, Lucia, che chiese: “Papà, dobbiamo ripartire?”. E dunque, nel silenzio tutti sapevano, in famiglia. E forse, non soltanto all’interno della famiglia Riina. Qualcuno anche all’interno delle “stanze dei bottoni” delle Istituzioni. Un grande silenzio, “il” grande Silenzio, accompagna quegli eventi, di una guerra ai giusti nella “Guerra dei giusti”, come il giudice Giuseppe Ayala ha intitolato un suo libro.

    Fu tra i primi ad accorrere in Via D’Amelio, quel giorno, Ayala. Era stato da poco eletto deputato nelle liste del Partito Repubblicano. Quella famosa foto che ritrae Borsellino e Falcone sorridenti e vicini era stata scattata il 27 marzo del ’92 – racconta a In Terris –, in occasione di un incontro pubblico in suo sostegno nella campagna elettorale, alla quale Borsellino era intervenuto proprio per l’amicizia che li legava, pur essendo di idee politiche differenti. Fu Ayala a tenere per primo tra le mani la famosa borsa da lavoro da cui Borsellino non si separava mai, con la sua preziosa e ormai dolorosamente leggendaria“agenda rossa”, di quel colore vivido, come la sua umanità, rosso, come il sangue versato nel servizio alla legalità, da martire del Diritto, come Moro fu della democrazia. Qualcuno l’ha definita la “scatola nera” della Strage e della storia della nostra Repubblica. Poi, secondo quanto ha dichiarato anche ai giudici della Corte d’Assise di Caltanissetta, Ayala consegnò la borsa con l’agenda rossa a un ufficiale dei Carabinieri. Non si è più trovata. Come la piena verità su questo brutto, orribile pasticciaccio di Via D’Amelio, dopo 24 anni.

    Ai funerali degli agenti di scorta, nella Cattedrale di Palermo, la gente gridava: “Fuori la mafia dallo Stato”. Ed è questo, il terribile sospetto che urla nel silenzio. Che quelle morti, di Falcone e Borsellino, siano state organizzate ed eseguite con la complicità, se non proprio per volontà, di alcuni apparati dello Stato. Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato ucciso, ha parlato di una “strage di Stato”. La moglie di Paolo Borsellino, Agnese Piraino Leto, ha dichiarato ai magistrati che, proprio pochi giorni prima di essere ucciso mentre si recava in visita alla madre, il marito le aveva confidato che c’era un rapporto tra la Mafia e componenti deviate dello Stato, e qui andrebbero ricercati i “mandanti occulti”.

    In Terris ha intervistato il magistrato Giuseppe Ayala, per anni stretto collaboratore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, prima di essere eletto in Parlamento, e amico di entrambi. Conclusa l’esperienza politica, anche come Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia nei Governi Prodi e D’Alema e in Commissione Antimafia, era rientrato in magistratura come consigliere di Corte d’Appello all’Aquila. Dal 2011 è in pensione.

    Dottor Ayala, qual è il suo primo pensiero, in questo anniversario?
    “Di tristezza e di rabbia. Il tempo non lenisce il dolore, c’è sempre un ricordo forte che si ravviva. Quando ci fu l’attentato dell’Addaura a Falcone, nel 1989, in cui si salvò, Giovanni parlò espressamente di ‘menti raffinatissime’ e ‘centri occulti di potere’, capaci di orientare Cosa Nostra. Quello era lo scenario più attendibile, allora, per Falcone, per capire le ragioni della sua eventuale uccisione. E quello schema resta valido, per la sua morte e per quella di Borsellino”.

    Il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Alessandra Bonaventura Giunta, in una ordinanza ha scritto che la Strage di Via D’Amelio è stata “certamente influenzata” da una “trattativa tra uomini delle Istituzioni e Cosa Nostra”, benché non siano emersi “elementi di prova utili a formulare ipotesi accusatorie concrete a carico di individui ben determinati”…
    “Il 23 maggio 1992, quando Falcone fu assassinato con gli uomini della sua scorta, ero a Roma, Partii subito per Palermo. Appena arrivato all’aeroporto, fui intervistato da una troupe di Rai3 e dissi proprio questo: ‘Non è solo la Mafia’. Falcone e Borsellino erano venuti a conoscenza di questi rapporti tra pezzi deviati dello Stato e la criminalità organizzata e perciò sono stati uccisi”.

    C’è speranza che la verità venga alla luce e i “mandanti occulti” siano individuati e puniti?
    “Perdere la speranza è come arrendersi al male e all’ingiustizia, ma sinceramente nutro un certo scetticismo, su queste come su altre vicende oscure italiane”.

    Qual è il suo ricordo più forte di Borsellino?
    “Il più forte è legato alla fotografia che lo ritrae insieme a Giovanni Falcone. Fu scattata il 27 marzo di quell’anno, in occasione di una iniziativa elettorale in mio sostegno. Ero candidato nel Partito Repubblicano. Giovanni Falcone aveva idee politiche simili alle mie, Paolo Borsellino era notoriamente di destra. Ma per pura amicizia, quella sera venne anche lui con Giovanni. Lo ricordo così, come un amico sincero”.

    Cosa ricorda, invece, di quel terribile giorno, quando lo vide morto, straziato? Insieme al dolore, che sentimenti ha provato?
    “Ancora oggi, è difficile da descrivere. Quando sono arrivato sul posto, sono inciampato sul cadavere di Paolo. Era devastato, irriconoscibile. Sono entrato nel panico, non ricordo più nulla. Ho provato un sentimento di sconfitta. Erano passati 55 giorni dall’uccisione di Falcone. Gli eroi della legalità avevano perso, questa era la prima sensazione. Tra l’altro, io ero nella lista degli obiettivi della mafia. Dopo la mia elezione in Parlamento, Cosa Nostra non aveva più interesse per la mia morte. Nel vederlo così, a terra, senza vita, insanguinato, con il corpo straziato, insieme al dolore ho provato una grande amarezza, non soltanto umana”.

    Cosa ha lasciato in eredità a lei come magistrato? Cos’è cambiato?
    “Conclusa la mia esperienza politica, sono tornato a fare il magistrato ‘a fari spenti’, all’Aquila, in Corte d’Appello, senza più occuparmi di criminalità organizzata. Credo, però, che da allora qualcosa d’importante sia cambiato nella lotta alla mafia. Dal punto di vista della risposta dello Stato non è stato un fallimento. Non dico che si sia vicini alla sconfitta di Cosa Nostra, ma sono stati raggiunti risultati importanti. L’eredità di Falcone e Borsellino, di amore per il proprio Paese, per la giustizia, per la legalità, non è andata perduta”.

    Sulla trattativa Stato-Mafia, che mi dice?
    “Ho grande rispetto per i colleghi magistrati. C’è un processo pendente, il cosiddetto Borsellino quater. Confido in una sentenza equilibrata e giusta. Non dico nulla. La chiamo buona educazione istituzionale”.

    Che fine ha fatto “l’agenda rossa”? Lei fu tra i primi a tenerla in mano, quel 19 luglio 1992. C’è speranza che, nel lungo corso della giustizia, venga finalmente alla luce, insieme alla verità?
    “Non sapevo che Paolo avesse quell’agenda. Ho tenuto in mano la sua borsa per pochi secondi, ma ero stato eletto deputato, non avevo titolo a tenerla. Così l’ho consegnata a due ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. È acquisito agli atti un video che riprende un ufficiale in borghese che si allontana con la borsa, poi si è persa traccia di quest’agenda. È chiaro che ci sono alti coinvolgimenti istituzionali in quest’attentato. Paolo teneva rubriche puntuali, complete e precise su tutto, che erano di aiuto a tutti noi per trovare gli atti che ci servivano. Se si trovasse, l’agenda rossa sarebbe certamente utilissima a fare luce su tanti fatti oscuri, ma non nutro grandi speranze che ciò avvenga”.

    Fonte: Interris

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    È ricominciata un po’ in ritardo, qualche minuto dopo le 15:00, la seduta del Senato in cui si continua a discutere il dl Lorenzin.

    I toni non accennano a placarsi. Adesso la discussione si sta spostando sull’emendamento che prevede l’utilizzo di vaccini monovalenti.

    Infatti, dopo mesi che la Lorenzin lavora a questo scandalo di decreto, ancora non avevano pensato che se un bambino ha già avuto, ad esempio, la rosolia, perché dovrebbe vaccinarsi con il trivalente MPR (morbillo, parotite e rosolia)?

    Se ha già contratto la malattia, ormai il bambino è immune a vita e un vaccino per la stessa malattia potrebbe causare una iperimmunizzazione di cui non si conoscono le conseguenze…

    [Se da cellulare non visualizzi il video, scorri in basso e passa alla versione non-AMP]

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    Ieri sera, al termine della seduta del Senato, la Senatrice Paola De Pin ha raggiunto i manifestanti che in migliaia, da ore, stavano urlando sotto il palazzo, da Piazza delle Cinque Lune.

    La De Pin ha preso il megafono e ha parlato da madre, da cittadina e, di conseguenza, da vera Senatrice: «Lì dentro saranno anche in maggioranza ma qui fuori sono in minoranza! Non vogliono sentire queste voci, eppure si sentono dal palazzo… Hanno paura!»

    E come se si sentivano le urla di migliaia di madri a due passi dal Senato! Si sentivano quasi fino alla fontana di Trevi…

    La De Pin ha continuato: «È sicuro che questo decreto gli italiani non lo vogliono e se qualcuno aveva dei dubbi, adesso non ne hanno più!»

    Tra il frastuono e gli applausi, la De Pin quasi si commuove: «Sono una mamma come voi, questo è terrorismo, ci dividono i figli!»

    Grazie Senatrice, a nome nostro, delle nuove generazioni e di quelle che devono ancora nascere.

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    SALVINI CONTRO CONFINDUSTRIA: “INUTILE COME L’ONU”

  • di Robi Ronza
  • In queste settimane, sullo spunto della pubblicazione del Rapporto biennale dell’Onu sulla popolazione mondiale, si sono fatti i titoli sulla persistente crescita del numero degli abitanti dell’Africa. La vera notizia-chiave che si ricava dal Rapporto è però un’altra, di cui si parla poco o niente: nel suo insieme la popolazione mondiale declina smentendo tutte le catastrofiche previsioni da cui siamo stati sommersi sin dagli anni ’60 del secolo scorso.

    In metà degli Stati del mondo il tasso di fertilità è oggi inferiore a due nati per donna, ovvero si situa al di sotto del cosiddetto “livello di sostituzione”. C’è poi da osservare che, pur restando ancora molto alto, il tasso di fertilità sta diminuendo pure in Africa. E’ sceso infatti da 5,1 nati per donna nel 2000-2005 ai 4,7 per cento nel 2010-2015.

    Stiamo insomma andando incontro a una crisi demografica planetaria, ma l’ordine costituito cerca di non farcelo sapere. Avendo per decenni diffuso la paura di un boom demografico irrefrenabile, ammetterlo equivarrebbe infatti a riconoscere che i presunti esperti citati a sostegno di tale tesi si erano clamorosamente sbagliati; oppure (il che è peggio ancora) hanno voluto deliberatamente ingannare l’intero mondo.

    L’infondatezza di tali previsioni era peraltro già stata denunciata da decenni (si veda tra gli altri Il complotto demografico di Riccardo Cascioli, edito da Piemme nel 1996), senza però sin qui trovare alcuna eco sulla stampa più diffusa. D’altra parte già nel 1951 nel suo magistrale Geopolítica da Fome (Geopolitica della fame) il brasiliano Josué De Castro aveva dimostrato che la fame nel mondo dipende non da insufficienza di risorse alimentari bensì da squilibri nella loro distribuzione. Ciononostante così forte è la pressione di quella che si potrebbe definire la lobby neo-malthusiana che tuttora il proverbiale “uomo della strada” è per lo più convinto che sulla terra siamo in troppi e troppo ingombranti, e dovremmo fare di tutto per diventare meno.

    Tutta la storia dimostra che da un lato all’aumento della popolazione umana ha sempre corrisposto la scoperta e la valorizzazione di nuove risorse sia materiali che tecniche; e dall’altro che il rapporto tra popolazione e risorse può squilibrarsi localmente e nel breve periodo, ma ogni volta ben presto si riequilibra. Beninteso, l’uomo è un essere  consapevole e responsabile (unico in questo fra tutti i viventi); quindi tale occorre sia anche la sua procreazione. Dovrebbe però essere ovvio che gli uomini non sono numeri; non sono elementi perfettamente interscambiabili. Pretendere pertanto di fare demografia soltanto con la matematica è innanzitutto una colossale sciocchezza. Un infante non è intercambiabile con un ultraottantenne, né tanto meno ogni uomo o donna è una pedina in ogni momento spostabile da un punto all’altro della terra. Dovrebbe essere ovvio ma vale la pena di ridirlo: viviamo infatti in un’epoca in cui riaffermare le ovvietà diventa sempre più necessario.

    L’esperienza dimostra che quando si prospettano squilibri tra popolazione e risorse il modo più efficiente per porvi rimedio consiste  nel tirare la leva dello sviluppo e non quella del blocco delle nascite. Occorre cioè  fare il contrario di ciò cui oggi sta puntando l’Onu, tramite lo UN Population Fund, con il sostegno della Bill and Melinda Gates Foundation. Il fatto che negli anni ’60-’90 del secolo scorso le “Tigri asiatiche” si siano sviluppate mentre applicavano politiche demografiche del genere viene spesso addotto come prova della giustezza di tale teoria. Varrebbe però la pena di considerare che in quei medesimi anni analoghe politiche non hanno sortito analoghi effetti in America Latina: un fatto  che mette in dubbio la sussistenza di un rapporto di causa/effetto tra i due fenomeni.

    Non solo: da qualche tempo si moltiplicano gli studi da cui risultano gli effetti a lungo termine negativi di tali politiche anche sulle “Tigri asiatiche”, oggi tutte alle prese con il problema del declino demografico. Il Giappone vede la propria popolazione ridursi in valore assoluto già da otto anni, e le politiche messe in atto dal governo per invertire tale tendenza non hanno sin qui avuto alcun effetto. Il più grave di tutti, per le sue dimensioni ma non solo, è poi il caso della Cina, il Paese del mondo dove attualmente la popolazione sta invecchiando più rapidamente. In Cina infatti, dove non ci sono pensioni sociali, sono i figli o i nipoti a sostenere gli anziani: un onere che decenni di “politica del figlio unico” sta rendendo insostenibile con conseguenze sociali ed economiche che potranno essere drammatiche.

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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    LA CGIA SBUGIARDA RENZI: LA COPLA PER L’81% DEI CREDITI MARCI E’ DI GRANDI GRUPPI E FAMIGLIE IMPORTANTI…

  • di Milena Castigli
  • Una plastica “bio” grazie ai limoni. E’ quanto è riuscito a creare un team di ricercatori dell’Istituto di ricerca chimica della Catalogna, in Spagna. Gli esperti catalani hanno lavorato sui policarbonati: materiali frequentemente utilizzati n prodotti plastici di uso quotidiano, ma che suscitano paura e perplessità a causa della presenza del bisfenolo A (Bpa), una delle molecole principali nota per la sua presunta tossicità.

    Il No della Ue al Bpa

    Lo scorso giugno, il comitato degli Stati membri dell’Autorità Ue per le sostanze chimiche si è espresso all’unanimità evidenziando la possibilità che il bisfenolo A abbia effetti nocivi sull’apparato endocrino e sul sistema ormonale. Il Bpa è già vietato in Europa per la produzione di biberon e ora potrebbe essere eliminato da molti altri prodotti plastici.

    Il limonene

    I ricercatori catalani hanno trovato una alternativa bio al suo utilizzo sviluppando un metodo di produzione dei policarbonati che usa l’anidride carbonica (Co2) e il limonene, vale a dire un idrocarburo contenuto nella buccia degli agrumi, dai limoni ai mandarini, dal lime alle arance.

    Il limonene è in grado di sostituire il famigerato Bpa, rendendo così la plastica un materiale non dannoso per l’organismo. “Il BPA è sicuro ma causa ancora preoccupazioni, ed è prodotto dal petrolio“, dicono i ricercatori. “Il nostro approccio lo sostituisce con il limonene, che può essere ricavato da limoni e arance offrendo un’alternativa più ‘verde’ e sostenibile”. E più salutare.

    Fonte: interris

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    IL FIDANZATO NON VUOLE FARLO… E LEI LO PICCHIA E GLI DISTRUGGE LA CASA

  • di Chiara Comini
  • Appena confermato l’ergastolo per Bossetti, l’uomo accusato dell’omicidio della piccola Yara Gambirasio. È stata fatta giustizia? Vale la pena vedere questo video: fatti riportati agli atti che i media si guardano bene dal divulgare. Dati che potrebbero capovolgere l’opinione pubblica.

    Troppe cose non tornano nell’omicidio della piccola Yara. Perché i media e il processo hanno preso un’unica direzione? Quando si parla di indagini, ci insegnano che nessun indizio sia da sottovalutare; nessuna prova, nessuna possibilità. Qui sembra che tutto si sia svolto al contrario: dal colpevole alle prove (?) che avrebbero potuto incastrarlo.

    Bossetti ha richiesto una nuova perizia del DNA che gli è stata negata, e già da questo presupposto scaturiscono i primi dubbi: perché non autorizzare il riesame? Darebbe un esito differente? E perché si continua a dire che il cellulare di Bossetti e quello di Yara abbiano agganciato la stessa cella nello stesso momento, quando invece quello di Bossetti aveva agganciato quella cella un’ora prima e in una direzione opposta? Di fatto i due telefonini non si sono mai incrociati. Perchè si continua a far credere che la piccina sia stata molestata sessualmente, mentre non è così?

    Sembra una forzatura costruita attorno a Massimo Bossetti. Il seguente video ci mostra un’inquietante realtà: nulla di inventato, ogni dato è agli atti delle indagini. C’è un giubbino; quello che la piccola indossava quella sera; quello rinvenuto quel 26 febbraio 2011 e che risulta pieno di tracce di DNA sulle braccia e sul tronco. DNA a di Bossetti? No. Di Yara Nemmeno.

    C’è un assassino ancora libero, che forse non è così lontano dalle conoscenze della piccola Yara, e un condannato all’ergastolo, che potrebbe essere stato incastrato? Chi lo sa. Dopo la visione sicuramente cambieranno molti punti di vista.

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    Oggi si è svolta la manifestazione davanti al senato contro il decreto Lorenzin. Centinaia di persone si sono radunate da questa mattina per esprimere il loro dissenso nei confronti di un decreto che mina la libertà dei genitori.

    Tra i manifestanti è scesa in piazza anche la senatrice De Pin che dal centro della piazza ha preso parola accolta dal fragoroso applauso dei genitori presenti.

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    *DACCA: 7 ITALIANI IN OSTAGGIO DEGLI ISLAMICI*

  • di Angela Rossi
  • Due persone sono finite in manette, una in carcere e l’altra ai domiciliari, mentre atri cinque sono stati sottoposti all’obbligo di firma

    Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E’ questo il reato di cui dovranno rispondere le 70 persone che sono state indagate a Battipaglia, a Salerno. Grazie a un blitz dei carabinieri è stata smantellata una rete di contatti tra l’Italia e l’estero che organizzava finti matrimoni tra stranieri e italiani consenzienti con lo scopo di far ottenere a questi ultimi i permessi di soggiorno.

    Le indagini

    L’inchiesta che ha portato allo smantellamento del nucleo criminale è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Battipaglia, diretti dal capitano Erich Fasolino, su disposizione della Procura della Repubblica di Salerno. Gli uomini dell’Arma hanno eseguito sette misure cautelari nei confronti di italiani, tutti residenti a Battipaglia. Il blitz ha portato all’arresto di due sorelle, una in carcere mentre l’altra con l’obbligo dei domiciliari. Le altre cinque persone sono state sottoposte all’obbligo della firma. Le accuse nei loro confronti sono di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestinainduzione alla falsità ideologica ed alterazione di stato. Il fulcro dell’organizzazione era composto da un intero nucleo familiare – le due sorelle che sono state arrestate, aiutate dai rispettivi figli – che vive tra Battipaglia ed Eboli. Grazie al loro stratagemma sono decine gli extracomunitari, presenti illegalmente sul territorio italiano, che sono riusciti ad ottenere il permesso di soggiorno.

    Fonte: interris

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    Siamo in centinaia in questo momento davanti al Senato. Famiglie provenienti da tutta Italia si sono vestite di arancione e riunite a Roma per manifestare contro l’obbligo vaccinale.

