IL TIRRENO RIBOLLE GAS: 3 EPISODI A FIUMICINO, NAPOLI E MONTECRISTO

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Tre recenti episodi in mare presso Fiumicino, nel golfo di Napoli e ora non lontano dall’isola di Montecristo.

I primi due casi dovuti ad anidride carbonica, il terzo al metano.

La testimonianza dell’attività geologica di tutto il margine tirrenico.

Con un grande vulcano sottomarino tra Campania ed Eolie

Montecristo

Potrebbe essere un vulcano di fango la causa della violenta emissione di gas che lo scorso 16 marzo ha provocato l’innalzamento di una colonna d’acqua di alcuni metri presso lo Scoglio d’Africa (o Affrica) delle Formiche di Montecristo, tra la stessa isola e quella di Pianosa.

La Capitaneria di Porto di Portoferraio aveva interdetto la navigazione e qualsiasi tipo di attività marittima in un raggio di 500 metri eon centro nel punto di coordinate 42° 23.7° N 10° 05.6’ E.

«Le analisi chimiche dell’acqua di mare hanno messo in evidenza un importante aumento della concentrazione di metano», dice una nota dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) che ha analizzato il caso su incarico della Protezione civile, ma senza «anomalie termiche localizzate».

Dai risultati, quindi, si esclude che il degassamento abbia origine propriamente vulcanica.

Al momento «l’area è interessata solo da un degassamento diffuso di modesta entità», rassicura l’Ingv, che continuerà le sue ricerche «per determinare l’estensione dell’area interessata e comprendere meglio la genesi del fenomeno osservato».

Già da qualche tempo gli abitanti dell’Elba riferivano di aver udito misteriosi boati simili a esplosioni in mare, e i pescatori avevano notato in passato episodi simili, ma sempre di proporzioni limitate e di entità non paragonabile all’episodio più recente.

Gas a Montecristo

La presenza di gas nei fondali intorno a Montecristo è nota da anni. Anzi, nel settembre 1984 venne presentata un’interrogazione parlamentare al ministero delle Partecipazioni statali per chiedere chiarimenti sul «mancato utilizzo del giacimento di gas metano situato nei pressi dello Scoglio d’Affrica», che faceva riferimento a uno studio del 1968 che stimava la presenza di un giacimento di metano dal quale potevano essere estratti oltre 2,5 milioni di metri cubi all’anno.

La risposta dell’allora ministro Clelio Darida riferiva che nel 1969 l’Agip aveva ottenuto un permesso di ricerca a sud di Pianosa e un pozzo rimase attivo nell’estate del 1975, poi un altro poco lontano nel 1979.

Alla fine l’azienda petrolifera ritenne che il quantitativo di gas non era tale da poter essere sfruttato con profitto. Nel 2010 furono fatti sondaggi poco più a nord da parte di una società australiana.

Golfo di Napoli

Il 1° marzo 2016 venne pubblicato su Scientific Reports-Nature uno studio nel quale si riportava la scoperta di un rigonfiamento alto 15 metri su un’area di 25 chilometri quadrati tra 100 e 170 metri di profondità nel golfo di Napoli che emette gas, situato a 5 km dal porto di Napoli e a 2,5 km da Posillipo.

La scoperta era stata effettuata nel corso di una campagna sottomarina condotta dalla nave oceanografica Urania del Cnr e coordinata dallo stesso Consiglio nazionale delle ricerche, dall’Ingv e dall’Università di Firenze.

Durante la campagna sono state rilevate 35 emissioni gassose e oltre 650 piccoli crateri di degassamento.

Fiumicino

Tra agosto 2013 e settembre 2014 si sono registrate tre emissioni di gas (due in mare, uno presso la rotonda di via Coccia di Morto davanti all’aeroporto). Si trattava di anidride carbonica di origine profonda rilasciata però dopo perforazioni per lavori.

In quella a terra erano stati misurati flussi di CO2 di circa 20 tonnellate al giorno.

Il gas viene da lontano

In un primo tempo si era pensato a un’emissione proveniente da una sacca di biogas superficiale, ma i rilievi geochimici hanno invece accertato un’origine molto profonda dell’anidride carbonica.

Nel 2014 un gruppo di geologi e ricercatori ha individuato che il gas si accumula in pressione a una profondità di 40-50 metri in uno strato di ghiaia di 5-10 centimetri in mezzo a due strati di argilla.

Quello inferiore lascia filtrare la CO2 e altri gas prodotti dai vulcani inattivi, ma non spenti, dei Castelli Romani e dei monti Sabatini che si trovano ad alcune decine di chilometri di distanza. Fenomeni simili nella zona di Fiumicino sono stati documentati già dal 1890.

Marsili

Il Marsili è il vulcano sottomarino più grande d’Europa: è lungo 70 chilometri e largo 30. Alcuni lo considerano un po’ come l’ottava isola (sommersa) dell’arcipelago delle Eolie.

Dal fondale del Tirreno meridionale si alza per 3 mila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. È stata identificata una camera magmatica di 4 chilometri per 2 km. Il vulcano, attivo, è sorvegliato perché una sua eruzione con il cedimento dei fianchi potrebbe innescare uno tsunami.

Fonte: Qui

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