Fratelli italiani perdono casa e lavoro, vivono da due anni in mezzo ai topi, a pochi passi da hotel dei profughi

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Michele ed Angelo Mazella rispettivamente di 43 e 46 anni. Due bravi ragazzi che purtroppo dopo aver dato tanto, in cambio dalla vita stanno ricevendo ben poco.

Da due anni circa, per forza di cose si trovano a dover vivere in condizioni a dir poco precarie. Condividono un salone di una vecchia e fatiscente fabbrica dismessa da oramai decenni che si trova a pochi passi dal Bottalino e a poche centinaia di metri dal centro città. La loro storia è diversa, ma li unisce il fatto di essere fratelli. Michele, un passato come operaio, fino a qualche anno fa conduceva una vita normale, lavorava presso una nota azienda tessile biellese con le mansioni da magazziniere. Un giorno conobbe una bella ragazza siciliana.

Tra di loro nel giro di poco tempo scoccò la scintilla. Dopo qualche mese decisero di trasferirsi in Sicilia. Da quel momento per Michele iniziò una ripida e difficoltosa salita. Il lavoro purtroppo in Sicilia non c’è per gli isolani, figuriamoci per coloro che arrivano dalle altre regioni. I soldi scarseggiavano sempre di più, l’uomo era abituato a vivere a Biella, in meridione non si trovava. Tre anni fa finì la loro storia d’amore. A questo punto Michele decise di tornare a casa.

Angelo invece, fino al 2001 gestiva il circolo La Musica ed il bocciodromo di Tollegno. Un ragazzo preparato e molto professionale nel suo lavoro. Purtroppo per via delle tasse sempre più alte decise di abbandonare la gestione con la speranza di trovare un lavoro come dipendente. Purtroppo le cose non andarono così.
Da anni è alla disperata ricerca di un’occupazione seria. Pare che tutte le porte davanti a se siano chiuse. Al termine di ogni colloquio la risposta è sempre la stessa: “Ci spiace, ma non è più giovane per il lavoro, non possiamo fargli un contratto di formazione”.

Stessa sorte per Michele che pur essendo più giovane di tre anni, risulta anziano nella stessa maniera per quanto riguarda l’avvio al lavoro.

Li abbiamo incontrati nel salone in cui vivono. Con gli occhi lucidi, oltre alla sua triste storia, hanno raccontato come trascorrono le loro giornate, soprattutto in che condizioni: «A nessuno auguriamo di fare la vita che stiamo facendo noi – spiega Angelo – nello sporco, senza acqua ne luce elettrica. Durante il giorno cerchiamo di trovare qualcosa da mangiare. Per fortuna, ogni tanto ci sono degli amici che ci donano pasta ed altri alimenti. Il problema è nel far cuocere il cibo. Abbiamo un fornellino a gas, ma le bombolette costano 2 euro e a volte non possiamo permettercele. Ci era stato proposto di recarci nella mensa del povero. Abbiamo provato, ma il cibo è di pessima qualità, quasi immangiabile. Dormiamo in due letti pieni di polvere per non dire altro. Durante la notte, sentiamo i topi che girano per il salone, a volte ce li troviamo addosso. Abbiamo chiuso alcuni buchi presenti nei muri, ma loro entrano lo stesso, non sappiamo da dove».

Un altro aspetto molto importante è quello legato all’igiene personale: «Una volta alla settimana abbiamo la possibilità di fare la doccia presso i bagni pubblici dei giardini Zumaglini, ma è molto poco. Lavarsi e poi vivere in mezzo allo sporco – conclude Angelo è inutile. Vorremmo ringraziare il gestore del bar Bottalino che tutte le sere ci regala due taniche d’acqua calda e fredda ».

VERIFICA LA NOTIZIAAlle sue parole fanno eco quelle di Michele: «Questa non è vita. Noi non chiediamo il mondo. Vorremmo avere un piccolo appartamento popolare. Composto anche solamente da una camera ed un bagno. Per noi sarebbe un sogno, una speranza di poter ricominciare a vivere un’esistenza quasi normale. Poi naturalmente avremmo la necessità di un lavoro qualsiasi purchè onesto. Ci adattiamo a fare di tutto. Speriamo che attraverso le righe del vostro giornale – conclude Michele – qualche anima buona si renda disponibile nel darci una mano. Di brava gente ne esiste ancora tanta».

Il capitalismo à la Renzi funziona così: si assumono giovani precari – sempre più spesso sostituiti da profughi senza pretese – e poi li si scarica per assumere altri giovani precari. Dando l’illusione che la disoccupazione scenda. E’ una società che muore di precarietà, che non crea nulla di duraturo: della quale l’inverno demografico è risultato scontato.

E poi ci sono loro, gli immigrati. A Biella le graduatorie per le case popolari sono ormai, come in tutta Italia, piene di stranieri: costruite con le tasse e il lavoro degli italiani, invece di ospitare Angelo e Michele ospitano Ahmed e Mohammed.

Ora, poi, ci sono anche i sedicenti profughi. Negli ultimi mesi ne sono arrivati altre centinaia, e i bandi milionari per ospitarli si sprecano. La prefettura fa vivere Angelo e Michele tra i topi, mentre esige trattamento deluxe per i fancazzisti africani appena sbarcati: intollerabile. Loro, in una fabbrica dismessa, mentre gli afro-islamici vivono in hotel e appartamenti pagati con i soldi dei contribuenti. Stato di merda.

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