    Tante voci gridano: «Libertà! Libertà di scelta!». Siamo qui quest’oggi con la speranza che il DL Lorenzin non passi. Presenziamo tutti insieme per richiedere il diritto di scegliere cosa sia meglio per la salute dei nostri figli.

    Se momentaneamente non vedete il video verrà ricaricato prima possibile, restate qui!

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    *ASSALTO ISLAMICO A RISTORANTE: FORSE VITTIME ITALIANE* – VIDEO

  • di Esteban Pittaro
  • La famiglia vive così la malattia del piccolo Noah

    Qualche anno fa, la famiglia felice del cantante canadese Michael Bublé e dell’attrice argentina Luisana Lopilato ha subito un duro colpo con la notizia del cancro di cui soffriva il figlio Noah.

    La coppia ha abbandonato gli impegni professionali e si è concentrata completamente sulla cura del figlio maggiore. Confermando la notizia nel novembre scorso, Bublé ha diffuso un toccante comunicato nel quale diceva di confidare nel fatto che “con il sostegno della nostra famiglia, degli amici, dei fans di tutto il mondo e della nostra fede in Dio potremo vincere questa battaglia”.

    A poco a poco la famiglia ha condiviso i progressi di Noah, che ha superato con successo la chemioterapia. I risultati hanno iniziato ad essere incoraggianti, e questa settimana Luisana Lopilato ha rinnovato alla televisione argentina la sua riconoscenza per le catene di preghiera e l’incoraggiamento ricevuti da tutto il mondo, dicendo quanto è importante la fede in Dio per superare questo difficile momento familiare.

    “Tutto ci è arrivato”, ha detto in un’intervista rilasciata alla presentatrice Susana Giménez. “Tutto è stato necessario. Tutte le preghiere che sono arrivate sono state necessarie”.

    “L’unica cosa che mi ha fatta andare avanti in ogni momento è stata la fede, la fede. Fin dal primo momento ho pensato che Noah sarebbe guarito. È stato importante essere positiva e confidare nel fatto che Dio avrebbe portato avanti quello che stava facendo, che avrebbe guidato le mani dei medici, che Noah avrebbe avuto le cure migliori… Non c’era settimana in cui non andassi in chiesa e mi mettessi a pregare dicendo: ‘Per favore, per favore…’, e fino ad oggi è quello che chiedo tutte le sere: ‘Dammi la forza per andare avanti’”, ha confessato.

    Riferendo come la famiglia ha affrontato la malattia del bambino, Luisana ha detto che hanno cercato di divertirlo come nel film “La vita è bella”. “I giorni di Noah erano così. Ogni giorno vedeva Spider Man, Iron Man, Batman… L’amore”.

    “A chi mi ferma per strada e mi pone delle domande dico di continuare a pregare. Pregate Dio. Bisogna continuare”, ha aggiunto.

    “Queste cose cambiano la tua prospettiva sulla vita. Mi è servito per rendermi conto del fatto che la cosa più importante è questa. La mia famiglia”.

    Luisana ha sottolineato che la situazione che ha dovuto affrontare l’ha fatta impegnare ad aiutare altre famiglie a superare momenti simili. Al riguardo, ha riferito del suo impegno con l’ospedale pediatrico argentino Garrahan, che ha già visitato e che accompagnerà in un futuro galà di beneficenza.

    [Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

    Fonte: Aleteia

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  • di Chiara Comini
  • Stava facendo il bagno con la sorellina undicenne e suo padre, quando si è accorto che qualcosa non andava: due bambine che si erano allontanate troppo dalla riva, chiedevano aiuto. Il mare era mosso; Valerio e il padre si sono precipitati in soccorso e il ragazzo, prendendo una delle due, l’ha portata in salvo.

    Valerio è un ragazzo con la sindrome di Down amante dello sport: si allena quattro giorni alla settimana in piscina, e due al campo per atletica.
    La fortuna per le due ragazze è stata che Valerio avesse seguito corsi di salvamento: a luglio dello scorso anno, durante i Trisome Games di Firenze (le prime Olimpiadi per atleti con sindrome di Down) aveva fatto una dimostrazione pratica ai giudici internazionali.

    Come ha dichiarato il giovane intervistato dal Corriere però “un conto è salvare un manichino, un altro una bambina in mare”

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    Profugo impedisce a bimba di usare scivolo: “E’ il mio letto” – FOTO

    «Se venisse da lei un militare e le chiedesse un consiglio: se fare nel giro di un mese, dodici, tredici vaccini insieme, oppure no, lei che gli consiglierebbe?»

    Inizia così l’intervista di Vittoria Iacovella per Repubblica, in un filmato pubblicato circa cinque anni fa. A rispondere è il professor Antonio Giordano: «Gli direi che andrebbe incontro a un suicidio».

    Chi è il professor Giordano? Potete scoprirlo su Wikipedia: «è un oncologo, patologo, genetista, ricercatore, professore universitario italiano naturalizzato statunitense. Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia, presidente del Comitato Scientifico della Human Health Foundation Onlus, e professore di Anatomia e Istoloigia Patologica presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Neuroscienze, presso il Laboratorio di Tecnologie Biomediche ed Oncologia Sperimentale dell’Università di Siena».

    La giornalista chiede: «È vero o no che i vaccini, se fatti in modo ravvicinato, se fatti su soggetti che non hanno subito un’adeguata anamnesi, possono portare a malattie gravi?»

    Giordano risponde: «È vero: il vaccino non può essere dato così alla cieca a tutti i militari. Ci dev’essere realmente uno studio attento del soggetto a cui bisogna somministrare il vaccino».

    Se questo vale per i militari grandi e grossi, quanto più dovrà valere per i neonati. Se per un militare è un suicidio sottoporsi a dodici vaccinazioni in un periodo di tempo ravvicinato, cosa dobbiamo pensare di un Ministro e un di Governo che vogliono sottoporre i neonati a dodici vaccinazioni obbligatorie? Se servono studi attenti per i militari a cui bisogna somministrare il vaccino, che possano evitare reazioni avverse, cosa dobbiamo pensare di un Governo e di un Ministro che ci raccontano che non sono necessari esami prevaccinali sui neonati?

    Genitori, cos’altro ci occorre sentire per capire che questo decreto attenta alla salute dei nostri figli? Oggi saremo sotto il Senato per manifestare contro il ddl Lorenzin.

    [Se da cellulare non visualizzi il video, scorri in basso e passa alla versione non-AMP]

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    Dopo 7 anni viene fuori la verità SHOCK: Ecco cosa c’era nella camera dove morì Michael Jackson

  • di Chiara Comini
  • Il video seguente è l’appello di Sarah Boo, la portavoce della NHF National Health Fundation Svezia, una organizzazione che si occupa di diritti, specialmente riguardo alla salute.

    Ecco cosa dice: “Il governo italiano violerà leggi internazionali se questo decretò passerà. Questa è una lettera in forma di video meassaggio, diretta al governo italiano. Ci è giunta notizia che il governo italiano stia per approvare una legge relativa a vaccinazioni obbligatorie. Si tratta di una gravissima violazione delle leggi dell’Unione Europea (…) Siamo organizzazioni di cittadini in molti paesi: ci siamo uniti per compiere azione legale nei confronti del governo italiano per fermare questa legge che in modo prepotente viola leggi superiori. Intenteremo azioni legali contro ogni governo dell’unione europea che tenti di passare leggi del genere, leggi totalmente anticostituzionali. In Svezia abbiamo lottato duramente contro decreti che cercavano di imporre vaccinazioni obbligatorie. In Svezia non abbiamo vaccini obbligatori. Questa “agenda vaccinale” è la semplice causa del fatto che i governi lavorano fianco a fianco con le multinazionali farmaceutiche come la GSK, GlaxoSmithKline. In Svezia il ministro della salute viene dalla Glaxo, ed il vostro, il Dr Ranieni Guerra, direttore generale del Ministero della salute, era un CEO della fondazione GSK (ndr: una delle più alte cariche). Se non avete ancora cacciato la Glaxo e le altre multinazionali che da nostri informatori interni sono accusate di azioni di mobbing criminale e di corruzione, è arrivato il momento di farlo ora. I governi non devono fare business, non devono comprare vaccini ed altri prodotti farmaceutici da multinazionali che infrangono continuamente leggi, e adesso il governo italiano vuole violare le leggi della Comunità Europea ed altre leggi internazionali?

    • – la dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite
    • – la Carta dei Diritti dell’Unione europea
    • – la Convenzione dei diritti dei bambini delle Nazioni Unite
    • – La Carta Europea dei diritti del paziente
    • – Il patto sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite
    • – Il codice di Norimberga

    Sapete che la GSK ha subito una sanzione da tremila miliardi di dollari, dopo aver ammesso la più grande frode farmaceutica di tutti i tempi, che coinvolge anche bambini? Inoltre la Glaxo è stata gravemente multata a causa di una sperimentazione vaccinale che ha causato la morte di 14 bimbi. Vi chiedo di pensare, di pensarci due volte. Il mio nome è Sarah Boo e sono la presidente del National Health Federation of Sweden.
    Grazie per l’attenzione.”

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  • di Edith Driscoll
  • Uno stadio gremito di spettatori, autorità politiche, atleti provenienti da ogni parte del mondo. In alto campeggia il braciere con il fuoco acceso in Grecia. E’ lo scenario che ognuno di noi è abituato a vedere ogni quattro anni durante i Giochi Olimpici. Una manifestazione sportiva alla quale, oggi partecipano sia uomini che donne. Ma non sempre è stato così. Nel 776 a.C., anno della prima Olimpiade, ai piedi del tempio di Zeus non è presente nessuna donna. Le uniche ragazze ammesse alla presenza dei possenti concorrenti sono le sacerdotesse. Non è permesso alle donne non solo di partecipare, ma nemmeno di assistere ai Giochi.

    Nemmeno nel 1896, quando si svolse la prima Olimpiade moderna, ad Atene, le donne possono partecipare. La motivazione è semplice: De Coubertin vuole rispettare la tradizione classica. Per avere le prime presenze femminili alla manifestazione a cinque cerchi bisognerà attendere i Giochi di Parigi del 1900. Tra i partecipanti (oltre 600 uomini), solo un paio di donne gareggia. Una di loro è Charlotte Cooper, che diventerà la prima campionessa olimpica, vincitrice di cinque titoli individuali a Wimbledon. La prima folta partecipazione di donne ai Giochi avverrà nel 1908, a Londra.

    Altro avvenimento storico per lo sport femminile è l’Olimpiade di Atlanta del 1996, dove vi partecipano le donne musulmane. Per la prima volta, dopo la rivoluzione islamica del 1979, una donna farà parte della nazionale. E’ Lida Fariman, una ragazza che gareggia nel tiro a segno, una delle poche discipline sportive che le iraniane hanno il permesso di praticare all’estero per non violare l’hejab, l’abbigliamento islamico, che impone di coprire tutto il corpo (polsi e caviglie inclusi) e i capelli.

    Nel corso degli anni, le donne vennero ammesse a un numero sempre maggiore di discipline fino ad arrivare alle Olimpiadi di Londra 2012, dove, con l’introduzione della boxe femminile, non vi sono più sport che non vedano la partecipazione delle donne.

    Fonte: interris

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    Una storia potente che in merito all’aborto mostra un punto di vista raramente preso in considerazione

    Quello dell’aborto è un tema molto controverso. Alcune persone sono a favore, altre hanno invece posizioni più “equilibrate”, considerandolo accettabile soltanto in casi di violenza e gravi condizioni fisiche del nascituro. Ma ci sono anche persone contrarie, che sostengono che l’aborto equivalga ad un omicidio. E anche la donna di cui parliamo oggi difende quest’ultimo punto di vista…

    Gianna Jessen ha 29 anni ed è sopravvissuta ad un aborto. Sua madre andò in una clinica per “liberarsi” di lei. Si trovava quasi alla fine della gravidanza, con ben 7 mesi e mezzo di gestazione.

    I medici consigliarono alla donna di abortire attraverso un’iniezione di soluzione salina nell’utero, in modo da bruciare la bimba, dentro e fuori, e farla nascere morta. Ma proprio quando tutti pensavano che fosse arrivata la fine, successe qualcosa di impressionante…

    La bambina nacque viva! Contro ogni aspettativa, la bambina sopravvisse… Gianna ebbe alcune conseguenze a causa della mancanza di ossigeno, come ad esempio una paralisi cerebrale.

    Dopo 29 anni ha deciso di “vendicarsi” di sua madre. Nel modo migliore che ci sia. Senza violenza, senza odio, ma diventando un’ambasciatrice contro l’aborto!

    La giovane attivista ha tenuto conferenze in tutto il mondo, portando con sé una testimonianza molto forte: la sua stessa vita. Il suo caso fa riflettere, perché lei non sarebbe su questa terra se l’aborto avesse funzionato… e lei è grata a Dio per averle concesso il dono della vita e non aver permesso che fosse sua madre a decidere per lei.

    Guardate e condividete questo discorso di Gianna. Ne vale la pena.

    [Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

    Fonte: Aleteia

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    “LE COSE CHE MINACCIANO L’UMANITÀ” STEPHEN HAWKING E LA SUA DURA VERITÀ SUL DESTINO DELL’UOMO…

  • di Francesco Volpi
  • Una parrocchia è stata devastata e 2 sacerdoti sono stati rapiti nel blitz compiuto da un gruppo di giovani miliziani a nord del Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Vittime del sequestro sono il parroco e il suo vice della chiesa di Buyunka, una delle dodici parrocchie di Butembo, situata al confine con Uganda e Ruanda. Gli assalitori, che secondo le testimonianze indossavano tute mimetiche, hanno anche rubato due vetture delle chiesa.

    L’assalto

    L’attacco è andato in scena la sera di domenica 16 luglio ma la notizia è stata diffusa solo nelle ultime ore. I due preti – don Charlee Borromee Kipasa e don Jean-Pierre Akilimali – sono stati prelevati dopo aver assistito alla devastazione e alla depredazione della parrocchia nella quale operavano. Silenzio inquietante sulla loro sorte ma si teme che possano ancora essere nelle mani dei miliziani. Non si conosce nemmeno la sigla del gruppo responsabile dell’assalto. Probabile, secondo Radio Vaticana, che provenisse dai Paesi limitrofi. Nelle stesse aree si svolge la guerriglia Mai Mai che le forze governative stanno tentando di contrastare.

    Clero nel mirino

    Queste regioni sono spesso oggetto di attacchi da parte dei gruppi armati e i rappresentanti del clero finiscono troppe volte nel mirino. Nel 2012 tre assunzionisti erano stati sequestrati dalle milizie, mentre nel 2016 (il 20 marzo) il padre assunzionista Vincent Machozi è stato ucciso nel villaggio di Vitungwe-Isale, situato a 15 chilometri da Butembo. Lo scorso febbraio 25 seminaristi sono stati evacuati in elicottero dai Caschi Blu della Missione Onu a Mbuji-Mayi nella Repubblica Democratica del Congo. I religiosi facevano parte del gruppo che si era disperso nella foresta a seguito dell’assalto, il 18 febbraio, al Seminario maggiore di Malole di Kananga, nel Kasai Centrale, da parte dei miliziani del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu.  A seguito dell’appello lanciato da da mons. Emmanuel Bernard Kasanda Mulenga, Vescovo di Mbuji-Mayi, i 25 seminaristi originari di questa città sono potuti tornare nelle loro famiglie, dopo che erano rimasti bloccati a Kananga perché la strada che la collega a Mbuji-Mayi è bloccata per la presenza dei miliziani di Kamuina Nsapu.

    Fonte: interris

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    Anziana ha fame: bloccata con 12 euro di cibo in tasca

    Abbiamo incontrato e intervistato Paolo Bernardo, cofondatore e amministratore unico della startup Circuito Felix, progetto fintech nato da poco sul territorio campano.

    Cos’è Circuito Felix e in che misura è da considerarsi un modello innovativo di business?

    Circuito Felix è un start up innovativa costruita in partnership con Sardex.net, la prima società italiana a creare un Circuito di Credito Commerciale in Sardegna e che ha avuto un incredibile riscontro non solo sull’isola ma anche sui media nazionali (ad esempio Corriere della Sera, L’EspressoLa7 …) e internazionali (Financial TimesSüddeutsche Zeitung …). Questo modello di business successivamente si è sviluppato anche in altre regioni italiane come il Veneto, il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia Romagna, le Marche, l’Abruzzo, l’Umbria, il Lazio ed il Molise. Io ed altri professionisti, che come me seguivano e si interessavano alle nuove frontiere e ai nuovi paradigmi economici e produttivi in via di diffusione in Italia e all’estero, abbiamo deciso che fosse l’ora che anche la Campania avesse un proprio circuito di credito commerciale.

    L’innovazione portata in questi anni in Italia ha un precedente in Svizzera. Il modello è stato sperimentato da Wir Bank sin dagli anni 30 con risultati incredibili ed è quindi un’innovazione non da sperimentare, ma che funziona, e non solo in Svizzera, da ormai un secolo. La differenza fondamentale tra il modello originale Wir Bank che ha esordito ormai un secolo fa e il nostro è la tecnologia, le tecnologie digitali del XXI secolo stanno dando un’infinita capacità di espansione a questi modelli economici.

    In Italia infatti hanno già aderito al network circa 8.000 aziende che hanno effettuato transazioni per 120 milioni di €. Vi sono inoltre tantissimi altri circuito in giro per il mondo ad esempio Bristol Pound o Une Monnaie Pour Paris .Tutti questi progetti nascono da visioni e intuizioni simili e ognuno poi si declina anche e soprattutto in funzione delle peculiarità del territorio e delle comunità in cui opera.

    Qual è lo scopo di questo progetto?

    Lo scopo principale di Circuito Felix è quello di fare da collante tra le imprese e il territorio. La Campania è una regione bellissima che possiede un enorme potenziale inespresso. Noi vogliamo che queste risorse siano valorizzate, collaborino e si conoscano e restino il più possibile sul nostro territorio, cercando di supportare le imprese con strumenti di pagamento e di credito paralleli e complementari a quelli tradizionali.

    Il Circuito offre alle imprese e ai professionisti aderenti la possibilità divendere di più e di finanziarsi reciprocamente senza interessi trasformando la loro capacità produttiva inespressa in liquidità supplementare utile a sostenere parte delle proprie spese correnti, operare investimenti e, tramite l’apertura di conti personali, effettuare parte delle proprie spese personali. Lo scopo del circuito è pertanto quello di riconnettere le imprese del territorio, erogare servizi di promozione ad alto valore aggiunto e fornire alle PMI ed ai professionisti locali nuovi strumenti di pagamento.

    Le aziende aderenti al circuito, si finanziano tra di loro a tasso zero e senza nessuna commissione sulle transazioni. Così facendo la ricchezza rimane all’interno del circuito. Questo sistema genera un circolo virtuoso, un incentivo verso modelli di sviluppo sostenibili e inclusivi.

    La funzione più importante del Circuito Felix è pertanto quella di aiutare le nostre aziende a recuperare, mantenere e/o acquisire preziose quote di mercato. Circuito Felix infatti, non va a sostituirsi al loro attuale mercato ma va piuttosto a sommarsi ad esso, offrendo loro l’opportunità di contribuire alla ripresa economica, ottimizzando la loro capacità produttiva e la loro appetibilità sul mercato.

    Come funziona il Circuito Felix?

    Il funzionamento è semplice: le PMI si iscrivono al Circuito versando una quota annuale commisurata alle proprie potenzialità in cambio possono usufruire di tutta una serie di strumenti e servizi comuni (conto on line, carta Felix, eventi di networking, servizio broker, promozione, supporto alle vendite etc.)

    A ognuna di loro viene aperto un conto. Il conto è denominato in una valuta di conto chiamata Felix (1 Felix equivale ad 1 Euro), spendibile esclusivamente all’interno della rete. Sostanzialmente il Felix è un modo per tenere conto del valore dei crediti commerciali transati. Ogni conto ha saldo iniziale pari a zero. Ad ogni azienda è accordata la possibilità di “andare in rosso”, entro determinati limiti, e attraverso questo scoperto può effettuare acquisti presso altri iscritti alla rete. A ogni acquisto il conto dell’acquirente viene addebitato per un ammontare pari al prezzo di vendita del bene/servizio acquistato. Viceversa il conto del fornitore sarà accreditato per un pari importo. Le aziende che evidenziano un saldo negativo potranno portare a pareggio il proprio conto semplicemente effettuando nel tempo vendite presso altre aziende aderenti al Circuito. Allo stesso modo le aziende con saldo attivo potranno monetizzare i Crediti Felix accumulati facendo acquisti presso le altre imprese iscritte.

    Com’è nata l’idea di Felix?

