In 2 generazioni Milano a maggioranza islamica

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Gli stranieri residenti a Milano sono il 21,5% della popolazione; quelli residenti in Lombardia il 13,1%. La media nazionale è l’8,3%. Sono alcuni dei dati pubblicati con il rapporto dell’Orim (Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità) relativi all’anno 2016, presentati l’1 marzo dall’assessore regionale alla sicurezza Simona Bordonali.

In Lombardia sono un milione e 314 mila gli stranieri al primo luglio 2016. Quelli regolari, in dodici mesi, sono 8 mila in meno ma con 50 mila acquisizioni di cittadinanza. Quanto agli irregolari, vengono stimati in poco meno di 97 mila persone in tutta la regione. Ogni 100 stranieri, dunque, 7,3 non sono in regola col permesso di soggiorno.

Le commissioni territoriali lombarde hanno analizzato oltre 10 mila domande di protezione internazionale. A 717 persone (il 7%) è stato riconosciuto lo status di profugo mentre altre tremila persone (29%) hanno ottenuto protezione di tipo sussidiario o umanitario. Gli altri si dividono tra non riconosciuti e persone che frattanto si sono rese irreperibili.

Per quanto riguarda la provenienza, la Romania è in testa con 197 mila persone in Lombardia, seguita dal Marocco (116 mila) e dall’Albania (115 mila); ma la prima nazionalità è in crescita, le altre due in diminuzione. Sopra le 50 mila unità si registrano anche l’Egitto, (91 mila), la Cina (76 mila), le Filippine (68 mila), l’Ucraina (63 mila), l’India (57 mila) e il Perù (53 mila). Quanto alle macro-aree, la prima è l’Europa dell’Est (oltre 472 mila presenze, in calo), poi l’Asia (335 mila presenze) e il Nord Africa (233 mila).

In provincia di Milano, gli stranieri sono 525 mila, ovvero 163,5 ogni mille abitanti. Per macro-aree, “vince” l’Asia con 165.700 persone, segue l’Europa dell’Est con 139.800 persone, poi Africa (119.600) e America Latina (poco più di 100 mila). Circa 15 mila persone straniere hanno ottenuto la cittadinanza in dodici mesi.

Nel Comune di Milano si parla di 289 mila stranieri, cioè 214,6 ogni mille abitanti. Rispetto all’anno precedente sono 13.700 in più, e 8.100 hanno ottenuto la cittadinanza in dodici mesi. Guardando alle macro-aree, provengono dall’Asia 120.600 stranieri residenti a Milano, 67.200 dall’Africa, 55.700 dall’America Latina, 45.800 dall’Europa dell’Est. Gli irregolari a Milano sono circa 26 mila.

Ora, questi sono numeri da Grande Sostituzione. Non si possono definire altrimenti. Nel giro di una generazione, la principale città economica italiana potrebbe essere a maggioranza straniera. Nell’arco di due generazioni, se non iniziamo a bloccare e rimpatriare, islamica. E tutto ciò è avvenuto ‘pacificamente’.

E’ questo il dramma. Se si presentassero alla frontiera – che non c’è più – armati e urlanti, si invierebbe l’esercito. Chi si oppone sarebbe celebrato come eroe. E invece ‘migrano’, e allora l’invasione non conta: ma il risultato è lo stesso. Anzi, è peggiore, perché le dominazioni di eserciti, quando terminano, non lasciano che ricordi, magari terribili: in questo caso, è un’occupazione a lungo termine. L’esercito che ci ha invaso non si ritirerà, un giorno.

Il che, ovviamente, farà piacere ai coltivatori di banani e ai cuckold dell’accoglienza, che non vedono l’ora di essere montati dai colorati.

E veniamo a chi governa la Lombardia. Se è vero che le politiche sull’immigrazione sono nazionali, è anche vero che la Lega dovrebbe fare molto di più, almeno dove governa, per – almeno – frenare la Grande Sostituzione in attesa di una ‘reconquista’. Invece, apprendiamo, ha creato un Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità, dando l’impressione, e non solo quella, che non abbiano alcuna intenzione di combattere il tumore multietnico, ma solo di ‘osservarlo’ durante la crescita.

Tutto questo non è tollerabile da parte del movimento di Salvini. Inutile poi dire che non si vogliono moschee: per questo devi impedire che entrino islamici.

Ma non è tollerabile, in generale, che questa invasione non armata avvenga senza trovare alcuna resistenza – e capite a cosa ci riferiamo – da parte della popolazione locale. Signori: siamo in guerra, anche se nessuno l’ha dichiarata. Ci stanno invadendo: anche se nessuno lo dice. E il tumore si sta espandendo, anche se il medico dice che va tutto bene. Non va tutto bene.

Ma il futuro non è scritto. La società multietnica e il caotico degrado che porta con sé non sono inevitabili. Il futuro dipende da noi. Dipende da te che leggi. Dipende da quanti, di noi, si rendono conto che è il tempo della guerra di liberazione.

Fonte: Identità.com

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