Emergenza migranti stupratori, politico: “Donne siano più caute per strada”

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“Sono abbastanza vecchio per ricordarmi donne più accorte. Una donna aggredita da un cingalese alle tre di mattina un tempo non ci sarebbe mai stata. La donna porta con sè l’idea del corpo, l’idea della preda. Se si trova in una zona di periferia, sola in mezzo alla strada, può anche essere oggetto di un’aggressione”.

Commenta così, ai microfoni di Radio Cusano la recente ondata di stupri che ha visto per protagonisti i migranti, Vincenzo D’Anna, senatore di Ala. Ovviamente la sua tesi ha ‘scandalizzato’ i media di distrazione di massa, ma per il motivo sbagliato. Invece di rendersi conto che l’Italia non è più quella di venti anni fa, dove le donne potevano liberamente passeggiare senza essere predate da maschi ipereccitati che non sanno che violentare è sbagliato, denunciano il ‘maschilismo’ del senatore.

Non è fingendo di vivere in un mondo che non c’è più, che ce lo riprenderemo.

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“Non giustifico gli stupratori – ha argomentato il senatore -, gli darei 30 anni di carcere, ma serve attenzione e cautela da parte delle donne. Se cammina un uomo solo alle tre di notte non gli succede niente, se cammina una bella ragazza, magari vestita in modo provocante, e si trova in determinati ambienti, si espone. Qui tutti vogliono fare tutto. Io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete. Molte volte servirebbe un minimo di cautela”.

“Le donne – ha aggiunto poi D’Anna – lo devono pensare che c’è gente in giro che può fargli del male. Le donne hanno un appeal che è diverso dagli uomini, potrei parlare degli ormoni, dell’aggressività. Certe volte un tipo di abbigliamento, un tipo di contesto, fa pensare a dei soggetti che siano una manifestazione di disponibilità da parte della donna. Serve un poco di buonsenso, un poco di cautela, alle donne non farebbe male. Non è una manifestazione di inferiorità. Io alle tre di mattina sconsiglierei a mia figlia di camminare in una periferia da sola, peggio ancora se è vestita in maniera disinvolta”.

Negare la realtà non la rende migliore.

Chissà se chi finge di sconvolgersi manderebbe moglie o figlia in una periferia degradata e multietnica di una città italiana. Ormai ci sono ‘loro’, o li cacciamo, oppure non avremo mai più la libertà di un tempo.

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