    Da sempre appassionato del mondo delle start up e avendo un background finanziario è stato inevitabile appassionarsi a questa innovazione così legata al territorio. Abbiamo quindi deciso di creare, insieme ad alcuni miei amici e collaboratori, un circuito ed esportare il modello in una nuova realtà. È nata così l’avventura. L’idea di un Circuito di Credito Commerciale è sembrata subito contestualizzabile in un tessuto socio-economico come quello Campano. Mancanza di liquidità, rischio insoluti e il generale periodo di contrazione della crescita economica stanno impedendo a risorse umane, asset tangibili e intangibili, relazioni umane e professionali, di creare valore e opportunità e questo non perché manchi domanda e offerta, ma perché manca nell’immediato un mezzo di pagamento per permettere alle transazioni di andare a buon fine.

    L’elemento innovativo che c’è dietro è anche una sfida culturale, quindi è un progetto subito spendibile sul mercato ma che richiede comunque interlocutori ricettivi con una mentalità aperta.

    Cosa intendi per sfida culturale?

    Un elemento fondamentale di una comunità di aziende, che come un filo rosso tiene uniti tutti i punti, è la logica collaborativa. Il presupposto è che l’output di strategie collaborative e sempre superiore rispetto quello di strategie meramente competitive. Questo sistema basato su fiducia, voglia di fare e senso di comunità genera un circolo virtuoso, un incentivo verso modelli di sviluppo sostenibili e inclusivi.

    Da diversi punti di vista è un modo per fare davvero sistema. “Fare sistema” è un’espressione forse un po’ abusata, sicuramente disattesa. Circuito Felixvuole essere un modo per fare realmente sistema, perché è un insieme di regole, risorse, capitale organizzativo e tecnologia, perché è un gruppo di aziende e attori locali che collaborano, si scambiano informazioni, che hanno voglia di fare.

    È una sfida inevitabilmente soprattutto di tipo culturale, che deve far germogliare fiducia, cultura collaborativa e abitudine a transare non in euro, ma l’accettazione di questa fida e la ferma convinzione che si possa riuscire, sono i motivi principale della nascita del Circuito Felix.

    Quali sono i prossimi passi della vostra iniziativa?

    Il nostro obiettivo è quello di potenziare la presenza sul territorio. Per questo stiamo organizzando eventi in diverse città campane per raccontare la nostra community, i risultati ottenuti dai nostri iscritti, le opportunità che creiamo. Un altro elemento chiave sarà il potenziamento di una rete di collaboratori che definiamo CTA (Community Trade Advisor – Costruttori di Comunità) che ci supportino nella gestione della nostra rete di iscritti alla community distribuiti capillarmente sul territorio campano. Il passaggio successivo sarà l’implementazione di nuovi servizi sia verso i dipendenti delle aziende (B2E), sia verso i clienti finali (B2C).

    http://www.circuitofelix.net/

    Fonte: Linea Diretta Europa

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    KAMIKAZE ISTANBUL E’ UN PROFUGO

    Riportiamo il post che ha condiviso sulla sua pagina Facebook Gherardo Chirici, professore associato di Inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze.

    ________

    Tutti forse lo sanno già… ma vorrei ricordare che la nostra famosa flotta di 19 Canadair cosi come la maggior parte della flotta di elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi è privata.

    Ogni anno i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e gli altri enti danno in appalto questi servizi di soccorso dal cielo.

    I contratti se li aggiudicano sempre le stesse ditte.

    Tant’è che dopo aver osservato un campione di 18 gare d’appalto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha:

    “RITENUTO, pertanto, che le condotte sopra descritte poste in essere dalle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l., Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dall’Associazione Elicotteristica Italiana sono suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del TFUE.”

    Testo del provvedimento – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, 14 Marzo 2017.

    Quando vedete un bel Canadair che sgancia la sua bomba d’acqua di 6000 litri pensiamoci…

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    Arriva il microchip per combattere la cecità: primo intervento in Italia, ecco dove…

    Una vecchia inchiesta di Report sui vaccini smonta tutte le bufale che oggi vengono propagandate dal Governo e dai giornalisti televisivi.

    Tutti i vaccini sono sicuri? No. Tutti i vaccini sono utili? No. I medici sono correttamente informati sulla composizione dei vaccini e sulle conseguenze che quelle sostanze potrebbero causare sui neonati? No. I vaccini sono pericolosi? Sì. Esistono bambini danneggiati da vaccini? Sì. Il Ministero della Salute collabora affinché i genitori italiani possano usufruire di una corretta informazione riguardo alle vaccinazioni? No.

    Oggi dei servizi come questo non vanno più in onda. Perché? Perché i vaccini sono cambiati o perché è cambiata la politica della RAI?

    Oggi ci dicono che i vaccini sono sicuri. Ma lo dicevano anche del vaccino Sabin contro la poliomielite, prima che dei bambini venissero danneggiati e il vaccino sostituito. E lo dicevano anche dei vaccini contenenti mercurio, prima che dei bambini venissero danneggiati e il mercurio sostituito con l’alluminio (che è tutta salute…).

    I genitori degli anni passati avrebbero fatto bene a non fidarsi delle vaccinazioni. E oggi? Possiamo fidarci? Dopo che ci hanno mentito per decenni? Riflettiamoci bene mentre guardiamo il video che segue.

    [Se da cellulare non visualizzi il video, scorri in fondo e passa alla versione non-AMP]

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    VARESE, ELETTO IL SINDACO PD E LA COMUNITÀ ISLAMICA ESULTA: “ALLAH SI È PRESO LA SUA RIVINCITA”

    Il premier, alla luce dell’emergenza sbarchi e della forte opposizione politica, ha rimandato il discorso al prossimo autunno: “L’impegno del governo rimane”

    Tutto fermo sullo Ius soli, almeno fino al prossimo autunno. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha decretato l’interruzione dell’iter per l’approvazione della legge sul diritto di cittadinanza mancando le condizioni necessarie per la sua prosecuzione. E questo, pur continuando a considerare lo Ius soli “una legge giusta: l’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane”. L’insorgere delle opposizioni, però, con i centristi a premere con forza in Senato e il rischio di creare un’instabilità insostenibile per il governo, ha convinto il premier a rinviare il discorso al termine della stagione calda, lasciando priorità agli altri impegni che affollano l’agenda di Palazzo Madama: “Tenendo conto delle scadenze urgenti non rinviabili in calendario al Senato e delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza non ritengo ci siano le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva”.

    “Valutazione oggettiva”

    Una decisione, quella di Gentiloni, per certi versi attesa, a fronte delle barricate poste dall’ala del centrodestra e di un’emergenza migranti che, oggi più che mai, richiede attenzione e coesione. Se ne parlerà, qualora vi siano i giusti presupposti, fra un paio di mesi: “Sullo Ius soli il Pd seguirà l’indicazione proposta dalle valutazioni del presidente Gentiloni – ha spiegato il ministro dell’Agricoltura Guido Martina -. Come sempre detto siamo al suo fianco. La legge per la nuova cittadinanza rimane per noi un obiettivo importante”. Nessun arretramento, quindi, ma “un’oggettiva valutazionesui tempi per consentire di vedere la luce nel migliore dei modi senza inutili lacerazioni, a un provvedimento giusto ed equilibrato, necessario a garantire diritti elementari che in altre democrazie nessuno si sognerebbe di mettere in discussione”, come spiegato dalla presidente della commissione AntimafiaRosy Bindi.

    Tempi lunghi per lo Ius soli

    Una scelta ritenuta saggia dai più in Senato, salutata con una certa soddisfazione dai principali oppositori. In particolare, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha parlato di una “prima vittoria della Lega” ma, soprattutto, dei “migliaia che si sono opposti in rete… Se ci riproveranno, ci ritroveranno pronti”. Ma la frenata di Gentiloni sullo Ius soli è stata accolta con particolare apprezzamento da Forza Italia: “E’ una scelta capace di rasserenare il clima politico e i lavori in Aula al Senato, già congestionato dalle tante scadenze – ha spiegato il capogruppo a Palazzo Madama, Paolo Romani -. Ma ci auguriamo soprattutto che consentirà alle forze politiche un vero confronto sulle reali priorità ed emergenze del Paese”. L’appuntamento, dunque, è a settembre almeno per tornare a discutere della legge: sull’eventuale approvazione i tempi si preannuncianoben più lunghi.

    Fonte: interris

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  • di Federico Cenci
  • Sono impresse nell’immaginario collettivo le foto in bianco e nero di quelle torme di donne che mimavano con le dita la forma triangolare della vagina. Erano gli anni settanta, quelli della contestazione nei confronti dell’ordine costituito. In questo clima di smania per una destrutturazione d’ogni archetipo ed identità, compresa quella biologica, il movimento femminista mosse passi importanti verso l’affermazione culturale.

    Colta, impegnata, di ceto sociale medio-alto, la femminista tipo, compiendo certi gesti da trivio, usava la propria istruzione non per elevarsi, bensì per manifestare una regressione selvaggia. Lo sforzo intellettuale servì per foraggiare presso l’opinione pubblica l’immagine più rozza e meno femminile della donna.

    La donna-oggetto

    D’altronde rozza ed infelice è un’idea di donna che la liberazione sessuale invocata dalle femministe ha prodotto. Si tratta della donna affrancata dal pudore, ribelle allo stereotipo di custode del focolare. È la donna che, in nome della sua autodeterminazione, ha iniziato ad occupare anche i set porno. Per una sorta di eterogenesi dei fini, il femminismo ha legittimato la donna-oggetto.

    E gli effetti sono catastrofici. Certi modelli pornografici sono penetrati nella mente dei più giovani, stimolando le parti più arcaiche dell’istintività umana. Presso molti adolescenti maschi è stata veicolata la figura di donna quale scarica di pulsioni sessuali, anche aggressive. Ma conseguenze di tutto ciò si hanno anche su coetanee dell’altro sesso. La pornodiva, o quantomeno la ragazza disinibita e svestita, rischia di diventare un modello estetico a cui ispirarsi.

    Intervento alla vagina

    Ne dà prova un fenomeno che si sta diffondendo nel Regno Unito, e su cui ha fatto luce una puntata della trasmissione Victoria Derbyshire show, sulla Bbc. In un solo anno, sono oltre duecento le ragazze, minorenni e in qualche caso persino di età inferiore ai nove anni, che si sono sottoposte a un intervento per modificare la vagina. Centocinquanta di loro non avevano ancora compiuto quindici anni.

    La labioplastica, che consiste in un rimodellamento delle labbra della vagina, è garantita dal Servizio sanitario nazionale anche per le ragazze minorenni previa autorizzazione medica. È così che molte di queste piccole insoddisfatte dell’organo genitale si rivolgono a un medico sostenendo che la loro condizione ha conseguenze sul rapporto con lo sport e il sesso. Basta questa lamentela per ottenere il permesso a sottoporsi all’intervento a spese dello Stato.

    Insoddisfazione estetica

    La Bbc ha intervistato sul tema la ginecologa Naomi Crouch, la quale ha spiegato: “Trovo molto difficile che ci siano centocinquanta ragazze con meno di quindici anni con anomalie tali da giustificare un intervento di questo tipo”. La ginecologa ritiene piuttosto che all’origine della richiesta ci sia un’insoddisfazione estetica. “Le ragazze – ha detto – spesso se ne escono con commenti tipo ‘la odio’ o ‘vorrei rimuoverla’ e per una giovane sentirsi così è molto doloroso”.

    Le fa eco la collega Paquita de Zulueta, che ha alle spalle oltre trent’anni di esperienza. “Mi è capitato di incontrare bambine di undici, dodici, tredici anni insoddisfatte della propria vagina – spiega la dottoressa -. Pensano che sia di misura e forma sbagliata. A volte sembrano disgustate, vorrebbero una vagina piccola come quella di Barbie”.

    Il porno come modello

    Secondo la de Zulueta è necessario ripartire dall’educazione delle nuove generazioni. Già, perché molte bambine vengono condizionate dal profluvio di immagini pornografiche a cui sono sottoposte. “Si dovrebbe spiegare – afferma la ginecologa – che c’è una distanza tra queste immagini e la realtà, che così come tutti abbiamo facce diverse, lo stesso vale per le parti intime”.

    “Scomode somiglianze” con la mutilazione genitale

    C’è dunque un allarme sociale, ma anche strettamente medico. Su quest’ultimo si sofferma la Crouch: “La legge dice che non dovremmo eseguire queste operazioni sugli organi in via di sviluppo”. Ed ha aggiunto che la pratica presenta “scomode somiglianze” con la mutilazione genitale femminile, che è vietata nel Regno Unito.

    Quello stesso organo mimato con le dita e ostentato come simbolo di libertà negli anni Settanta, per molte ragazze è oggi motivo di frustrazione.

    Fonte: interris

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    FELTRI SBUGIARDA PRODI: “L’UOMO CHE CI HA CONDOTTI AL DISASTRO”

  • di Giorgio Bernardelli
  • Gerusalemme è da sempre il luogo più conteso il recinto sacro, la Spianata delle Moschee per i musulmani, il Monte del Tempio sopra il Muro del Pianto per gli ebrei. Eppure quanto successo ieri è qualcosa del tutto inedito nella storia recente della Città Santa. Un’azione terroristica partita dall’interno e conclusasi con la morte di due agenti di polizia israeliana – di etnia drusa, quindi non ebrei – e dei tre attentatori, un commando formato da arabi israeliani – dunque non palestinesi, ma cittadini dello Stato a maggioranza ebraica. E il governo Netanyahu che sceglie, come risposta, la linea durissima della chiusura del luogo sacro almeno fino a domenica.

    Chiamare in causa l’intifada dei coltelli – l’ondata di attacchi all’arma bianca che va avanti ormai da due anni a Gerusalemme – rischia di essere fuorviante. Perché è vero che la nuova scia di violenza iniziata proprio sulla Spianata nell’autunno 2015  non si è mai fermata. Ma finora erano stati quasi tutti attacchi portati avanti da singoli, per lo più giovanissimi lupi solitari, espressione d’odio allo stato puro ma apparentemente senza una strategia coordinata dietro. Tutti elementi diversi rispetto a quanto accaduto ieri.

    Quella dei tre arabi israeliani che hanno aperto il fuoco sui poliziotti israeliani con le rudimentali pistole “Carlo” ha tutta l’aria, infatti, di un’azione organizzata con un obiettivo evidente: infiammare il luogo sensibile per eccellenza nella Città Santa e da lì far divampare l’incendio. Anche la dinamica è importante: i tre erano già entrati sulla Spianata e da dentro hanno cominciato la loro azione. La polizia israeliana sospetta che le stesse armi si trovassero già da qualche parte nel complesso di al Aqsa e la cosa è abbastanza verosimile. Anche per questo hanno chiuso immediatamente l’accesso alla Spianata e iniziato interrogatori e perquisizioni.

    C’è poi un altro dato importante: i tre venivano da Umm al Fahm, la cittadina nel nord della Galilea che è l’epicentro della questione arabi israeliani. E’ in questa zona della Galilea abitata solo da arabi e tradizionalmente trascurata da tutti i governi israeliani che è nato il Ramo Settentrionale del Movimento Islamico, la più importante formazione islamista in Israele. Una realtà collegata all’alveo dei Fratelli Musulmani e con un leader – l’imam Raed Salah, già sindaco di Umm al Fahm – accusato di incitare gli arabi israeliani alla rivolta. Proprio la presenza sempre più marcata di elementi legati al Movimento Islamico aveva portato nel 2015 alle misure adottate dal governo israeliano contro i morabitoun – il servizio di sicurezza interno legato al Waqf, l’autorità musulmana che sovrintende alle moschee. Già allora la reazione era stato l’immancabile grido su al Aqsa in pericolo e i tentativi di Israele di mutare lo status quo sulla Spianata. Ne erano nati scontri in forza dei quali il governo israeliano aveva dichiarato fuori legge il Movimento Islamico e arrestato Raed Salah (uscito dal carcere solo qualche mese fa).

    Contemporaneamente, però, intorno al Monte del Tempio in questi anni sono continuate a crescere anche le provocazioni degli estremisti di segno opposto, quelli della destra religiosa ebraica. Sempre più spesso salgono sulla Spianata con l’intenzione di pregare in maniera manifesta accanto alle moschee, per affermare la propria sovranità su tutto ciò che sta sopra al Muro del Pianto. Qualche settimana fa c’è stata persino una coppia che ha postato sui social un selfie del proprio matrimonio celebrato sul Monte del Tempio. In questa situazione il governo Netanyahu si barcamena tra l’impegno di mantenere lo status quo (che non prevede alcuna forma organizzata di presenza ebraica sulla Spianata) e l’esigenza di non urtare la sensibilità dei movimenti nazionalisti ebraici, parte della maggioranza di governo a Gerusalemme. Così, proprio in questi giorni, Netanyahu aveva fatto sapere che la prossima settimana non avrebbe rinnovato il divieto che dal 2015 imponeva quantomeno ai membri della Knesset, il parlamento israeliano, di non salire sulla Spianata.

    Può stupire, allora, che chi vuole appiccare l’incendio punti proprio su questo luogo? Il punto vero, allora, non è l’azione di un commando all’alba di un venerdì di luglio. Il problema è l’abbandono di un simbolo così importante di Gerusalemme nelle mani degli opposti estremismi; un abbandono che dura ormai da anni, in una Terra Santa dimenticata dal mondo. Come più volte denunciato dall’amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, padre Pierbattista Pizzaballa, il dramma di oggi è la mancanza di prospettive su Israele e la Palestina. Lo stesso impegno di Donald Trump a concludere “l’affare della vita” con la pace a Gerusalemme in poche settimane si è già dimostrato del tutto velleitario. E quando la Città Santa è lasciata alla legge del più forte, non possono essere che gli estremismi a trionfare. Dopo essere passati all’incasso sulla Spianata delle Moschee/Monte del Tempio.

    In uno scenario del genere appaiono del tutto patetiche le dispute diplomatiche all’Unesco sui Luoghi Sacri. Ad esempio quella consumatasi appena la settimana scorsa a Cracovia per il riconoscimento della Tomba dei Patriarchi a Hebron come “patrimonio dell’umanità in pericolo”. Si piantano bandierine sui simboli che rappresentano il cuore della Terra Santa; li si utilizza – da entrambe le parti – per motivi di propaganda. Ma abbandonandoli di fatto nelle mani di chi già ora li sta distruggendo.

    Oggi il mondo si riaccorge della Spianata delle Moschee/Monte del Tempio. E nessuno sa che cosa fare: ieri non c’è stato leader internazionale che abbia detto qualcosa, nonostante il livello della tensione in queste ore sia altissimo a Gerusalemme. Ci siamo talmente abituati al conflitto da non saper più distinguere i salti di qualità. Le prossime ore saranno cruciali per questa Terra Santa abbandonata alla sua marcia dei folli. Si fermeranno da soli?

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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  • di Robi Ronza
  • Per restare solo ai casi più importanti siamo già a tre. Sulle prime pagine della stampa che più conta nel mondo (sempre meno si capisce perché mai), l’incontro di ieri e dell’altro ieri fra Trump e Macron è stato raccontato ispirandosi al medesimo e sempre più logoro copione. E’ un copione i cui due eterni pilastri sono da un lato il preannuncio di grandi incomprensioni e attriti nei giorni che precedono l’incontro, e dall’altro la sorpresa per la cordialità dei colloqui e per i loro positivi risultati nei giorni che lo seguono. Era già accaduto con il Papa e con Putin, ma anche con altri personaggi dal re dell’Arabia Saudita al premier israeliano. Ci si inventa insomma una freddezza che non c’è, e poi si fa la notizia sul fatto che non ci sia.

    Continua insomma la mobilitazione contro Trump di un ordine costituito del sistema mediatico internazionale che non lo voleva, che è stato preso di sorpresa dalla sua elezione, che non lo sopporta e non  vi si rassegna. Non è questa malgrado tutto una battaglia impari. Trump infatti, che è fra l’altro un’ex star televisiva, conoscendo benissimo la tecnica e il linguaggio della comunicazione massmediatica, sta al gioco con grande abilità e per lo più finisce per  aggiudicarsi la partita. D’altra parte questa sua destrezza era già emersa nel corso della sua campagna elettorale quando si mise sistematicamente a provocare le reazioni sempre più scomposte dei giornali e dei telegiornali “liberal”, dal New York Times alla Cnn, avendo capito che la campagna contro di lui  organizzata da questi organi di stampa giocava per contraccolpo a favore dello schieramento a suo favore del blocco sociale che infatti gli ha poi dato la vittoria. Oggi che è alla Casa Bianca egli usa con altrettanta destrezza a suo favore del “Russiagate”, una montatura che non ha alcuna possibilità di successo.

