FAMIGLIA ITALIANA SENZA CASA MESSA IN CASERMA CON ‘PROFUGHI’ AFRICANI

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SONO ITALIANI, MA IN ITALIA NON HANNO PIU’ CASA: VIVEVANO IN VENEZUELA E ORA SONO IN FUGA DALLA GUERRA CIVILE CHE, A DIFFERENZA DI QUELLE INVENTATE DAI FANCAZZISTI AFRICANI, INSANGUINA DAVVERO QUEL PAESE

È ospitata alla caserma Friuli la famiglia italiana che viveva in Venezuela, ed è fuggita dalla sanguinosa guerra civile in corso.

Il consigliere leghista Barbara Zilli punta il dito contro il presidente Debora Serracchiani e l’assessore con delega all’Immigrazione, Gianni Torrenti, rei di «costringere la famiglia a dividere gli spazi con tanti giovani maschi sedicenti profughi», ha detto Zilli.

Ma questo non sembra ‘strano’ al direttore del Comitato provinciale di Udine della Croce rossa ‘italiana’, tal Fabio Di Lenardo, per lui l’essere italiano non è una condizione di privilegio in Italia: «la famiglia, composta da padre e madre più due bimbi piccoli, ha fatto domanda di asilo ed è stata inserita nel sistema di accoglienza al pari di qualsiasi altra persona in difficoltà. È arrivata in settimana e già due giorni fa la Prefettura ha trovato una sistemazione per loro, una nuova casa che raggiungeranno lunedì. Pur nella difficile situazione, i tempi per trovare loro una abitazione sono stati brevissimi, considerato che, a pari condizioni, c’è anche chi si è fermato alla Friuli un mese e mezzo».

Questi mettono sullo stesso piano cittadini italiani in fuga da una guerra civile nel paese dove vivevano, e fancazzisti africani arrivati clandestini sui barconi. Già solo per questo, andrebbero mandati in un paese che non si dice.

VERIFICA LA NOTIZIAZilli ha annunciato di avere già preparato un’interrogazione alla Giunta per denunciare una situazione «squallida.
È impossibile trovare per loro una sistemazione dignitosa? Per chi non ha alcun diritto spalanchiamo senza esitazione le porte degli hotel a quattro stelle e appartamenti vari, per chi sicuramente è un rifugiato a tutti gli effetti e in aggiunta di origini italiane non c’è alcun riguardo».

Ma Serracchiani non arretra: «La famiglia ha fatto domanda di asilo e, nell’emergenza, sono stati provvisoriamente
ricoverati alla Friuli, ma è già deciso che saranno trasferiti a Pontebba. Alla consigliera Zilli va ancora una volta spiegata la differenza fra l’essere politici che provano a risolvere i problemi e politicanti che sbraitano».

Alla Serracchiani, invece, la differenza tra una famiglia di italiani che cerca asilo in Italia e un’orda di giovani maschi afro-islamici che cerca il mantenimento in Italia. E’ come se un figlio che torna a casa da un lungo viaggio, venisse trattato alla stregua di un qualsiasi questuante dai propri genitori.

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