Financial Times: “Gli immigrati non fanno crescere un Paese”

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L’inclusione dei migranti e la diversità culturale hanno “un impatto positivo” sul Pil reale delle città, con effetti che sembrano “ancora più consistenti” in Paesi una volta considerati in via di sviluppo, come Bulgaria, Ungheria e Polonia. È quanto emerge dal nuovo indicatore della Commissione Ue, il ‘Cultural and Creative Cities Monitor’.

“Per la prima volta possiamo contribuire al dibattito sull’integrazione mostrando l’importanza della diversità per l’economia e la società” spiega uno dei funzionari europei che ha lavorato all’elaborazione del documento. ANSA Europa

Che quanto affermato in questo studio sua piuttosto falso, lo dice Martin Wolf, economista britannico da 27 anni commentatore sul Financial Times

Chi lo ha detto che l’immigrazione fa crescere un Paese? chiede l’economista. In Italia da anni si discute senza particolare successo per la chiarezza su quanti benefici o danni porti l’immigrazione di massa all’economia del Paese.

Lasciamo stare gli approcci ideologici – dice Wolf al Giorno -. Il contributo economico dei migranti è molto limitato. L’immigrazione – dice l’economista – non è un peso, ma neanche una panacea economica per nessun Paese“.

In un passaggio dell’analisi di Wolf è emersa una posizione che farebbe rizzare le orecchie ai sovranisti italiani:

Credo che sia una politica ragionevole quella di tutelare gli interessi dei propri cittadini e dei loro discendenti. Non è razzismo. Non dico che sia la politica giusta, o quella che suggerisco in ogni caso, ma che politicamente è legittima, specialmente se l’afflusso atteso è numericamente importante”.

   

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