    Alla vigilia di ogni suo importante incontro internazionale Trump un po’ lascia girare e un po’ alimenta di persona notizie di dissensi e di attriti per quindi giocare con disinvoltura la carta della cordialità e del “Abbiamo visto che possiamo fare molte cose insieme”.

    Se poi si passa dall’osservazione della sua tattica a quella della sua strategia diventa chiaro che l’uomo fa quello che ha promesso e sulla base di cui è stato eletto. Come europei possiamo talvolta esserne lieti e talvolta no, ma innanzitutto dobbiamo guardare alla realtà dei fatti e non ai vaneggiamenti per procura di quei corrispondenti italiani a New York che ogni sera, quando là dove vivono è mattina, ci ripetono come disciplinati pappagalline quanto hanno appena letto sul New York Times e sul Washington Post.

    Trump non ama l’Unione Europea. In campagna elettorale aveva detto chiaro e tondo di considerarla un tentativo fallito di costruire un grande mercato interno in grado di far fronte a quello degli Stati Uniti. Da presidente non ha mai cessato di snobbare gli gnomi di Bruxelles, da Junker a Tusk, ritenendo che nel continente europeo ci sono soltanto due Paesi con cui si deve trattare, la Germania e la Francia; da prendere però in conto uno alla volta e non in blocco. E c’è poi un Paese con cui avere grande cordialità di rapporti: la Polonia. Questo sia per mandare un “segnale” alla Germania; e sia perché i polacchi-americani sono un pilastro del suo elettorato. Ci potrà dispiacere, ma l’Italia – e in particolare l’Italia di Renzi e di Gentiloni, maldestri e sfegatati ex-tifosi dell’ultima ora di Obama –  non è invece in cima ai suoi pensieri.

    Così stanno le cose, e tutto questo aiuta a capire obiettivi e risultati della sua visita di questi giorni a Parigi e del suo incontro con Macron. Il nuovo presidente francese è stato eletto con voti per lo più socialisti, ma con un programma per lo più nazionalista. Chi non ci crede vada a leggersi o a riascoltare il suo discorso davanti al Louvre la sera della sua vittoria contro Marine Le Pen.  Da quanto si è visto e ascoltato in questi giorni a Parigi non si stenta a capire che Trump punta a prescindere dall’Unione Europea e a tenere a bada la Germania, facendo leva sulle ambizioni francesi (e sulle simpatie di cui gode in Polonia). Come si muove frattanto il nostro governo? Non si muove, non ha tempo, è tutto assorbito dalla battaglia per lo ius soli.

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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    “IL MOSTRO DI LOCH NESS È MORTO, ECCO LA PROVA”: DOPO POCHE ORE, SI SCOPRE LA VERITÀ

    Riportiamo il post che Cristina Mori ha pubblicato sulla sua pagina Facebook. Perché i vaccini sono anche questo. Ed è ora che la Lorenzin lo capisca e che tutti i genitori lo sappiano.

    Grazie Cristina per la tua testimonianza. Un abbraccio forte a Iris, Margot e Lorenzo Leon.

    _________

    Finora… Sono stata in silenzio. Non ho denunciato niente e nessuno, ho preso la mia strada x lasciarmi quest’esperienza chiusa nel passato. Ma adesso mi avete portato in “guerra” e quindi io combatto e combatterò fino alla fine.

    8 marzo 2016

    Questo è il video testimone della reazione avversa su Iris, una delle mie bambine gemelle. L’altra figlia, Margot, dopo gli stessi vaccini ha avuto anche lei reazione avversa con grossi sfoghi cutanei e febbre, per due mesi aveva inguine e pancia che sembravano ustionati. Quell’8 marzo stavo facendo un video delle bambine per mio marito, ignara di quanto sarei riuscita a riprendere e testimoniare… proprio in quel momento Iris ha avuto questa crisi, la prima dopo il vaccino esavalente e meningite C somministrato dal “mio” pediatra 5 giorni prima…

    Appena preso “coscienza” di quanto successo ho inviato lo stesso video a mia madre e al pediatra i quali mi hanno detto di correre subito al pronto soccorso. In totale “zero lucidità” sono andata al Meyer di firenze, in accettazione ho semplicemente fatto vedere il video e ricordo solo che in meno di 5 minuti mi sono ritrovata con Iris ricoverata in neurologia, attaccata a ecg per 72 ore, legata a soli 15 mesi ad un lettino con medici, specializzandi e riunioni collegiali di decine di medici che venivano a visitarla senza darsi loro stessi un “perché” a quelle crisi.

    Hanno iniziato a supporre, prima tumore al cervello, poi lesione genetica dalla nascita alla parte destra del cervello …supposizioni su supposizioni che ci facevano morire dentro secondo dopo secondo. La mia bambina sempre stata allegra e sana si ritrovava ora così. Iniziano i primi risultati, la tac esclude tutto… le analisi idem… loro non vogliono affrontare il discorso “ha fatto il vaccino 5 giorni fa”… mi liquidano ogni volta che accendo la parola “vaccino”… ci dimettono con un semplice “crisi epilettiche” e un iter di 5 anni di day Hospital e medicine da seguire.

    Io resetto tutto. Mi porto la mia bambina a casa e con il cuore di mamma che sa che la causa è il vaccino decido di percorrere un’altra strada… omeopatia, antidoto ecc..

    Ne siamo usciti…in modo doloroso ma almeno spero di poter escludere quanto di peggio poteva accadere.

    Ma restano i giorni che ci hanno segnato X sempre, restano le paure di come potrà comunque essere in futuro, resta il non potersi più affidare ingenuamente e ignorantemente alla medicina.

    Resta che io mia figlia non posso e non voglio più vaccinarla perché troppo grande è la paura di poter rivivere quei giorni infiniti.

    E allora cara “ministra” ci dica lei, ci dica lei a cosa dobbiamo appellarci? Devo vietare alle mie figlie di frequentare i loro coetanei? Di crescere e di vivere esperienze?

    A settembre entreranno alla materna, è un loro diritto e lei ci sta violando la libertà di pensiero, di crescita e di vita.

    Mi stanno facendo riemergere la rabbia e il dolore ma peggio ancora stanno offuscando il futuro dei miei figli.

    Non lo permetto!

    Vi chiedo di condividere questo post per sensibilizzare e per far capire che le reazioni avverse esistano! Ci vuole cautela! Documentatevi, fate analisi ai vostri figli prima di ogni vaccino! Questo avrebbe dovuto dire la legge!

    Ho deciso di espormi con i fatti e non con tanti discorsi, io che ho taciuto fino a ieri, io che ho vaccinato e le mie figlie sono state l’ennesime vittime dei vaccini, io adesso mi faccio sentire.

    Cristina
    Mamma di Iris, Margot (25 mesi) e di Lorenzo Leon (quasi 6 anni)
    Mamma che ha vaccinato e che dal vaccino ha imparato cosa sono gli effetti collaterali e le reazioni avverse.

    [Se da cellulare non visualizzi il video, scorri in fondo e passa alla versione non-AMP]

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    Superati i 35 milioni. Pontefice sempre più social: su Instagram è seguito da oltre 4 milioni di utenti

    Una vera e propria star dei social network, al punto che l’account Twitter di Papa Francesco @Pontifex in 9 lingue ha superato nelle ultime ore i 35 milioni di follower. Un’impennata si è avuta nell’ultimo mese, soprattutto in lingua inglese, il cui account, con 11 milioni di follower è il secondo dopo quello in spagnolo (13 milioni).

    L’account, aperto da Benedetto XVI il 3 dicembre 2012, è tra più seguiti al mondo ed è quello che registra più retweet. Dal 19 marzo del 2015, Papa Francesco è presente anche su Instagram con l’account @Franciscus che ha recentemente superato 4 milioni di follower.

    Come riporta la Radio Vaticana,”nelle ultime settimane è stato molto ritwittato il 30 giugno scorso – soprattutto in inglese – il tweet ‘Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo’, riferito a Charlie Gard e a tutti i bambini affetti da gravi malattie. Molto ripreso anche il tweet sull’accoglienza dei migranti, l’8 luglio scorso, nel quarto anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa. 

    Tweet dunque che esprimono un pensiero del Papa su avvenimenti dell’attualità accanto a tweet spirituali e pastorali”.

    Fonte: interris

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    https://www.informarexresistere.fr/record-di-follower-per-laccount-twitter-del-papa/feed/ 0 https://www.informarexresistere.fr/papa-bonucci-e-altre-storie/ https://www.informarexresistere.fr/papa-bonucci-e-altre-storie/#respond Sat, 15 Jul 2017 14:36:35 +0000

    “FARE PETTEGOLEZZO È REATO”, COSA SI RISCHIA A CHIACCHIERARE TROPPO…

  • di Daniele Polidoro
  • Tralasciamo per un attimo mercato, guadagni, bandiere e tradimenti di maglia. Restiamo ben ancorati al titolo di questo sito. Leonardo Bonucci sarà un nuovo giocatore del Milan, dopo essere stato un grande giocatore della Juve. Prima di tutto, però, Bonucci è stato, ed è un grande papà.

    Molti spesso gli hanno dato dell’antipatico. È da qualche ora anche i tifosi della Juventus non gli mandano esattamente parole d’amore.

    Eppure, sotto quella faccia da rude difensore si nasconde un cuore di papà. Un papà che sarebbe stato disposto a smettere pur di star vicino al suo Matteo dopo una difficilissima partita. “Sei tu il nostro campione”, gli ripete tutte le sere prima della favola della buonanotte.

    Un derby molto più semplice è quello ha dovuto affrontare l’altro figlio del difensore della Nazionale, Lorenzo, sfegatato tifoso del Toro. Certo, non dev’essere facile tifare Torino quando tuo papà ti compra i giocattoli grazie ai soldi che guadagna alla Juventus. Tutti ricorderanno la cena a casa Belotti, quando Lorenzo ha potuto coronare il sogno di conoscere il suo supereroe: il Gallo. Un giorno che gli resterà impresso nella mente, molto più dell’ultima festa Scudetto bianconera. Ecco, lì non è che si era poi divertito chissà quanto.

    Insomma, piccoli ma con tanto carattere da vendere. Proprio come papà che a trent’anni  sceglie di ripartire dal Milan, dopo anni di vittorie con la maglia della Vecchia Signora: una scelta che ha fatto discutere e farà discutere ancora per un po’. Ma Leo, nella vita come sul terreno di gioco, non tira mai dietro la gamba.

    E forse, tra i motivi che hanno spinto Bonucci ad andare a Milano, ci sarà stata anche una leggera “pressione” da parte di Lorenzo: “Papà, puoi andare via dalla Juve così non devo più farti il tifo contro?“. Altro che procuratori.

    Fonte: Papà Van Basten e altri supereroi

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    SCOPRE LA NUOVA COMPAGNA DELL’EX E LA PRENDE A PADELLATE IN TESTA

    Il video originale in inglese è stato caricato sulla pagina Facebook «Special Books by Special Kids».

    In cinque giorni è stato visualizzato da 17 milioni di utenti. Un grande successo e non poteva essere altrimenti: i due fratellini sono dolcissimi.

    Turner, il minore, è affetto dalla sindrome di Down e chiama «Biffin» suo fratello maggiore, Griffin.

    Le risate di Turner e lo sguardo amorevole di Griffin riescono a dimostrarci che l’amore puro di due fratelli è il sentimento più forte che esiste.

    Se solo riuscissimo a ricordare più spesso che, in un certo senso, siamo tutti fratelli, sicuramente vivremmo in un mondo migliore.

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    TERENCE HILL: “HO SAPUTO DELLA MORTE DI BUD AD ALMERIA, DOVE CI SIAMO CONOSCIUTI NEL 1967”

    LA SVEZIA VIETA LE VACCINAZIONI OBBLIGATORIE…

    • di Maurizio Blondet

    Il 10 maggio il Parlamento svedese ha respinto 7 proposte che avrebbero promosso le vaccinazioni obbligatorie. Il governo svedese ha deciso infatti che le politiche di vaccinazione forzata sono contrarie ai diritti costituzionali dei loro cittadini.

    La Svezia, invece di aderire alla pressione delle aziende farmaceutiche o delle tattiche spaventose dei media mainstream, ha adottato la decisione di rifiutare l’applicazione della vaccinazione obbligatoria ai suoi cittadini. Infatti, un tale mandato, hanno affermato, violerebbe la Costituzione del paese.

    Anche altri fattori hanno influenzato questa decisione. Da un lato c’è  stata la pressione dei cittadini che hanno manifestato chiaramente il loro dissenso oltraggio al concetto di vaccinazioni forzate. Il testo di uno dei moti relativi alla decisione ha rilevato che i parlamentari avevano osservato “una grande resistenza a tutte le forme di coercizione per quanto riguarda la vaccinazione“.

    I politici hanno anche citato alcuni dati dal sistema sanitario svedese (NHF) che hanno rivelato frequenti e “gravi reazioni avverse” al vaccino MMR (morbillo, orecchioni e rosolia) ed hanno osservato che tali reazioni sono specificate anche nel foglietto informativo del vaccino. I politici hanno affermato che siccome i bambini dovrebbero ricevere due dosi di questa vaccinazione, questi considerevoli rischi sarebbero raddoppiati. Inoltre hanno sottolineato che tali rischi non erano limitati al vaccino MMR, ma che altri vaccini causavano “reazioni avverse simili”.

    Ecco il testo originale in svedese di ciò che è avvenuto.

    Fonte: Maurizio Blondet

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    Al Parlamento Europeo si discute per riconoscere la «personalità elettronica» dei robot

  • di Pietro Di Martino
  • Pensando a quanto è appena accaduto nel parco Nazionale del Vesuvio, ai vari incendi sparsi per la Campania, in Sicilia, e buona parte della nostra amata Penisola, la prima domanda da porsi è: come è possibile che al mondo ci siano persone così irresponsabili e menefreghiste? Oltre che stupide, s’intende. Delinquenti, sicuramente. La domanda che sorge subito dopo è: lo Stato dov’è? Perchè la stupidità, il menefreghismo e l’irresponsabilità di un delinquente possono essere tutte prevedibili; l’assenza di uno Stato, no!

    Qualcuno avrà da obiettare, certo, ma quando parlo di “assenza” il riferimento è a quella innata capacità, tutta italiana, di non prevenire con leggi e disposizioni, situazioni come quella che stiamo vivendo. Basti pensare alla riforma Madia.
    Regioni depotenziate, pratiche burocratiche interminabili, soppressione del Corpo Forestale dello Stato, incorporamento e smantellamento dei presidi. Ecco gli effetti della riforma. Il risultato? Elicotteri dell’antincendio boschivi costretti a restare a terra.

    A tal proposito il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, dichiara: “Su 32 elicotteri antincendio del Corpo Forestale solo 4 sono operativi a causa della disgraziata riforma Madia, che ha accorpato la Forestale ad altre forze di polizia; 16 sono stati dati ai Vigili del Fuoco, 16 ai Carabinieri, ma, a causa della riforma e per mancanza di brevetti e adeguamento degli stessi ai criteri dei nuovi Corpi a cui sono stati assegnati, ben 28 elicotteri sono a terra inutilizzati”. La soppressione del Corpo Forestale, di fatto, ha indebolito il presidio sul territorio.

    Chiariamo: le responsabilità della tragedia sono evidentemente da attribuire a chi ha voluto innescare i roghi. Prevenire non è del tutto facile ma, che lo Stato non sia in grado di reagire, stupisce, e non poco.

    Da poche ore finalmente l’esercito. Intanto, la procura di Torre Annunziata (provincia di Napoli) ha aperto un’inchiesta per stabilire le cause dell’incendio che si è sviluppato alle pendici del Vesuvio “perchè di origine dolosa”. Staremo a vedere se almeno la giustizia, potrà ristabilire quel senso di responsabilità che lo Stato ha completamente smarrito e delegato ai soli cittadini per bene.

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    RICORDI I 2 FIDANZATINI INVESTITI DA UN SUV? IL PIRATA DELLA STRADA HA CONFESSATO, POSITIVO A ALCOL E DROGA

    Senza falsa modestia, siamo davvero importanti.

    La signora Lorenzin, la ministrina dell’ospedale che per motivi misteriosi siede non solo in parlamento ma sul trono del ministero della salute, è in delirio: le nanoparticelle, roba piccina picciò che non si è mai dibattuta nei salottini mondani dove di sorbisce il tè al gelsomino e si mangiano dolcetti, la perseguitano e i suoi consiglieri e manutengoli, pieni di conflitti d’interesse più di quanto non sia un cane di pulci, ignoranti e furbetti ma, ahimè, non propriamente intelligenti, non sono capaci di controbattere altro che con strilli isterici e zappate sui loro stessi piedi. È terribile: il seguito d’imbecilli su cui si basava il Beatrice-pensiero si sta vistosamente assottigliando e c’è addirittura di che rischiare la poltrona per le prossime elezioni. E che dire degli scienziati di regime, quelli che insegnano (?) in università nate or ora dal nulla e saliti senza alcun concorso o cursus honorum et studiorum in cattedra? E di quelli che non sono nemmeno a quel pur miserabile livello? (https://www.informarexresistere.fr/vicepresidente-commissione-sanita-del-senato-se-vi-fidate-di-scienziati-come-burioni-video/). Vabbè: c’est la vie.

    Ai numeri di arte varia della signora Lorenzin si aggiunge una bella lista di esibizioni che, lo confesso, mi divertono e, lo ammetto, mi riempiono d’orgoglio: stiamo vincendo.

    L’Università di Urbino, la gloriosa istituzione che con il comico Grillo Giuseppe da Genova e la dama di carità Bortolani Marina da Reggio nell’Emilia ci sottrasse il microscopio tenendolo accuratamente inattivo 18 mesi per poi sbolognarlo all’ARPAM di Pesaro, ora sta cercando goffamente di ostacolare le ricerche che continuiamo a condurre nonostante loro, vedi quelle sulle leucemie. Su quei personaggi ci sarebbe da scrivere un libro o, almeno, qualche capitolo di un libro, e non è escluso che lo farò. Allora ci sarà di che divertirsi.

    Poi, continuando, se, nella mente malata di qualcuno in passato io fui dentista, rappresentante di farmaci e, recentemente, medico abusivo (da me si pagano 240 Euro a visita, stando alla cretinotta di turno), ora un giornalista sulla cui salute mentale nutro qualche preoccupazione scrive che io sono nientemeno che un agente della NATO. Un vero peccato che nessuno nell’ambito dell’Alleanza Atlantica ne sia informato: chissà quanti quattrini farei con tutto quello che so.

    Ma ciò che mi ha fatto definitivamente capire che siamo davvero importanti è quanto è accaduto con l’International Journal of Vaccines and Vaccination, il giornale su cui nel gennaio scorso pubblicammo un articolo in cui illustravamo l’inquinamento da particelle (cercate di capire: particelle e non “metalli pesanti” come troppi credono, scrivendo poi un monte di fesserie) nei vaccini. Era fin troppo ovvio che ci sarebbe stata una reazione violenta da parte di chi di vaccini prospera, da parte di chi di vaccini vive, da parte di chi usa i vaccini come la coperta di Linus. E, infatti, ci fu. Pseudoscienziati, tuttologi, troll e psicolabili si diedero da fare per attaccare l’articolo cadendo invariabilmente nel ridicolo e senza mai fare la sola cosa che si deve fare: ripetere le analisi. Ieri la sorpresa: il giornale ci scrive dicendo che hanno cancellato l’articolo (http://medcraveonline.com/IJVV/IJVV-04-00072.pdf) perché hanno ricevuto dei commenti che dicevano che siamo brutti e cattivi. Nel giro di poche ore un po’ di scienziati, in maggioranza americani, hanno scritto al giornale in termini non proprio elogiativi. Noi stessi abbiamo informato chi di dovere che stavamo partendo un’azione legale. Poche ore dopo l’articolo è tornato on line con le scuse dell’editore. Curiosamente manca il video in cui mostriamo la preparazione dei campioni e i controlli, ma credo che anche quel filmato ritornerà in fretta. Sì: un po’ mi dispiace. Già avevamo qualche avvocato americano che si fregava le mani pensando che sarebbe arrivato qualche milione di dollari da spartire tra lui e noi.

    Ora siamo chiari: per me tutto questo è solo una gara sportiva, non avendo io niente da dimostrare né da guadagnare né da perdere. Osservando freddamente le cose, non posso non accorgermi che stiamo vincendo. I politicuzzi stanno perdendo la testa e Big Pharma pure. Insomma, facciamo paura. Se saremo in tanti, poi, saremo anche pesanti dal punto di vista della clientela e dell’elettorato. Questa è la situazione di oggi. Se vorrete, noi ci saremo come ci siamo sempre stati. A voi non si chiedono certo i sacrifici che abbiamo fatto noi, ma di fare la vostra parte, sì.

    Fonte: stefanomontanari.net

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    SCONTRO SULL’ITALICUM, DI BATTISTA DICE CHE RENZI È UN CIALTRONE…

    Ill.ma Ministra Lorenzin,

    sono un Genetista, già ricercatore del CNR, che ora si occupa a pieno tempo di salute.
    Sin dagli anni ’70, mi sono interessato di vaccini. Da favorevole sono diventato contrario. Sono stato convertito dalle conoscenze. Sono tante, ma per ragioni di spazio cito le principali.

    Non sono state le vaccinazioni di massa a salvare l’umanità dalle malattie infettive, ma le condizioni igieniche e l’uso di acqua potabile. Le vaccinazioni di massa sono arrivate dopo. Le case farmaceutiche hanno fatto di tutto per farci credere il contrario, tanto che la maggior parte della gente se n’era convinta.

    Fortunatamente c’è anche molta gente che non la pensa così, in quanto ci sono molti bambini morti o comunque danneggiati dalle vaccinazioni. I vaccini preparati per le vaccinazioni di massa non hanno nulla in comune con i vaccini di una volta: preparati in tempo reale e somministrati con modalità più vicine a quello che faceva la natura.

    La gente non si fida dei vaccini moderni perché sono sporchi: contengono pezzi di DNA estraneo e inquinanti vari che causano patologie varie, quando non la morte immediata. A ciò si aggiunga che il virus o il batterio, dopo la manipolazione non sono più quelli selvatici, ma spesso, dipende dal trattamento, sono mutati e quindi possono essere più virulenti e più pericolosi o meno virulenti e quindi addirittura non efficaci. Questi fatti insieme alla genetica dei soggetti vaccinati produce effetti diversi, che vanno, appunto, dalla morte allo sviluppo nel tempo di diverse patologie.

    Le vaccinazioni di massa, quando vanno bene, nel senso che il soggetto vaccinato non mostra patologie, producono immunità a breve tempo (5-10 anni) e non a vita, come invece accade quando la malattia infettiva viene contratta e superata naturalmente. Le malattie esantematiche erano le benvenute, perché inducevano immunità duratura e servivano a rinforzare il sistema immunitario contro altre malattie e disturbi neurologici anche in età avanzata. La gente faceva di tutto per contrarre le malattie esantematiche, perché esse erano garanzia di una vita più sana.

    Le vaccinazioni di massa sono responsabili della diffusione nelle popolazioni di virus e batteri modificati, dai quali la gente, soprattutto non vaccinata, pare si stia difendendo bene, ma su questo punto ritengo che solo uno studio attento potrà dirci quale sarà il futuro dell’umanità, alla quale si è tolta la possibilità di vaccinarsi naturalmente e si è imposta la vaccinazione artificiale. Sappiamo, però, che i bambini non vaccinati si ammalano di meno di quelli vaccinati. Lo sappiamo perché alcuni studiosi hanno svolto queste ricerche e non perché i Ministeri della Sanità si sono preoccupati di verificare se le vaccinazioni di massa fanno veramente bene, come dice la TV.

    Se le vaccinazioni imposte facessero veramente bene, perché si teme che i bambini non vaccinati possano infettare quelli vaccinati? I bambini vaccinati non sono già coperti? Semmai, sono i bambini non vaccinati che dovrebbero temere di essere infettati. I bambini immunodeficienti che non possono essere vaccinati devono temere di più i vaccinati e meno quelli non vaccinati, i quali almeno avrebbero il merito di non essere portatori, fino a quando non si ammalano.

    Il 90% dei bambini nasce già immune al Tetano. Eppure l’antitetanica è obbligatoria. Basterebbe un semplice test per evitare di fare anche questo vaccino.

    Questa nota è stata sollecitata anche da amici che oggi, 11 luglio 2017, sono a Roma per partecipare al presidio permanente dei no-vax davanti al Senato.

    Ministra, faccia un piccolo sforzo, ritiri il DDL. Gli italiani sapranno perdonarla.

    Bari, 11 luglio 2017
    Pietro Perrino

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  • di Claudio Messora
  • Quindi ricapitaliamo: una bimba di 16 mesi fa il vaccino contro il morbillo, poi dopo qualche giorno viene ricoverata per una coagulopatia e muore (di arresto cardio/respiratorio, senza avere apparentemente sintomi di morbillo tranne la generica febbre).

    Le fanno degli esami e scoprono che tra le altre cose (la bimba era in cura dall’età di tre mesi) aveva il virus del morbillo. Tutto chiaro? Immagino di no, ma la differenza tra voi e i media è che per loro è tutto chiaro: la colpa è del morbillo. Non è del vaccino, che aveva fatto pochi giorni prima, anche se tra gli effetti collaterali del vaccino si legge “nel 5-15% dei vaccinati si può avere febbre superiore a 38.5 °C. Questi inconvenienti si verificano in genere da 5 a 12 giorni dopo la vaccinazione”. E la colpa non è neppure degli eventuali problemi pregressi, per i quali era in cura purtroppo da tanto. Non è nemmeno della coagulopatia, e chiaramente non conta che quell’unico decesso su mille che il morbillo provoca come complicanza (o su tremila, dipende dalla forbice) sopraggiunga per superinfezioni batteriche e non per arresto cardio/respiratorio.

    Il piccolo angelo – che riposi in pace – ha fatto il vaccino contro il morbillo, è morta pochi giorni dopo, e nessun media si pone anche il minimo dubbio che il vaccino in questa tragedia possa avere qualche responsabilità, mentre tutti i titoli manipolano i lettori alimentando una chiara, inequivocabile ipotesi ancora priva di dimostrazione, ovvero la correlazione tra un virus eventualmente preso in precedenza al vaccino (relazione di causa-effetto possibile, ma che risulta allo stato attuale una mera ipotesi, molto meno probabile rispetto alla banale evidenza, ovvero quella basata su un dato acquisito e non su un’illazione).

    Insomma, il famoso falso adduttivo “Post hoc, ergo propter hoc”, cioè il considerare come causa di un fenomeno ciò che è successo in precedenza a questo fenomeno, viene considerato un grave errore quando un bambino muore subito dopo avere fatto un vaccino, ma se per caso dopo un decesso, nel corpo si ritrova un virus (tra i tanti che regolarmente ospitiamo, specialmente dopo aver fatto un vaccino che per definizione inietta proprio quel tipo di virus – e chi dice che per un difetto di produzione non tutti i virus del preparato siano stati completamente inattivati?), un virus che tra l’altro si trova perché LO SI CERCA, mentre chissà quanti altri si troverebbero se solo venissero cercati, allora il “post hoc ergo propter hoc” diventa per i media una metodologia logica infallibile.

    I giornalisti sono in massima parte o dei rubagalline senza un minimo di cognizione e di preparazione logico/scientifica, oppure dei disonesti a libro paga che barattano la salute dei lettori con la loro tranquillità economica, e fanno il titolo che più conviene a chi gestisce le leve del potere economico/finanziario.

    Le analisi sulla povera bimba potranno dimostrare qualunque cosa, ma quel che è certo è che OGGI l’unico titolo che si poteva fare era che una bambina è morta per cause ancora sconosciute (ma pochi giorni dopo aver fatto un vaccino).

    Se leggete titoli diversi, sapete perché.

    Fonte: Claudio Messora

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    RAGGI ACCERCHIATA SULLE NOMINE E HA UNA “NEMICA” IN CASA CHE LE FA LA GUERRA…

  • di Pietro Di Martino
  • Noah Ursrey e suo fratello Stephen, rispettivamente di 8 e 11 anni, si erano separati dal resto della famiglia per giocare in mare con le loro piccole tavole. Non potevano immaginare forse, che le forti correnti di quel giorno, li avrebbero fatti allontanare così tanto dalla riva. Ad accorgersene per primi, Tabatha Monroe e sua moglie, che tuffandosi senza esitazione, riescono a raggiungere i due fratellini. Sfortunatamente però, anche loro vengono travolti dalle correnti.

    Quando la madre, con il padre ed il nipote di 27 anni, hanno capito la gravità della situazione, si sono immersi nel tentativo di raggiungerli. Non solo il tentativo si è rivelato insufficiente ma adesso, tutta la famiglia era in balìa delle onde.

    Dopo dieci minuti in acqua sembravano spacciati. Da quel momento, la partecipazione attiva di chi guardava dalla spiaggia è stata spontanea. Hanno formato una catena umana, prima 10, poi 20, 50 ed oltre. Alla fine erano più di 100 le persone in mare che, tenendosi per mano, sono riuscite a raggiungerli e trarre in salvo tutti.

    Momenti di paura sulla spiaggia di Panama Cyti in Florida, ma la famiglia è salva. Uno dei volontari, Brittany Monroe, ed una donna di 67 anni sono finiti in ospedale senza aver subito gravi conseguenze. Un episodio questo, che aiuta a riflettere sul perchè l’umanità dovrebbe abbandonare l’indifferenza e “legarsi” saldamente all’aiuto verso il prossimo.

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    Vota il Referendum On-line per Uscire dall’UE Ora!

  • di Francesco Volpi
  • Nuovo atto intimidatorio davanti alla scuola “Giovanni Falcone” del quartiere Zen di Palermo, dove ignoti avevano decapitato la statua del giudice ucciso dalla mafia. All’ingresso dell’istituto è stato trovato un uccello con la testa mozzata. Per gli inqurienti si tratterebbe di un messaggio in codice dal tenore minatorio. Sul posto si è recata la polizia per i rilevamenti del caso.

    Nel mirino

    La scuola, che si trova in un quartiere ad alta incidenza criminale, aveva subito danneggiamenti anche negli anni scorsi. Tanto che il busto di Falcone era stato recintato ed era stato attivato un sistema di videosorveglianza che, però, al momento non è funzionante. Per questo pomeriggio è attesa la visita del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, che incontrerà la preside dell’istituto Daniela Lo Verde.

    L’anniversario

    Tutto questo a pochi giorni dalle celebrazioni di un altro triste anniversario, quello della strage di via D’Amelio (il 19 luglio) nel quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e 5 membri della sua scorta. “Ci sono troppe coincidenze per credere a ragazzate spontanee non suggerite da adulti – ha detto nei giorni scorsi il presidente del Centro Pio La TorreVito Lo Monaco – Tutto questo avviene alla vigilia dell’anniversario della strage via D’Amelio, dopo quello di Capaci e dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo. E nel momento in cui il Parlamento si accinge ad approvare le modifiche al Codice antimafia compreso le misure di confisca ai corrotti tra l’opposizione dei soliti noti e le perplessità garantiste di alcuni esperti subito strumentalizzate anche da forze della maggioranza“.

    Le foto danneggiate

    Sembra smontarsi, invece, il caso del danneggiamento al cartellone con le foto di Falcone e Borsellino avvenuto il 7 luglio vicino all’istituto scolastico “De Gasperi” di Palermo. A rovinare il manifesto sarebbe stato un clochard con problemi psichiatrici. Lo hanno scoperto i poliziotti della Squadra Mobile, anche attraverso la visione delle immagini dell’impianto di videosorveglianza della scuola. Il senza fissa dimora è stato, nitidamente immortalato dalle telecamere nell’atto di spegnere una sigaretta sul cartellone e provocare un foro. L’uomo è stato denunciato per danneggiamento. La ricostruzione dei fatti, allo stato, porta a escludere un’intimidazione e un collegamento con il quasi contestuale danneggiamento del busto Falcone allo Zen.

    Fonte: interris

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    “MOSTRERÒ LE TUE IMMAGINI NUDA”: MANIACO FILMA DELLE 12ENNI E LE RICATTA (LURIDO PORCO!)

  • di Federico Cenci
  • Marwa è una bambina piccola, di venti mesi. È distesa su un lettino e ricoperta dalle attenzioni del personale sanitario e dei suoi genitori. È viva ed è amata. Proprio come Charlie Gard. E proprio come il piccolo inglese la cui vicenda è oggi sotto i riflettori, anche Marwa è stata vicina a una morte ritenuta inaccettabile da una moltitudine di persone.

    La piccola (che ha una gemellina) è ricoverata all’ospedale della Timone di Marsiglia dal settembre scorso, a causa di un virus fulminante che le ha causato seri danni celebrali. Ritenendola inguaribile, a novembre i medici hanno deciso di sospendere il trattamento terapeutico e di staccare le spine che la tengono in vita.

    Un’ipotesi subito respinta dai genitori della bambina, che hanno portato la questione davanti ai giudici. Ne è seguito un appassionato dibattito, in Francia e anche all’estero. La discussione ha riguardato più in generale la legge Leonetti sul fine vita, la quale per i minori non prevede “in nessun caso” il consenso dei genitori. Nonostante ciò, il Tribunale amministrativo ha stabilito che sospendere le cura di Marwa sia prematuro. Dello stesso avviso anche il Consiglio di Stato.

    Diverse le similitudini tra questa vicenda e quella di Charlie Gard, il cui epilogo sta per essere deciso. Simile anche la grande mobilitazione di solidarietà. I genitori hanno raccolto quasi trecentomila firme per chiedere di lasciar vivere loro figlia. Ed è stata creata anche un’associazione, Jamais sans Marwa (Mai senza Marwa), che su Facebook aggiorna costantemente sulla vicenda della piccola. In Terris ha intervistato Justine, dell’associazione in questione, che è a stretto contatto quotidiano con il papà della piccola, Mohamed Bouchenafa, e con cui ha concordato le risposte sottostanti.

    Come si è giunti a questo lieto fine per Marwa?
    Il Tribunale amministrativo ha ordinato, alla fine del 2016, il proseguimento delle cure, ma l’ospedale ha fatto ricorso. I genitori di Marwa, Mohamed e Anissa, hanno dovuto intentare causa davanti al Consiglio di Stato (una delle più alte giurisdizioni in Francia) difesi dall’avvocato Maitre Le Bret, che è anche l’avvocato dei genitori di Vincent Lambert, il cui caso è simile ma riferito ad una persona adulta. Dopo diverse analisi e riunioni di medici esterni all’ospedale, questo tribunale ha ordinato, anch’esso, il proseguimento delle cure ma ha soprattutto permesso di creare una reale interrogazione in Francia sulle leggi riguardanti questo tipo di casi, di costituire un precedente e di attestare che Marwa era ben presente con noi e non solo tenuta in vita da una macchina.

    Quanto è stata importante per Marwa la mobilitazione attraverso il web?
    Molto, anzitutto perché ha aiutato il papà in un momento di forte sconforto: egli pensava di essere da solo e di gridare nel vuoto per salvare sua figlia. La mobilitazione ha inoltre permesso di sensibilizzare il mondo intero sul caso di una bambina considerata come condannata da una parte del corpo medico ma ben in vita e combattiva. Come detto, ha poi sollevato l’attenzione su certe leggi contraddittorie in Francia e ha anche permesso di fare pressione perché si possano ridare pieni diritti ai genitori sui propri figli.

    Attualmente qual è la situazione della piccola Marwa? Sul vostro profilo Facebook si legge che i genitori stanno preparando la camera da letto per accoglierla a casa…
    Attualmente, e dopo diversi mesi di battaglia, la famiglia di Marwa ha ottenuto un appartamento decente per accogliere la piccola. Marwa è ancora ricoverata perché la preparazione della sua camera è in corso; sono necessari diversi lavori come l’installazione di un climatizzatore ma anche la predisposizione di un ambiente sicuro e conforme al fine di accoglierla nelle migliori condizioni. Mohamed, il papà, deve inoltre imparare come effettuare le cure nel quotidiano a Marwa.

    I familiari di Marwa stanno seguendo la vicenda di Charlie Gard?
    I genitori di Marwa, cosi come l’associazione “Jamais sans Marwa”, seguono molto da vicino il caso del piccolo Charlie Gard e sono tristi nel constatare che la storia, l’incubo si ripete. Ci sono tante similitudini; anche Marwa aveva dieci mesi al momento della sua ammissione all’ospedale ed anche lei ha ricevuto lo stesso giudizio medico. Non capiamo come nel 2017, in Paesi come l’Inghilterra e la Francia, si debba combattere per far vivere un bambino che combatte lui stesso contro la malattia e come si tolga a genitori nel pieno possesso delle loro facoltà il diritto di decidere sui propri figli.

    Qual è il messaggio che la famiglia di Marwa sente di poter dare ai genitori di Charlie?
    Noi desideriamo portare loro tutto il nostro sostegno dicendogli: “Non perdete la speranza, non siete da soli, il mondo intero si tiene per mano per sostenervi, ascoltare voi e il vostro cuore ma soprattutto quello del vostro piccolo Charlie. C’è un legame che ci unisce attraverso i nostri bambini che nessuno può sentire”. Certi casi non dovrebbero esistere, lasciare vivere un bambino dovrebbe essere normale.

    Si ringrazia Marie-Christine Jeannenot per la preziosa collaborazione

    Fonte: interris

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    Se vedi una donna che ha il punto sul palmo chiama subito la polizia! Ecco perché…

  • di Stefano Parenti
  • Molte delle recenti accuse rivolte ai professionisti e molte delle pretese sulla cosiddetta stepchild adoption, la possibilità di adozione da parte di coppie di persone con tendenze omosessuali, si basano sull’assunto che due uomini o due donne adulte siano equivalenti ad una mamma ed un papà. Spesso, i sostenitori di queste opinioni si rifanno alla ‘psicologia’ o a delle non sempre ben definite ‘ricerche’, che attesterebbero l’assenza di differenza tra una famiglia “tradizionale” ed una famiglia omo-parentale. Ma è davvero così? Cosa dicono veramente gli studi sperimentali sull’omogenitorialità?

    Per scoprirlo, è bene dotarsi di un piccolo manualetto da poco edito da Vita e Pensiero: “Omogenitorialità, filiazione e dintorni. Un’analisi critica delle ricerche”. L’autrice è la dottoressa Elena Canzi, collaboratrice del Centro di Ateneo per Studi e Ricerche sulla Famiglia, che da anni approfondisce la letteratura internazionale sul tema e che ha deciso di fare il punto della situazione da una prospettiva prettamente scientifica. Il cuore del volume è posto in risalto sin dalla Presentazione, firmata da Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli: «Dal corpus delle ricerche presentate risulta di tutta evidenza la forzatura della tesi della ‘non differenza’” nello sviluppo tra i bambini di coppie omosessuali e di coppie eterosessuali» (p. IX).

    Sia gli studi che analizzano le coppie di persone con tendenze omosessuali, sia quelli che si focalizzano sui figli di tali coppie, sia le ricerche sull’adozione, ovvero i tre capitoli in cui si divide il testo, letti con la serietà propria del ricercatore, svelano diverse criticità.

    Primo: le ricerche sono poche e sono mal condotte. «Nella stragrande maggioranza dei casi i campioni utilizzati non sono rappresentativi della popolazione» (p. 13).

    Secondo: laddove i dati sono intelligibili, emergono non poche problematicità. Ad esempio: le ricerche attestano una marcata preferenza dei figli per il ‘genitore di nascita’ a discapito del ‘genitore sociale’; le famiglie di origine (i nonni) sembrano fornire un supporto inferiore ai nuclei omoparentali rispetto alle unioni tradizionali; i bambini cresciuti da due genitori dello stesso sesso testimoniano una maggiore difficoltà negli ambiti del comportamento di genere e dell’orientamento sessuale; i ragazzi che vivono con due mamme lesbiche, in particolare, presentano delle criticità nella relazione identitaria con i genitori ed anche nel rapporto con i coetanei: «In sintesi possiamo dire che la situazione di disagio di questi ragazzi è di tutta evidenza nei confronti dei pari, soprattutto durante l’adolescenza, ma anche nei confronti dei propri genitori» (p. 34).

    Terzo: le coppie omosessuali tendono ad essere meno stabili delle coppie eterosessuali, con tassi elevati di attività sessuale al di fuori della coppia, specialmente per gli uomini gay. Anche l’ambito della salute mentale e fisica sembra essere critico, poiché la popolazione omosessuale presenta un’incidenza superiore alla media di patologie psichiatriche, come i disturbi dell’umore o i disturbi d’ansia, nonché le dipendenze e la presenza di pensieri e/o atti suicidari. Paiono, quindi, molto sensate le parole conclusive dell’autrice: «L’adozione da parte di coppie omosessuali si configura quindi come un quadro molto complesso, in cui bambini e ragazzi si trovano a fronteggiare diverse situazioni di rischio e sono impegnati in compiti di sviluppo ‘aggiuntivi’ rispetto sia ai coetanei non adottati, sia ai coetanei adottati da coppie eterosessuali» (p. 51).

    Quarto: stiamo assistendo ad un utilizzo ideologico della psicologia. Bisogna cambiare rotta: «La ricerca empirica va riconosciuta ed apprezzata per quel che essa è in grado di offrire e non caricata di compiti ad essa estranei come quello di giustificare una nuova concezione antropologica della filiazione» (p. XVI).

    Fonte: la nuova bussola quotidiana

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    “NOI RISPETTIAMO LE REGOLE”: RENZI RISPONDE ALLA MERKEL DOPO LE BASTONATE PRESE DALLA CANCELLIERA…

  • di Leone Grotti
  • «Quando un paese occidentale viene in Africa e cerca di imporre l’aborto sotto forma di aiuto “umanitario” non fa che comportarsi come i colonialisti di un tempo. Quella che voi chiamate lotta per combattere la povertà è in realtà una forma di colonizzazione ideologica». È una furia Obianuju Ekeocha, ingegnere biomedico di origine nigeriana e fondatrice di Culture of Life Africa, associazione pro life con sede in Inghilterra. L’attivista cattolica è stata intervistata dalla Bbc durante il programma Impact per parlare della promozione di aborto e contraccezione in Africa. Ma la conduttrice australiana Yalda Hakim non si aspettava di trovarsi davanti una donna decisa a demitizzare la narrazione della “salute riproduttiva”.

    200 MILIONI DI DONNE. Secondo le Nazioni Unite 200 milioni di donne non hanno accesso in Africa alla contraccezione. Martedì il governo inglese ha ospitato un convegno internazionale sulla Pianificazione familiare al quale hanno partecipato la fondazione Bill & Melissa Gates e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa). L’obiettivo del summit, al quale ha partecipato anche Ekeocha, era promuovere «l’accesso per le donne e ragazze africane ai servizi di pianificazione familiare». Londra ha promesso che nei prossimi cinque anni spenderà 1,4 miliardi di dollari per diffondere all’estero contraccezione e aborto.

    «AFRICANI NON VOGLIONO L’ABORTO». «Sinceramente non capisco perché ci sia la necessità di garantire alle donne africane il diritto all’aborto», ha risposto l’attivista alla prima domanda della Bbc. «Nell’80 per cento dei paesi africani l’aborto è illegale. Non perché non possono legalizzarlo, abbiamo parlamenti e governi in Africa, ma perché la stragrande maggioranza degli africani rifiuta l’aborto. Non capisco, se la stragrande maggioranza degli africani non vuole l’aborto, perché l’Occidente dovrebbe spendere soldi per cercare di introdurlo?».
    Presa in contropiede, la giornalista della Bbc ritratta: il punto non è l’aborto, ma la contraccezione che le donne africane «dovrebbero avere». L’attivista africana si irrigidisce: «Lei dice “dovrebbero”, ma chi è lei per decidere? In Africa non c’è richiesta di contraccettivi. Quello che la gente vuole e chiede ogni giorno è cibo, acqua, servizi sanitari di base e scuole. Basta parlare con gli africani a casa loro per saperlo».

    ATTEGGIAMENTO COLONIALISTA. La conduttrice della Bbc insiste però che la contraccezione è un «diritto umano fondamentale» e che «con i programmi di pianificazione familiare si aiutano le famiglie a uscire dalla povertà». «Questa è la soluzione al problema dell’Africa che voi occidentali proponete», risponde la fondatrice di Culture of Life Africa. «Ma se ascoltaste anche gli africani, quando dite di volerli aiutare, scoprireste che non è quello che noi vogliamo. Perché cercate di imporci la vostra cultura senza preoccuparvi di quello che noi vogliamo? Questo è un atteggiamento colonialista e dovreste fare attenzione a portarlo avanti».
    Uno dei temi più dibattuti al convegno inglese è stato la decisione di Donald Trump di ritirare i fondi americani per il sostegno dell’aborto all’estero. È per coprire il buco che il Canada ha promesso di investire 650 milioni di dollari nei prossimi quattro anni. All’iniziativa parteciperanno anche Olanda, Svezia, Danimarca, Belgio, Lussemburgo, Finlandia, Canada e Capo Verde.

    EDUCAZIONE, NON CONTRACCETTIVI. I paesi vorrebbero così promuovere lo sviluppo del continente ma, continua l’ingegnere biomedico, «io sono nata e cresciuta in Nigeria e non sono uscita dalla povertà grazie a un contraccettivo, ma grazie all’educazione. I fondi a disposizione sono limitati e credo che le priorità dovrebbero essere riviste. Anche perché secondo l’Onu ci sono 200 milioni di donne africane che non hanno accesso ai contraccettivi. Ma quante di questi li vogliono davvero? Questa è la domanda che dovreste farvi». Invece che rispondere, la conduttrice ha preferito interrompere l’intervista.

    Fonte: Tempi

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    DL BANCHE: TUTTO QUELLO CHE È CAMBIATO PER I CORRENTISTI

    «Se vi fidate ciecamente della scienza di tali scienziati, avete veramente un serio problema».

    Si conclude così l’ottimo intervento del Senatore Maurizio Romani, Vicepresidente della Commissione Sanità del Senato, laureato in Medicina e Chirurgia all’ Università di Firenze.

    Romani ha ribadito che non esistono studi scientifici che dimostrano cosa potrebbe succedere a milioni di bambini e ragazzi sottoposti a 10/12 vaccinazioni obbligatorie in un periodo di tempo così ristretto.

    Saremo noi a fornire i dati scientifici che oggi mancano. Anzi, saranno i nostri figli, utilizzati come cavie dalle aziende farmaceutiche, grazie al Governo, al Ministro Lorenzin e ad apologeti come Burioni.

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    USA, anche i Transgender potranno far parte dell’esercito.

  • di Papaboys 3.0
  • “La vita può toglierla solo Dio», fu così che il padre di Miguel impedì ai medici di “staccare la spina” al figlio in coma. E fu così che per 15 anni lo curò insieme alla moglie e alla nipote. Fino a quando Miguel si svegliò improvvisamente dal coma. Miguel Parrondo ha raccontato la sua storia il 30 giugno scorso al giornale online ForumLibertas.com, per spiegare come mai è «contrario all’eutanasia».

    «SEI MIA FIGLIA?». Il ragazzo finì in coma nel 1987, quando aveva 32 anni, a causa di un incidente in auto che uccise una delle due ragazze con cui stava tornando da una festa. Miguel fu portato all’ospedale di Juan Canalejo di La Coruna. Le condizioni del giovane erano gravissime e secondo i dottori non esistevano possibilità di recupero. Ma suo il padre, dermatologo presso lo stesso ospedale, riunì lo staff medico per chiarire che nessuno poteva disporre della vita, se non chi la crea: «Se non fosse stato per lui – racconta oggi Miguel – non sarei qui, perché non mi davano alcuna chance. Mio padre ebbe fede». E così per 15 anni Miguel non fu mai lasciato solo, nemmeno un giorno. La madre lo accudì insieme alla figlia, Almudena.

    Finché non accadde l’impossibile. Nessuno avrebbe mai pensato che un bel giorno, d’improvviso, all’età di 47 anni, l’uomo si sarebbe svegliato dal coma: «Non capivo nulla. Aprii gli occhi e davanti a me c’erano mia madre e mia figlia. Guardai mia figlia e le chiesi se era Almudena, perché mi ricordavo di avere una figlia con quel nome». La ragazza rispose di sì e mentre la madre piangeva e il padre era incredulo, Miguel le disse: «E io sono tuo padre».

    IL CELLULARE E L’EURO. «Fu come addormentarsi e svegliarsi il giorno dopo», ha raccontato. «Vedendo mia figlia mi emozionai. Con lei ho recuperato il tempo perduto e ora sono nonno». Per questo oggi non osa pensare a «come sarei se mio padre, un medico, avesse detto al prete di darmi l’estrema unzione». Anche se Miguel è stato operato molte volte e ha subito un’emiparesi è felice: «È come se avessi 12 anni, perché sono nato due volte», ha spiegato raccontando l’impressione che gli fece il mondo al risveglio. «È cambiato parecchio. Quando ho cominciato ad andare per strada pensavo: la gente è matta, para da sola, invece parava al cellulare». Per Miguel era assurdo anche vedere una donna al volante della macchina della polizia: «Pensavo fosse carnevale». Fu incredibile persino leggere il giornale e scoprire che non c’era più l’Unione Sovietica, ma «la Repubblica Ceca, il Montenegro, la Slovenia». Quando poi «andai in banca la prima volta», Miguel chiese dove fosse il computer, perché «ai miei tempi erano giganti, mentre ora sono piccolissimi». Poi la scoperta dei cd sostituiti alle cassette e dell’euro al posto delle pesetas.

    SPERARE CONTRO TUTTO. Adesso l’uomo, che lavorava come programmatore presso il Banco Pastor, ha una casa e buone disponibilità finanziarie, sempre grazie alla fede del padre che «metteva via ogni mese la pensione». Ecco perché Miguel ha ripetuto che «non si deve perdere mai la fede».

    Fonte: Aleteia

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    Le menzogne delle marionette europee al servizio degli USA e della NATO non reggono di fronte alle prove

  • di Marzia Chiocchi
  • Ogni epoca vive di contrasticontraddizioni ed eccessi, subendo, reagendo o amalgamandosi alle conseguenze. Specie nell’età odierna, dove regnano i social network, veniamo inondati di informazioni, spesso senza alcun filtro, sui temi della salute.

    L’età del “Bellessere”

    Negli ultimi venti anni è come se la profezia di Orwell si fosse concretizzata, con l’avvento di internet, vero Grande Fratello, pronto ad influenzare il nostro pensare ed agire, sotto un controllo incondizionato. Controllo sempre più psicologico, che colpisce le fragilità di noi tutti. Questa volta, coadiuvata dalla dott.ssa Claudia Minenna psicologa e psicoterapeuta in Roma, affrontiamo il concetto tutto contemporaneo di benessere, che nel corso degli anni, ha assunto un significato più ampio rispetto all’idea di assenza di patologie, e quindi, uno stato complessivo di salute, fisico e psichico, tanto da sostituirlo spesso con il termine “Bellessere”. Il benessere dovrebbe essere percepito come una condizione di equilibrio tra l’uomo e il mondo, ma nella realtà, in molti casi, non è così. Nel tentativo di raggiungere quest’armonia, non sempre ci rendiamo conto di essere influenzati dalla società, nel rispondere a specifiche aspettative, dimenticando il vero nucleo di noi stessi, ovvero ciò che realmente siamo. In questa ricerca spasmodica rientra a pieno titolo il canone della bellezza, da raggiungere ad ogni costo e con ogni possibile sacrificio, per rispondere a modelli di tonicità e muscolatura, per sentirsi perfettamente integrati.

    Ossessionati dall’apparire

    Per questo, spesso, omettiamo di essere consumatori attenti nell’acquistare, ad esempio, cibo, integratori, e quant’altro ruoti attorno all’estetica. Non dimentichiamo, che esiste un marketing del benessere, audace e spregiudicato, che confeziona prodotti con parabeni e quanto di simile, deleteri per la nostra salute. La cattiva e scarsa alimentazione, in tutto ciò, può diventare l’anello di una catena pericolosa, perché la parola “dovere” (per essere) per troppi sta diventando termine categorico. Alienando noi stessi, dimentichiamo che la vita è anche piacere e desiderio di quello che veramente ci fa stare bene. Le conseguenze non possono che scatenare danni all’organismo, quali anoressia o bulimia, e, psicologicamente, una gran tristezza, che porta ad allontanarci progressivamente dagli altri, raggiungendo, in alcuni casi, un punto di non ritorno. Viviamo in un profondo stato di crisi, culturale e morale, una desertificazione delle coscienze, e una mancanza di educazione e rispetto. Ma ad essere maggiormente risucchiate in questo vortice, sono sopratutto le donne.

    Guardando i cartelloni pubblicitari, la proposta trasmessa, è di una donna sempre in forma, bellissima, anche nel promuovere un prodotto, che poi, indosseranno o utilizzeranno donne comuni, di bellezza naturale. Eh sì, perché a parte casi particolari di modelle perfette, anche quest’ultime, viste dal backstage di una sfilata di moda, come capitato, confermano che difetti ne hanno, spesso ben celati, da una super magrezza, che in generale tutto nasconde. Non sottovalutiamo quanta mistificazione c’è nel Photoshop, accorgimento tecnico che, al computer, tende a migliorare l’immagine di un corpo, facendola risultare, non sempre vera.

    Evoluzione

    La dott.ssa Claudia Minenna, sulla base della propria esperienza, evidenzia quanto in tutto questo, ci sia ancora una prevaricazione tutta maschile, che porta molte donne a scelte estetiche anche estreme, confermando il ruolo secolare delle stesse, come oggetto sessuale, di piacere e seduzione. Analizzando la storia è sempre l’universo femminile che ha dovuto adeguarsi ai tempi. Nel medioevo era quello della donna pallida, nel Rinascimento erano apprezzate le figure morbide, in carne e formose, per arrivare al novecento e agli anni cinquanta con le donne dal vitino da vespa ma ancora coperte. Poi la rivoluzione degli anni sessanta con l’elogio della donna grissino e più scoperta, incarnata in Twiggy, la modella senza dubbio più importante del periodo.

    La corsa alla chirurgia

    Ma se pensassimo che la ricerca estetica sia sola ed esclusiva espressione di personalità deboli, faremmo un errore. Ledonne in carriera si sentono spinte verso la chirurgia estetica perché il mondo del lavoro, anche più qualificato, vuole la donna al meglio, rispetto all’uomo. Cosi, se pur forti e determinate, molte cedono alle aspettative sociali per non essere defenestrate dal loro ruolo, perché anche questo accade. Se poi non passano dalle mani di chirurghi esteticiseri e consapevoli non solo sono le prime a subire danni permanenti ma nei migliori dei casi, per quanto riguarda il volto, si trasformano in maschere omologate e tutte uguali. Ancora troppi uomini sottolineano alla compagna la mancanza di un fisico tonico mentre loro minimamente si pongono il problema dell’eventuale sovrappeso.

    Il fattore T

    Purtroppo, come confermato dalla dott.ssa Minenna, non sempre basta volere per raggiungere il peso forma, se consideriamo le disfunzioni ormonali di cui molte soffrono, che procurano non poche problematiche all’aspetto corporeo. La realtà è che il tempo trascorre, facciamo esperienze di vita che ci seguono e non siamo uguali a ciò che eravamo. E in questi casi chi non riesce ad accettare se stesso fa ricorso a psicologi e psicoterapeuti. Per questo è importante la collaborazione tra medici tra cui il/la nutrizionista, che rispettando la locuzione latina di chi più saggio di noi diceva “Mens sana in corpore sano“, rivaluta la necessità di alcuni alimenti. Molti ne eliminiamo dalle nostre tavole, pensando che ci facciano ingrassare, mentre invece sono fondamentali se combinati nella giusta maniera. Imparando ad integrarli, non risulteranno affatto ipercalorici. Eliminare, infatti, significa porre l’organismo in condizioni di sviluppare alterazioni vere e proprie, facendo ingrassare o dimagrire repentinamente.

    Diete squilibrata

    Uno dei grandi errori dell’alimentazione recente, dicono i nutrizionisti, è quella di eliminare il glutine a prescindere, impedendo all’organismo di sintetizzare una sostanza che in una persona sana è fondamentale. Molti pazienti, seguiti invece da psichiatri, assumono psicofarmaci che, in certi casi, sono causa di aumento di peso. Il nutrizionista diventa, quindi, figura fondamentale, e di supporto sinergico per il giusto apporto di calorie.

    A chi rivolgersi

    Per concludere è cosa buona fare chiarezza, con un brevissimo vademecum, anche sulle differenti figure professionali, che perseguono il benessere della persona, se pur con diverse specifiche di base.

    – Psicologo. Ha una Laurea in psicologia e dopo un tirocinio in strutture pubbliche o private, ha superato l’esame di stato ed e’iscritto all’ordine degli psicologi.

     Psicoterapeuta. Ha una laurea psicologia o medicina, iscritto a uno dei due albi, che ha sostenuto un corso di formazione post universitaria di 4 anni. Alla base sta il colloquio clinico con il paziente è la relazione terapeutica.

    – Psichiatra. E’ laureato in medicina con specializzazione post laurea in psichiatria.tratta i disturbi mentali da un punto di vista medico. Puo’ essere psicoterapueta e prescrivere farmaci.

    Dietologo. Il dietologo ha una laurea in medicina e una specializzazione di 4 anni in scienze dell’alimentazione. E’ un medico che può fare diagnosi, e prescrivere farmaci e diete.

    Dietista. Ha una laurea in dietista, che fa parte delle lauree sanitarie triennali della facoltà di medicina. Prima della professione e’ obbligatorio superare un esame di stato. Non può prescivere farmaci.

    – Nutrizionista. Figura più complessa. Esercita la professione solo dopo il superamento dell’esame di stato e l’iscrizione all’albo dei biologi. Può prescrivere diete ma non farmaci.

    Fonte: interris

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    Il PD reo confesso: abbiamo fatto gli interessi dell’UE, non quelli dell’Italia

  • di Andrea Acali
  • Anche l’ex premier francese Valls attaccò l’arcivescovo di Lione che ora chiede rispetto

    E adesso chi restituirà l’onore e il rispetto all’arcivescovo di Lione cardinale Philippe Barbarin? Non c’è nulla di più facile per infangare un sacerdote, e ancor più un vescovo, che accusarlo di aver commesso o coperto reati sessuali. E’ quello che era avvenuto lo scorso anno nei confronti del porporato francese, finito al centro di un’inchiesta di pedofilia che ora è stata definitivamente archiviata.

    Il comunicato della diocesi

    Un comunicato della diocesi di Lione, infatti, ha reso noto di “aver ufficialmente preso conoscenza del decreto di archiviazione emesso l’11 dicembre 2016 dal procuratore della Repubblica di Lione a beneficio del card. Philippe Barbarin, non avendo l’inchiesta riscontrato alcuna infrazione penale da parte dell’interessato”. Nel febbraio dello scorso anno il cardinale era stato accusato di “non aver denunciato un’aggressione sessuale e non aver assistito la persona in pericolo in relazione ai fatti imputati a padre Jérôme Billioudnel 1990 e 1993″ spiega la nota della diocesi. Il tribunale di Lione ha ritenuto che non vi sia stata “alcuna violazione” perché il denunciante aveva rispettivamente 17 e 20 anni al momento dei fatti, e perché il card. Barbarin, incontrandolo l’unica volta nel 2009, aveva consigliato “a quest’uomo, nel frattempo maggiorenne, di sporgere denuncia” come in effetti avvenne.

    L’attacco di Valls e della stampa

    Quando divenne pubblica la notizia dell’indagine, i giornali si occuparono subito del cardinale Barbarin, che si difese strenuamente affermando di non aver “mai nascosto alcun caso di pedofilia“. Si parlò di “grande imbarazzo” in seno alla Conferenza episcopale francese. Addirittura l’allora premier transalpino Manuel Valls invitò l’arcivescovo “ad assumersi le sue responsabilità: non mi aspetto parole ma fatti”. Al di là della replica diretta del cardinale (“non ha altro da fare che pronunciarsi su un dossier che non conosce, visto che i magistrati non comunicano gli elementi della procedura? Sono stupefatto”), è interessante notare come ora lo stesso Valls taccia, quando il minimo che dovrebbe fare sarebbe chiedere scusa. Così come è “sorprendente”, per non dire scandaloso, che la notizia dell’archiviazione sia passata sotto silenzio, ignorata dai maggiori quotidiani italiani (eccezion fatta per Avvenire) e francesi.

    Solidarietà alle vittime

    Non a caso nel suo comunicato la diocesi auspica che “i media, che avevano ampiamente riportato le accuse del 2016 siano mossi dalla stessa preoccupazione” di informare riguardo la decisione dei giudici di archiviare la denuncia. Appello che sembra per il momento caduto nel vuoto. “Il card. Barbarin si rallegra che la magistratura abbia portato un po’ di verità e di pace dopo le polemiche appassionate e talvolta diffamatrici“. Il cardinale chiede infine che “siano rispettati i suoi diritti e le decisioni legali che lo riguardano” e ribadisce “il suo profondo sostegno, la disponibilità e la compassione verso tutte le vittime” di abusi sessuali.

    Fonte: interris

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    “LÌ ERA PROPRIO TUTTO PERFETTO…” IL RICORDO PRIVATISSIMO DI MENTANA SU BUD SPENCER

    Il Dottor Franco Trinca è un Biologo Nutrizionista, Specializzato in Scienza dell’Alimentazione all’Università di Perugia.

    Nel video che segue, registrato l’11 luglio 2017 nei pressi di Piazza Montecitorio, durante una delle proteste che da mesi continuano a oltranza, il biologo spiega che sono state inviate delle PEC (Posta Elettronica Certificata) agli indirizzi e-mail delle principali istituzioni, con dei documenti scientifici in allegato.

    I documenti scientifici dimostrano che gli attuali vaccini contengono metalli pesanti e altre sostanza che vanno a distruggere il sistema antiossidativo, sistema che permette agli esseri umani di vivere.

    È stato dimostrato, infatti, che lo stress ossidativo ha causato la morte di bambini autistici. È lo stress ossidativo che uccide i bambini e dunque, se i vaccini contengono sostanze che causano questo stress, le massicce dosi di vaccini che il Governo vorrebbe sottoporre ai nostri figli, secondo il biologo, sono «bombe che uccidono i bambini».

    Il Dottor Trinca è perentorio: se prima i Senatori potevano non saperlo, adesso lo sanno e non potendo più giustificarsi, in qualche modo, con la scusa dell’ignoranza, diventano complici di una «legge omicida».

    E incalza: «Lo dico ai Senatori: se mi volete querelare, almeno lo spiego in Tribunale».

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    AI MUSULMANI CHE CI CONDANNANO PER 2 SECOLI DI CROCIATE, RICORDIAMO CHE IN EUROPA DA 14 SECOLI CONTINUIAMO A SUBIRE LA VIOLENZA DELL’ISLAM

  • di Gelsomino Del Guercio
  • Non ha mai nascosto la sua omosessualità. Ma ha cercato sempre di viverla di pari passo con la fede

    Oggi, dopo che per più di mezzo secolo ha vestito le donne più celebri e glamour del mondo con abiti dal gusto indimenticabile, lo stilista Valentino si gode i suoi 85 anni permettendosi di andare in giro senza soldi, ma al tempo stesso pregando tutti i giorni e andando in chiesa molto spesso (spettacoli.tiscali.it, 9 luglio).

    RISPETTO E SUDORE

    In un’intervista al Corriere della Sera (8 luglio), parla delle persone a lui care, che porta nel cuore, e del rapporto con la fede. I genitori e sua sorella, dice, gli hanno insegnato «il rispetto per il lavoro, per il denaro guadagnato con difficoltà».

    “È stato legatissimo a sua madre: se potesse richiamarla in vita cosa le direbbe?”, gli chiede il giornalista. E lui: «Grazie per aver creduto in me quando a 17 anni me ne sono andato a Parigi… A spese tue».

    LE PERSONE PIU’ CARE

    Oggi le persone più importanti della sua vita sono «i miei nipoti, naturalmente, e tanti amici che sono diventati la mia famiglia… La famosa Valentino’s Tribe». Tra loro anche i suoi due carlini, i cagnolini di compagni a cui è legatissimi. «Ne sono rimasti solo due».

    CHIESA E PREGHIERA

    Valentino, poi, non ha mai nascosto la sua omosessualità. Suo compagno per dodici anni è stato Giancarlo Giammetti. Ma non per questo ha vissuto la sua omosessualità come incompatibile con la fede. Si è sempre definito «molto credente» (Marie Clarie, 10 maggio) e confessa che oggi va spesso in chiesa e prega tutti i giorni per Giancarlo.

    Fonte: Aleteia

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    UE sempre più in crisi: Le Pen chiede sospensione area Schengen

  • di Leone Grotti
  • Se Liu Xiaobo fosse un panda gigante, e non un misero premio Nobel per la pace, forse sarebbe salvo. Se l’intellettuale cinese – considerato dal regime comunista il nemico pubblico numero uno, rilasciato d’urgenza dal carcere dov’era detenuto ingiustamente e ricoverato in ospedale per un cancro al fegato in stadio terminale – fosse importante quanto il simpatico animale originario del Sichuan, forse ora sarebbe libero di essere portato negli Stati Uniti per ricevere cure adeguate. Ma non è così.

    APPELLO DELLA MERKEL. Ieri il portavoce di Angela Merkel ha dichiarato pubblicamente che «la cancelliera è molto preoccupata per il tragico caso di Liu Xiaobo». In effetti l’ambasciata tedesca in Germania, dopo essere riuscita a far visitare l’intellettuale a un medico tedesco arrivato in Cina appositamente, lunedì ha denunciato il governo, accusandolo di essere contravvenuto ai patti permettendo che la visita fosse videoregistrata e pubblicizzata nel paese come mezzo di propaganda per esaltare l’umanità del regime. Nonostante questo, non c’è dubbio che la cancelliera avrebbe potuto fare molto di più.

    «NUOVO INIZIO». Il 5 luglio, due giorni prima dell’inizio del G20 ad Amburgo, Xi Jinping è volato a Berlino dove è stato accolto con tutti gli onori dovuti a un grande capo di Stato. Durante la visita, ha elogiato le relazioni tra Germania e Cina «che stanno per avere un nuovo inizio». I due leader hanno firmato importanti contratti economici, hanno gettato le basi per la stesura di un futuro accordo di libero scambio (Berlino vuole che le sue imprese siano libere di investire in Cina senza ostacoli) e un miglioramento delle relazioni tra Pechino e Bruxelles. Inoltre, hanno condiviso la medesima preoccupazione per i cambiamenti climatici, rinnovando l’impegno per l’applicazione dell’accordo di Parigi, hanno stabilito comuni investimenti per aiutare i paesi africani a incamminarsi sulla via dello sviluppo e hanno elogiato in chiave anti-Trump la globalizzazione e il mercato libero.

    DIPLOMAZIA DEL PANDA. L’incontro bilaterale, insomma, è stato un successo. Un successo sancito, appunto, dal prezioso dono di Xi Jinping, che ha portato con sé dalla Cina due panda giganti da regalare allo zoo di Berlino. La “diplomazia del panda” è da tempo diventata celebre e Pechino concede il rarissimo animale solo a quei pochi paesi con i quali intrattiene legami speciali (attualmente una dozzina). Berlino pagherà 14 milioni di euro circa per ospitare Meng Meng e Jiao Qing per 15 anni. «Penso che l’evento di oggi sia il simbolo della relazione tra i nostri due paesi», ha dichiarato una sorridente Merkel durante la cerimonia di introduzione dei due mammiferi allo zoo. «Faremo di tutto per assicurarci che si sentano a casa qui».

    PASSAGGIO AL G20. L’accorato impegno della cancelliera per i due «inviati speciali della Cina» è molto bello. Peccato che tanta sollecitudine non sia stata rivolta anche alla sorte di Liu Xiaobo. E non solo: Xi, infatti, è uscito indenne e immacolato non solo dalla visita a Berlino ma anche dal passaggio al G20 di Amburgo. Nessuno ha chiesto conto a Pechino delle basi militari che sta costruendo illegalmente sulle isole contese nel Mar cinese meridionale; nessuno ha contestato l’impegno a dir poco svogliato con cui il regime (non) sta cercando di fermare la follia nucleare del dittatore nordcoreano Kim Jong-un; nessuno ha fatto menzione dell’atteggiamento quanto meno ambiguo di Pechino sui temi cruciali della globalizzazione e della lotta ai cambiamenti climatici.

    SE LIU FOSSE UN PANDA. Soprattutto, nessuno ha chiesto al segretario del partito comunista cinese di rendere conto pubblicamente di un premio Nobel per la pace ridotto in fin di vita, segregato in una stanza d’ospedale sotto gli occhi scrupolosi di decine di poliziotti, al quale per anni in carcere sono state negate le cure di cui aveva bisogno, salvo rilasciarlo quando ormai «è troppo tardi» (copyright Liu Xia, moglie dell’intellettuale).
    Ieri, una volta che Xi ha fatto ritorno in Cina al riparo da riflettori internazionali e conseguenze mediatiche spiacevoli, la Merkel ha invocato per l’intellettuale «un gesto umanitario». Il suo portavoce non ha voluto rivelare se il tema è stato sollevato dalla cancelliera anche durante la visita del presidente cinese. Speriamo che sia così e che abbia successo. Per ora, l’impressione è che Liu Xiaobo sia meno importante di un panda. Per i simpatici mammiferi, la cancelliera ha promesso che «faremo di tutto per assicurarci che si sentano a casa». Per il grande dissidente, neanche un accenno in una settimana, salvo quelli fuori tempo massimo.

    Fonte: Tempi

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    GUIDI COL BRACCIO FUORI DAL FINESTRINO? ATTENTO: RISCHI UNA BELLA MULTA…

  • di Laura Boazzelli
  • Operatori sanitari, medici e infermieri dell’ospedale Fratelli Parlapiano di Ribera, in provincia di Agrigento, sono accusati di assenteismo. E in alcuni casi, questi furbetti del cartellino, sono stati pizzicati mentre erano al mercato, o al supermarket, con l’ambulanza di servizio. E così l’operazione “Ghost rider”, condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato a 34 denunce. Medici, infermieri e operatori sanitari, oltre all’assenteismo, sono accusati anche di false certificazioni.

    L’indagine

    I reati contestati sono la truffa ai danni di un ente pubblico e, in alcuni casi, il peculato, l’interruzione di pubblico servizio e reati di false certificazioni. Ma non solo medici. Infatti, tra i numerosi soggetti studiati durante l’indagine, quattro rivestono anche il ruolo di consigliere comunale presso vari comuni dell’agrigentino. Per 7 degli indagati, inoltre, il gip presso il tribunale di Sciacca ha emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Sciacca, altrettante ordinanze di custodia cautelare di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

    Al mercato con l’ambulanza

    Tra le forme più gravi di assenteismo, quella del personale del 118. Gli inquirenti, infatti, hanno rilevato che intere squadre in servizio di pronta reperibilità, si allontanavano periodicamente con mezzi propri, ma anche con l’autoambulanza in loro dotazione, per svolgere le faccende domestiche, e in molti casi sono stati visti al mercato, proprio con il mezzo di soccorso, per acquistare frutta e verdura. Non solo. Tra le accuse, quella della timbratura multipla dei cartellini. Un solo dipendente passava il badge di tutti mentre gli altri colleghi nemmeno si presentavano a lavoro. In alcuni casi, documentati dagli uomini dalle Fiamme Gialle, durante le ore di servizio i medici, infermieri ed ausiliari dell’ospedale non solo si recavano a fare la spesa, alcuni andavano anche dalla parrucchiera.

    Visite fiscali senza vedere il paziente

    Non solo. Gli operatori impegnati nelle visite fiscali si limitavano a compilare il referto senza effettuare la visita. In alcuni casi, senza neppure avere alcun contatto con il paziente. In questo modo, il medico fiscale maturava indebitamente anche il diritto alle indennità previste per le visite domiciliari. Come spiega la nota della Guardia di Finanza, “il comportamento di tali medici ha integrato le ipotesi delittuose di truffa aggravata, peculato e falso ideologico”.

    Il sistema

    Agli occhi dei finanzieri si è aperto uno scenario inquietante, un vero e proprio sistema dove i dipendenti pubblici avevano assunto a stile di vita comportamenti in tutto antigiuridici, costituiti dalla continua falsificazionedell’attestazione circa la propria presenza sul posto di lavoro, a tutto beneficio di impegni personali e familiari svolti in modo indisturbato al di fuori del nosocomio riberese.

    Fonte: interris

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  • di Pietro Di Martino
  • Vittorio Sgarbi critica l’operato della sindaca Raggi: “incapace”. La querela non tarda ad arrivare e lo “scontro” continua sul web. Il critico d’arte, pubblica un video in cui annuncia con soddisfazione di aver ricevuto la querela e poi affonda: “Tu sei molto peggio che incapace. Non vali un c… Sei una morta di sonno! Non fai un c… Sei a Roma e la fai sprofondare!”

    E continua: “Dirti incapace è un’affettuosità, una gentilezza, una carezza. Tu vuoi che io dimostri che sei incapace? Andiamo in tribunale, verrò anche io e tu chinerai il capo dicendo ‘io non so fare un c…, sono un avvocaticchio che per puro buco di c… è diventato sindaco con voti di c… che non sapevano che c… votare e pretendo di essere onorata perché onestà”. Sgarbi, poi, conclude con una minaccia: “Cara Raggi, io non ti mollo più. Ti porterò con me fino all’inferno e lì verrai punita per la tua incapacità che è un peccato mortale. Pensa alla tua anima!”.

    Sgarbi afferma di aver ricevuto diverse querele ma questa… pare sia tra le sue preferite. Come andrà a finire non lo sapremo a breve ma l’impressione è che questo “scontro” possa ancora riservare qualche sorpresa.

    Riuscirà la sindaca a far cambiare idea al critico? Per ora, la delusione rispetto al suo operato proviene da più parti e di certo non sarà il giudizio di Sgarbi a condannarla ma, semmai, quello del popolo romano.

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    Luce e gas, brutte sorprese nelle prossime bollette

  • di Diego Fusaro
  • Nell’orizzonte della società classista globale e sans frontières, la “libertà” di accumulare ricchezze smisurate, per gli uni, convive con la “libertà” di morire di fame, per gli altri. Privata di ogni riferimento alla comunità sociale, la libertà è svilita a business privato per individui senza comunità e a libera iniziativa imprenditoriale concorrenziale.

    Ancora, la libertà è intesa e praticata unicamente come liberalizzazione individualistica dei costumi e dei consumi e, dunque, come “liberazione” per la sfera della circolazione di ciò che ad essa è ancora interdetto per via della persistenza di vincoli religiosi, etici e politici. Con le parole di Carl Schmitt, «il liberalismo è una dottrina della libertà, della libertà di produzione economica, della libertà di mercato e soprattutto della regina delle libertà economiche: della libertà di consumo»: è, in altri termini, la dottrina della libertà come mero interesse individuale privato. La sola libertà ammessa nell’orizzonte monoculturale del pensiero unico politicamente corretto è quella coincidente con il liberalismo, ossia con l’autogoverno dei ceti globali ricchi: i quali, con la mediazione simbolica degli intellettuali come parte dominata della classe dominante, demonizzano come totalitaria ogni altra concezione della libertà e dell’organizzazione sociale ed economica. Ancora, la sola democrazia tollerata e glorificata nel regno della crematistica globale è quella coincidente con il plebiscito dei mercati dei capitali privati e della finanza liquida e desovranizzata di Wall Street e della City di Londra.

    Più precisamente, la democrazia non democratica che il capitale produce a propria immagine e somiglianza – la free market democracy – è, de facto, l’ordine del capitalismo finanziario senza limitazioni, dell’universalismo dei diritti di libertà consumistica dell’individuo post-identitario astratto e in mobilità browniana perpetua nel piano liscio e pluridirezionale del mercato globale. Nella cornice del nuovo ordine rifeudalizzato, l’autorità non emana più dalla sovranità politica inscritta negli spazi degli Stati nazionali, ma dal denaro desovranizzato, immateriale e affrancato da ogni condizionamento legale, politico ed etico. La neolingua del pensiero unico la chiama “democrazia”, quando in verità la nuova società globalizzata si presenta come una blindatissima oligarchia di miliardari dell’upper class apolide di New York e di San Francisco, avallata elettoralmente da plebisciti composti da cittadini dimidiati (e ridefiniti come consumatori), privati tanto della base informativa imprescindibile per una corretta analisi della manipolazione mediatica, quanto dei diritti fondamentali – ancora garantiti nel quadro del capitalismo borghese e proletario – per un’esistenza degna di persone libere.

    Secondo la ragione dominante, si dà piena coincidenza tra democrazia, libertà e capitalismo: sicché chiunque critichi quest’ultimo è esorcizzato senza riserve come nemico anche delle prime due. Per questo, la distruzione neoliberistica di ogni “eticità” nel senso hegeliano (famiglia, enti pubblici, scuola, sindacati, ecc.) prevede la distruzione dello Stato come momento culminante della vita etica borghese, affinché l’economico spoliticizzato diventi la sola realtà sovrana e, in maniera convergente, si dissolvano i vincoli etici della comunità, essi stessi incompatibili con la dinamica di allargamento smisurato della forma merce a ogni ambito. In questo nuovo contesto, il Signore neofeudale può dominare incontrastato.

    Il nuovo ordine
    E mentre trionfa questa nuova oligarchia su base classista e neo-feudale, il nuovo ordine simbolico e il politicamente corretto ripetono senza posa che il mondo post-1989, finalmente libero da totalitarismi e oppressioni, è entrato in una fase democratica, sia pure imperfetta e perfettibile. Occulta il fatto che quella encomiasticamente definita come democrazia corrisponde, invece, a una tecnocrazia efficiente (si pensi all’Unione Europea!) funzionale alla tutela dell’élite plutocratica e a un’oligarchia finanziaria di tipo classista, pur con alcuni diritti individuali garantiti. Precondizione della democrazia sarebbe, infatti, il primato della decisione politica democratica del popolo sugli automatismi fatali e ingovernabili del mercato.

    Democrazia, in altri termini, significherebbe anzitutto la possibilità, per il popolo composto da individualità egualmente libere, di decidere quale forma e quale struttura assegnare alle relazioni economiche. Ciò è oggi reso impossibile dall’ordine neo-oligarchico e dal mercato divinizzato, oltre che dall’asservimento precarizzato del nuovo Servo e dallo scavalcamento della sovranità nazionale degli Stati democratici ad opera dell’oligarchia sradicata e delocalizzata.

    I processi di desovranizzazione e di denazionalizzazione, divenuti centralissimi dopo il 1989, corrispondono ai necessari momenti di abbattimento tanto delle pur ampiamente perfettibili democrazie (non si registrano, ad oggi, enti democratici transnazionali), quanto della residua potenza eticizzante della politica in grado di disciplinare e governare l’economia di mercato.

    Fonte: Tempi

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  • di Pietro Di Martino
  • Soldi pubblici spesi bene… magari! Sulla vicenda irrompe un video di Matteo Montevecchi, 23 anni, Consigliere Comunale, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche.

    Nel video Matteo ricorda due diverse manifestazioni in nome dell’arte e della cultura che si sono svolte a Santarcangelo di Romagna (Rimini), ovviamente pagate con i soldi dei contribuenti. La sua ironia nel voler definire arte queste performance è del tutto legittima. Ricorderete, infatti, il famoso artista che in pieno centro storico e completamente nudo, orina verso l’alto con effetto fontana. Era il 2015.

    Nel 2017 tocca a Merman Blix, il sirenetto di 25 anni che durante tutte le giornate del festival trascorreva il suo tempo tra le fontane pubbliche della città, per poi concludere la performance nel suo habitat naturale: la piscina comunale! Ed è proprio qui, nella piscina comunale che Merman terrà un workshop su come liberare la sirena che è in noi. Liberare la sirena che è in noi? Vabè…

    Visti i precedenti, chi saranno i nuovi protagonisti? Gli ecosessuali! Giusto per non farci mancare nulla.

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    Castel Volturno, arrestato nigeriano per combustione illecita di rifiuti

    È uno degli aspetti più importanti da coltivare in un bambino. Ecco gli strumenti di cui avete bisogno come genitori

    La Apple insegna ai nostri figli che possono avere immagini, conoscenza ed esperienze on demand. La Nintendo insegna che i giochi sono missioni istantanee in un mondo esotico. Hershey’s e Coca-Cola insegnano che i dolciumi a basso costo sono sempre disponibili. Ma chi è incaricato di insegnare ai nostri figli il valore dell’attesa e del rimandare la gratificazione, ed è davvero così importante?

    All’inizio degli anni Sessanta, Walter Mischel e i suoi colleghi hanno sviluppato uno studio in cui offrivano ai bambini di quattro anni due opzioni: potevano avere un marshmallow subito o, se riuscivano ad aspettare il loro ritorno, averne due. I bambini vennero lasciati soli tra i 15 e i 20 minuti con un marshmallow e le telecamere nascoste attivate.

    Tra i 10 e i 15 anni dopo, quei bambini vennero valutati su varie questioni. I risultati sono stati sorprendenti. Più i bambini avevano aspettato per prendere i marshmallows, più era probabile che venissero ritenuti dai genitori più attenti, competenti, organizzati, motivati, ottimisti e intelligenti. Forse il risultato più sorprendente è stato il legame tra il numero di secondi impiegati da un bambino di 4 anni per afferrare il marshmallow e il suo punteggio al liceo.

    Chi non ha afferrato subito il marshmallow ha ottenuto una media di 200 punti in più rispetto a chi lo ha fatto. Chi ha aspettato di più, anche se poi ha finito per cedere alla tentazione, in genere ha ottenuto un punteggio superiore a chi ha ceduto subito. Seguiti da adulti, quelli che hanno aspettato hanno avuto matrimoni più felici, una salute migliore, più soddisfazione professionale e migliori abitudini finanziarie.

    Cosa significa tutto questo? E questa semplice misura di autocontrollo è stata semplicemente un sostituto di qualcos’altro, come l’intelligenza? Uno studio pubblicato nel 2010 intitolato “L’inclinazione all’autocontrollo da bambini predice ricchezza, salute e sicurezza pubblica” ha seguito mille bambini dalla nascita per 32 anni. I ricercatori volevano determinare quali fattori diversi potessero predire i risultati nell’età adulta. Sono emersi tre fattori: l’autocontrollo, il quoziente intellettivo (QI) e lo status socio-economico.

    L’autocontrollo è stato definito come le capacità collegate ad autodisciplina, consapevolezza e perseveranza. L’autocontrollo di un bambino a tre anni, indipendentemente dal QI e dalla ricchezza posseduta, a 32 era associato in modo significativo a queste aree: salute fisica, abuso di sostanze, dipendenze, status sociale, ricchezza, monogenitorialità o meno, pianificazione e sicurezza finanziaria, probabilità di commettere un crimine.

    I fratelli con un QI simile potevano mostrare risultati molto diversi. La ragione apparente: il loro grado di autocontrollo, o la gratificazione rimandata. Gli autori hanno testato l’argomentazione per cui l’autocontrollo era ereditario come il QI e altri fattori, e hanno cercato di vedere se il miglioramento nell’autocontrollo durante l’infanzia poteva fare qualche differenza. I risultati non hanno sorpreso. Più un bambino mostrava un miglioramento, meno rischi aveva di cattivi risultati da adulto.

    Come genitori, siamo i primi formatori in queste capacità fondamentali, ma non è mai stato più difficile di oggi, e allo stesso tempo mai così importante. Alcuni anni fa, il gruppo Mind in the Making iniziò a promuovere abilità fondamentali per i bambini. Uso queste 7 capacità come modelli per fornire qualche idea per insegnare pazienza e autocontrollo:

    Concentrazione e autocontrollo: Usare attività semplici (ad esempio leggere un libro, giocare alle costruzioni, fare un puzzle) per insegnare ai bambini come giocare con oggetti che non danno un feedback ma richiedono curiosità e attenzione. Iniziate dal tempo in cui riescono a mantenere la concentrazione attualmente e lavorate gradualmente per aumentare la quantità di tempo che trascorrono impegnati in queste attività attraverso l’interazione.

    Assunzione di prospettiva: Assicuratevi di educare quotidianamente e di porre domande su come potrebbe sentirsi un’altra persona che incontrano. Quando i bambini vogliono qualcosa ora o desiderano una cosa che ha un’altra persona, assicuratevi di insegnare loro (al loro livello) l’importanza di aspettare e di capire che anche gli altri hanno le loro necessità.

    Comunicare: Insegnate loro che non possono essere ascoltati immediatamente in ogni momento e in ogni situazione. A volte possono dover aspettare, soprattutto se gli adulti stanno parlando. Anche costringerli ad essere pazienti per qualche secondo prima di ottenere una risposta può insegnare loro a capire che ci sono confini appropriati. Educateli ad essere gentili nel salutare e nel rispondere. Può significare che debbano rimandare una loro necessità per salutare. Bisogna anche insegnare ad aspettare il proprio turno quando gli altri stanno parlando.

    Fare dei collegamenti: È fondamentale per imparare – comprendere somiglianze e differenze e ordinare queste cose in categorie. Ciò non si verifica a meno che i bambini non imparino a gestire frustrazione ed errori. Insegnate loro a perseverare nei problemi difficili, a gestire bene la delusione e a non evitare subito le cose solo perché sono difficili o noiose. Ricompensateli per aver lavorato sodo indipendentemente dai risultati. Aiutateli a capire quanto sia bello perseverare in una sfida.

    Pensiero critico: La chiave è insegnare ai vostri figli ad essere pazienti con i compiti assegnati. Non ci dev’essere frustrazione quando si prova e si sbaglia. Bisogna insegnare ai bambini a fermarsi e a fare un respiro profondo per un paio di secondi prima di riprovare. I genitori possono insegnare la pazienza nel pensiero critico. Porre una serie di domande può aiutare i bambini a rispondere anziché a gettare subito la spugna.

    Assumere le sfide: I genitori possono rafforzare questo atteggiamento riconoscendo che qualcosa può essere difficile. Insegnate ai bambini a prendersi qualche secondo per pensare al passo successivo. Quando qualcosa non riesce al primo tentativo, si può comunque mostrare emozione per un buon tentativo. I bambini non dovrebbero essere rimossi subito da sfide ragionevoli solo perché sono difficili.

    Apprendimento impegnato: Offrite giochi e opportunità semplici che incoraggino i bambini ad essere creativi. Si può provare con la pasta modellabile, il Lego e altri giochi di costruzione. Allestite zone esterne con veschette con la sabbia e spazi in giardino per stimolare la curiosità dei bambini. Ricompensate i loro tentativi di imparare cose nuove. Imparate a lasciarli regolarmente soli con altri bambini perché compiano le proprie esplorazioni.

    [Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

    Aleteia

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    FARAGE: ”LA CRISI DELL’EURO STA TORNANDO QUESTA ESTATE E L’ITALIA RISCHIA. SAREBBE STATA MEGLIO CON LA LIRA”

  • di Redazione
  • Lo scorso 8 Luglio a Pesaro si è svolta la manifestazione a favore della libertà di scelta vaccinale. La manifestazione è stata organizzata per protestare contro il decreto promosso dal Ministro Beatrice Lorenzin, che vorrebbe portare le vaccinazioni obbligatorie a 12.

    I numeri parlano di circa 40.000 persone, provenienti da tutta Italia con pullman organizzati e con indosso magliette arancioni. Tantissimi i bambini che hanno partecipato all’evento, insieme ai propri genitori.

    Non hanno partecipato soltanto persone comuni alla manifestazione Free Vax, ma anche esponenti del mondo della musica, della cultura e del giornalismo, tra i quali il cantante Povia, il giornalista Gianluigi Paragone e il filosofo Diego Fusaro.

    Di quest’ultimo, vi proponiamo l’intervento dal palco durante la manifestazione.

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    Il cantante irlandese riflette sui Salmi e sulla vita cristiana. E ricorda il suo viaggio in Terra Santa: “Qui la morte è morta”

    “Ero a Gerusalemme in pellegrinaggio con la mia famiglia, e andai sul Golgota. Trascorsi lì un po’ di tempo, da solo, dove la morte è morta. Pensavo proprio questo: ‘Qui la morte è morta’ “, ha ricordato Bono, il cantante degli U2, in una serie di interviste che ha rilasciato parlando dei salmi e della fede cristiana.

    L’artista irlandese riconosce che “la morte non ha più potere su di me come ne ha avuta a 14 anni, quando è morta mia madre. Una parte della nostra psicologia si basa sulla paura della morte. La Scrittura dice che ora vediamo come in uno specchio, ma allora vedremo faccia a faccia. Sapendo ciò, la vita è più facile. Io non vedo l’ora di vederci chiaro, su tutto!”

    Bono ha partecipato alla videoserie “Bono & David Taylor: Beyond the Psalms“, prodotta dalla Fuller Theological Seminary, un’istituzione evangelica con sede in California.

    Bono ammette che “la cosa più difficile che richiedono i salmi è l’onestà. Leggo la Sacra Scrittura e vi trovo adulteri, assassini, egomaniaci… come molti dei miei amici! [Ride]. Quella che David fa al marito di Betsabea è incredibile… È un passaggio così buio. Ma nei salmi successivi si riflette tutta la grazia e la redenzione. È l’onestà a caratterizzare questi versi. Non possiamo piacere a Dio se non essendo brutalmente onesti. Questa è la radice del nostro rapporto con Dio. L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondere“.

    Bono dice anche che se c’è qualcosa che gli hanno insegnato i salmi, è che “Dio ascolta“. E a coloro che non hanno esperienza, raccomanda il Salmo 81: “È un buon inizio. Dice: ‘Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente‘. Questa non è carità, questa è giustizia”.

    A tal riguardo afferma che “è incredibile che quando Gesù inizia la sua missione, quando inaugura il tempo della grazia del Signore, quando dice che è venuto a dare la vista ai ciechi, ecc… in realtà tutto ciò è giustizia. Non è carità. Mi piace ricordare il Salmo 9: ‘Il Signore sarà un riparo per l’oppresso, in tempo di angoscia un rifugio sicuro’, o il Salmo 11: ‘Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, io sorgerò’. Questo è Cristo. Questa è la ragione di Cristo. È il suo manifesto. E dovrebbe essere anche il nostro manifesto”.

    [Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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    IL GIUDICE LIBERA UNO STUPRATORE EGIZIANO A PATTO CHE NON VEDA PIÙ LA VITTIMA… E INDOVINA UN PO’? I DUE ABITINO NELLO STESSO PALAZZO

    Cos’ha rivelato l’apertura della lastra di marmo dell’Edicola

    Il 20 ottobre 2016 ha avuto luogo uno degli eventi più straordinari degli ultimi secoli: l’apertura della lastra di marmo che custodiva il luogo in cui secondo la tradizione si trovava la tomba di Gesù, all’interno della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

    Sotto la lastra ce n’era un’altra, anch’essa di marmo grigio, con una fessura sul lato e una croce di Lorena. Molto probabilmente risale all’epoca delle Crociate, dall’inizio del XII secolo.

    Rimossa la seconda lastra è emersa la sorpresa, in base a testimonianze raccolte da varie fonti. Proprio sotto questa lastra è stato infatti scoperto un elemento fondamentale del sito: una panca di pietra scavata nella roccia e collegata direttamente alla parete verticale, sempre scavata nella roccia dietro di essa.

    Le cronache dei viaggiatori medievali come Félix Faber (1480), che vide l’Edicola senza l’attuale copertura marmorea, testimoniano che il banco e la parete formavano un unico pezzo di pietra, che corrisponde al muro nord della piccola stanza, il luogo tradizionalmente venerato come la tomba di Gesù.

    La seconda sorpresa ha rivelato che la parete sud di questa stanza corrispondeva a un secondo muro verticale, sempre di pietra ordinaria, alto circa due metri. L’Edicola della basilica del Santo Sepolcro contiene quindi un sito che consiste in due pareti di pietra (nord e sud) e una panca (sul lato nord) – tutti scavati nella roccia. Il pavimento di pietra originale della tomba, ancora da scoprire, si dovrebbe trovare sotto il pavimento marmoreo attuale.

    Gli elementi archeologici descritti concordano con i dati che si ritrovano nei Vangeli, come in Matteo 27, Marco 15-16, Luca 24 e Giovanni 19-20. È per questo che è legittimo supporre che si tratti davvero della tomba di Gesù.

    Relativamente vicino al luogo in cui Gesù venne crocifisso, Giuseppe di Arimatea possedeva una tomba che non era ancora stata usata da nessuno (i costumi di sepoltura ebraici dell’epoca in genere imponevano una sepoltura rapida in una tomba poco profonda coperta di pietre per i poveri, mentre i ricchi compravano tombe di famiglia, o sepolcri, in cui i corpi sarebbero stati adagiati in nicchie scavate nei muri. C’erano anche panche di pietra per la preparazione del corpo o per chi visitava la tomba di famiglia). La tomba doveva essere chiusa da una grossa pietra che secondo i Vangeli andava rotolata a coprire l’ingresso. Questo tipo di chiusura è proprio quello che veniva usato per le camere sepolcrali, in genere scavate nella roccia, come quella scoperta sotto la lastra marmorea dell’Edicola. Ci si poteva entrare scendendo leggermente per accedere al luogo in cui veniva deposto il cadavere, ovvero la panca di pietra menzionata in precedenza. I Vangeli affermano infatti che Maria Maddalena “si chinò verso il sepolcro”.

    Leggi anche: E’ vero che Gesù è apparso prima alla Madonna e poi alle donne al sepolcro?

    La panca di pietra viene menzionata anche nei Vangeli di Marco e Giovanni. In Marco 16, 5 si dice che le donne entrarono nella tomba e trovarono “un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca”. Evidentemente ci si poteva sedere su quella panca di marmo, e non in una nicchia. Giovanni 20, 12 parla di “due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi [ancora una volta, nell’area della panca], dove era stato posto il corpo di Gesù”.

    Quando Gesù venne sepolto, il venerdì, proprio prima del tramonto, il corpo non venne deposto in una nicchia ma sulla panca di pietra, come menzionano i Vangeli. Il motivo di questa decisione è che Gesù era morto dopo una considerevole aggressione fisica e il suo corpo era in condizioni deplorevoli, richiedendo quindi un’adeguata preparazione che non poteva essere effettuata in quel momento, visto che stava per iniziare il riposo previsto dallo Shabbat. Era costume tra gli ebrei del tempo lavare e ungere con olii aromatici i corpi dei defunti prima di seppellirli, ma visto che Gesù doveva essere sepolto in fretta il suo corpo venne lasciato sulla panca di pietra, coperto alla bell’e meglio con un sudario.

    Anche se la fede nella Resurrezione potrebbe non basarsi su dimostrazioni logiche, non implica neanche un salto in un vuoto irrazionale. La ricerca mostra che i dati archeologici e i Vangeli concordano. Gli elementi archeologici non devono essere intesi come dimostrazioni che fondano (o meno) quella che è una questione di fede, ma stimolano la ragionevolezza, basata sulla verosimiglianza.

    I Vangeli canonici sono documenti che appartengono ai primi secoli del cristianesimo, e possono essere letti come qualsiasi altro documento storico antico. Da questi testi è derivata una rivoluzione religiosa: quella iniziata su una panca scavata nella roccia, dentro un sepolcro, a Gerusalemme, duemila anni fa.

    QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

    [Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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    “Juncker si deve dimettere per manifesta incapacità”

    Tra i favoriti del Tour de France, racconta il suo legame con l’amico Scarponi, scomparso tragicamente e il suo rapporto con la fede

    Prima dell’impresa di mercoledì, con la vittoria all’arrivo in salita di Planche des Belles Filles, sulle Alpi, Fabio Aru non aveva rinunciato ai suoi riti. Una preghiera per l’amico speciale Michele Scarponi, scomparso qualche mese fa dopo uno sfortunato incidente tra la sua bici e un tir, e il segno della croce prima della partenza della tappa.

    Perché il campioncino sardo, uno dei migliori ciclisti al mondo e protagonista al Tour de France 2017, oltre ad essere un credente, è anche un giovane di profonda spiritualità.

    QUELL’AMICIZIA SPECIALE

    Così racconta ad Avvenire (3 luglio) il suo rapporto con l’amico Scarponi:

    Si sono scambiati una maglia, perché Fabio aveva una “xs” ma voleva provare una “s”. Così Michele Scarponi gli ha dato una sua maglia e Fabio l’ha ricambiato donandogli la propria. Da quando è tornato a correre, dopo l’incidente al ginocchio sinistro che gli ha impedito di correre il Giro d’Italia e l’ha proiettato verso il Tour, il sardo ha sempre usato la maglia di Michele. «In questo ultimo periodo ho davvero vissuto tantissime emozioni, tutte molto forti, alcune davvero terribili – spiega Fabio – prima l’incidente del 2 aprile, a Sierra Nevada. Poi la morte di Michele (Scarponi, ndr), che mi ha gettato nello sconforto e mi ha fatto capire che gli incidenti di percorso sono tali, e vanno affrontati per quello che sono. Davanti alla morte c’è solo la preghiera. Davanti ai contrattempi c’è solo il lavoro».

    Leggi anche: Quanti retroscena tra i Papi e il Giro d’Italia!

    LA “RINCORSA” DI VALENTINA

    Fabio è fidanzato da anni con Valentina, a cui è molto legato. «La sua è una vita complicata, la costringo a inseguirmi, ma quando può c’è sempre». Durante l’anno è costretto a spostarsi in continuazione da una parte all’altra del mondo per allenamenti e corse. «Sudore e sacrificio», le parole d’ordine nella vita di Fabio.

    Che prima di ogni tappa non dimentica mai il segno della croce. «E non si tratta di un gesto scaramantico. Quando posso vado a Messa la domenica» (www.cinquantamila.it).

    Aleteia

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    FIGURACCIA DI RENZI ALL’ONU: BATTUTI DALL’OLANDA

    di Damiano Mattana

    Il bimbo di 6 anni, tifosissimo del Sunderland e amico del calciatore Defoe, è stato sconfitto dal neuroblastoma che lo affliggeva. La mamma: “Dormi bene piccolo mio”

    La sua partita il piccolo Bradley Lowery l’ha giocata fino in fondo, a testa altissima, contro un avversario ben più forte di lui. Aveva solo 6 anni questo piccolo grande eroe, vissuti in una lotta perpetua contro il neuroblastoma che lo aveva colpito in tenerissima età e che, in pochissimo tempo, lo ha portato via. Ma la sua breve vita il bambino l’ha trascorsa anche nel segno della sua passione più profonda: la squadra inglese del Sunderland. Non ce l’ha fatta Bradley: quel terribile male è stato uno scoglio troppo alto, un percorso troppo duro, una sfida che ha richiesto tutte le sue forze e quelle della sua famiglia. Eppure quel sorriso dolce, quello sguardo simpatico e curioso con il quale si era sempre mostrato al mondo, ha saputo lasciare una traccia indelebile non solo nei tifosi della formazione britannica ma nei cuori di tutte quelle persone che, in un modo o nell’altro, avevano ascoltato la sua storia.

    Le lacrime di Wembley

    Ad accompagnare Bradley in tutta la sua straziante lotta, al fianco della famiglia, c’è stata in particolare una persona, il suo idolo calcistico che, in tutti questi terribili mesi, ha dedicato tempo e conforto al suo piccolo e sfortunato tifoso: l’attaccante Jermain Defoe. Un rapporto, il loro, ben lontano da quello che, normalmente, intercorre tra un giocatore e un supporter: Bradley e Jermain erano divenuti nel tempo veri e propri amici, compagni di giochi e di avventura. L’ultima di queste vissuta il 28 marzo scorso sul terreno di Wembley, dove Defoe ha disputato un match con la sua nazionale, entrando in campo accompagnato proprio dal suo piccolo amico. Il vero momento di magia, però, è arrivato durante l’inno nazionale quando, davanti allo stadio gremito, il bimbo si è voltato verso il calciatore, abbracciandolo teneramente: un gesto che commosse la platea e fece il giro del mondo.

    Bradley, un piccolo grande eroe

    Durante la sessione di calciomercato attualmente in corso, Defoe ha lasciato il Sunderland per trasferirsi al Bournemouth. E, proprio durante la conferenza stampa di presentazione svolta nella giornata di giovedì, non è riuscito a trattenere le lacrime quando uno dei giornalisti gli ha rivolto una domanda sul piccolo Bradley. Perché lui, questa battaglia, l’ha vissuta letteralmente al fianco del suo amico speciale, al punto da rinunciare a disputare un match di campionato pur di restare al suo fianco durante l’ennesima notte in ospedale: “Dal primo momento che l’ho conosciuto, non potevo credere che fosse malato. Sarà per sempre nel mio cuore”. Bradley Lowery se n’è andato nella sua casa, lasciando in tutti coloro che avevano conosciuto la sua storia il ricordo del suo bellissimo sorriso: “Il mio piccolo se n’è andato oggi alle 13,35, tra le braccia di mamma e papà – ha scritto su Facebook sua madre Gemma -, circondato dall’affetto dei suoi cari.  È stato il nostro piccolo supereroe e ha lottato tantissimo, ma lo hanno voluto da qualche altra parte. Non ci sono parole per descrivere quanto sia distrutto il nostro cuore. Grazie a tutti per il supporto e per le vostre parole. Dormi bene piccolo mio e vola alto con gli angeli”.

    Interris

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    “MI RIMARRANNO SEGNI INDELEBILI” ​LA 16ENNE STUPRATA DAL BRANCO ROMPE IL SILENZIO…

    Questo video sta facendo rimanere a bocca aperta tutto il web.

    La prima domanda che tutti si pongono è: “ma come fa”?

    Possiamo rispondere semplicemente.

    Noi siamo convinti che ogni azione che facciamo sia normale, non siamo portati a vedere le difficoltà, ma questi ragazzi ci mettono di fronte ad una realtà completamente diversa e ci costringono a guardaci allo specchio.

    Ora le domande che dovremo porci tutti dopo aver visto il video sono: “oio ho tutta questa forza di volontà? Riesco a far sembrare le difficoltà così semplici?”

    Guardate che roba.

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